— …un idiota confuso, incapace di distinguere quello che provavo da ciò che mi veniva fatto credere — concluse Luca, la voce bassa. — Ho voltato le spalle a mia sorella per una donna che sapeva benissimo come manovrarmi.
Ilaria non rispose subito. Rimase immobile, gli occhi fissi sul fondo della tazza, come se lì dentro potesse trovare le parole giuste.
— Ho letto la lettera della nonna — disse infine. — E c’è una cosa che non sapevamo. Anche nostra madre, più o meno alla mia età, se ne andò di casa. Litigò con i suoi genitori e sparì per due anni.
— Sul serio? — Luca la guardò, sorpreso. — Mamma non ce ne ha mai parlato.
— Perché poi tornò — mormorò Ilaria, con un sorriso appena accennato. — La nonna scrive che la vita è troppo breve per portarsi dietro rancori così lunghi. E che certi errori non dovrebbero passare da una generazione all’altra.
Sollevò lo sguardo verso di loro.
— Forse aveva ragione.
A notte inoltrata, quando i parenti di Ilaria si erano ormai addormentati, Alessandro trovò la moglie sul balcone. Era appoggiata alla ringhiera e osservava le luci della città, immerse in quel brusio lontano che non si spegne mai del tutto.
— Come stai? — le chiese piano, avvicinandosi alle sue spalle e cingendole le spalle con le braccia.
— Non lo so — rispose lei con sincerità. — È arrivato tutto insieme. Per dieci anni ho costruito una vita nuova, pezzo dopo pezzo, e all’improvviso il passato si ripresenta. E non in modo simbolico: bussa proprio alla porta.
— Ce l’hai con me perché li ho fatti entrare?
Ilaria scosse la testa.
— No. Tu non potevi immaginare. E forse è stato meglio così. La nonna diceva sempre che, per guarire, un ascesso va aperto.
Restarono in silenzio per qualche istante. Dal basso saliva il rumore ovattato della strada; da qualche parte, in lontananza, un’auto suonò il clacson.
— E adesso? — domandò Alessandro. — Che cosa pensi di fare con l’eredità? E con loro?
Lei si voltò verso di lui.
— L’eredità la dividerò con Luca e Martina, come è giusto. Per quanto riguarda la famiglia… — esitò, cercando dentro di sé una risposta onesta. — Non credo sia possibile tornare a com’era prima. È passato troppo tempo, troppe cose sono cambiate. Però forse possiamo costruire qualcosa di diverso. Un rapporto più adulto, più limpido.
— Ne sono felice — disse Alessandro, e lo pensava davvero. — Sai, io ho sempre desiderato una famiglia grande. Sono cresciuto figlio unico, con due genitori sempre al lavoro. Invidiavo gli amici che avevano fratelli, sorelle, pranzi rumorosi, discussioni infinite a tavola…
— È per questo che hai accolto i miei parenti con tanta naturalezza? — gli chiese Ilaria, sorridendo.
— Può darsi — ammise lui, stringendosi nelle spalle. — Per me non è un problema. Anzi, mi sembra quasi un regalo inatteso.
Ilaria si appoggiò al suo petto.
— Perdonami per averti nascosto tutto questo. Da adesso in poi niente più segreti, te lo prometto.
— Niente più segreti — ripeté Alessandro. Poi, con un lampo divertito negli occhi, aggiunse: — A proposito, Martina mi ha fatto vedere il tuo album di fotografie da bambina. Eri una bimba serissima, con le trecce…
— No, ti prego! — gemette Ilaria, fingendo disperazione. — Non dirmi che ha portato proprio quell’album. Quello con la foto in cui mi manca un dente davanti!
— Esattamente quello — rise lui. — E devo dire che eri adorabile anche con il buco tra i denti.
Tre mesi dopo
— Vedrai che non te ne pentirai — disse Ilaria, cercando di convincere il marito mentre percorrevano la strada fuori città. — La casa della nonna è in un posto splendido. C’è il fiume non lontano, il bosco a pochi passi… È perfetta per i fine settimana.
— Non ne dubito — rispose Alessandro, sorridendo senza distogliere gli occhi dalla carreggiata. — Solo che non immaginavo davvero che avremmo deciso di ristrutturarla invece di venderla.
— L’idea è stata di Luca — osservò lei. — Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe diventato così sentimentale?
Dopo quei giorni trascorsi insieme nell’appartamento di Roma, molte cose erano cambiate. La famiglia non era tornata d’un tratto a essere quella di un tempo; nessuna ferita profonda si rimargina solo perché qualcuno pronuncia una scusa. Però, lentamente, avevano ricominciato a cercarsi. Ilaria telefonava spesso a Martina. Luca era passato un paio di volte da Roma per lavoro e aveva dormito da loro. E Roberto…
— Secondo te papà se l’è cavata con il barbecue? — chiese Ilaria, usando per la prima volta dopo anni quella parola con naturalezza.
Alessandro le lanciò un’occhiata rapida, colpito ma senza commentare.
— Se devo fidarmi dei suoi ultimi messaggi, ci aspetta un pranzo da re — disse poi, divertito. — Anche se io non farei troppo affidamento sulle doti culinarie di un uomo che per tutta la vita ha saputo preparare solo il caffè.
Ilaria scoppiò a ridere. Fuori dal finestrino scorrevano alberi e campi, e più avanti li attendeva un pranzo di famiglia nella vecchia casa che avevano iniziato a sistemare tutti insieme. Una casa destinata a tornare un luogo di incontri, chiacchiere, silenzi chiariti e riconciliazioni.
— Sai — disse lei a bassa voce — a volte ho la sensazione che la nonna abbia organizzato tutto. Se n’è andata, ha lasciato un testamento capace di rimetterci tutti sulla stessa strada, una lettera, quegli accenni alla storia di nostra madre… Come se sapesse che, senza una scossa forte, avremmo continuato a vivere separati.
— Tua nonna doveva essere una donna molto saggia — disse Alessandro.
— Lo era — confermò Ilaria. — E credo di cominciare a capirlo davvero solo adesso.
Lasciarono la strada principale e imboccarono una via sterrata. Poco più avanti, tra il verde fitto degli alberi, apparve una casa di legno a due piani. Alessandro rallentò. Sul portico c’erano già tre figure che agitavano le mani per salutarli: Martina, Luca e Roberto li stavano aspettando.
— Siamo arrivati — disse Alessandro, spegnendo il motore.
Ilaria inspirò profondamente, guardando quella casa che non era più soltanto un ricordo.
— Sì — disse piano. — A casa.
