— E questi chi sarebbero? — Alessandro Sala si bloccò sulla soglia di casa propria, con le chiavi ancora strette tra le dita e la borsa da lavoro che gli scivolava giù dalla spalla.
Davanti a lui c’erano tre persone che non aveva mai visto: un uomo alto, sulla sessantina, con le tempie già grigie; un ragazzo giovane, riconoscibile per una fossetta netta sul mento; e una ragazza dai lunghi capelli castani. Nei loro volti c’era qualcosa di stranamente familiare, un dettaglio indefinibile che lo disturbò subito, anche se Alessandro era certo di non averli mai incontrati prima.
— Siamo la famiglia di Ilaria — dichiarò con sicurezza il giovane, facendo un passo avanti. — E tu devi essere suo marito, quello di cui noi non sapevamo assolutamente nulla.
Per un istante Alessandro ebbe la sensazione che il pavimento gli mancasse sotto i piedi. La famiglia di Ilaria? Quale famiglia? In cinque anni di matrimonio, sua moglie non aveva mai parlato di parenti. L’unica frase che gli aveva ripetuto, quando l’argomento veniva sfiorato, era stata: “Sono cresciuta in un orfanotrofio, non ho nessuno”.
— Ilaria è in casa? — domandò la ragazza, cercando di guardare oltre le sue spalle.

— No… è al lavoro — rispose lui in automatico, ancora incapace di dare un senso alla scena. — Ma voi siete davvero…
— Luca Gentile — si presentò il giovane, tendendogli la mano. — Sono suo fratello. Lei è Martina Bianco, la nostra sorella minore, e lui è Roberto Pellegrini, il nostro patrigno.
— Forse potresti farci entrare — intervenne l’uomo più anziano, con un tono pacato. — È una storia lunga, e parlare sul pianerottolo non è proprio l’ideale.
Poco dopo, Alessandro sedeva sul bordo del divano, rigido, picchiettando nervosamente le dita sulle ginocchia.
— Non riesco a capire — disse, guardandoli uno dopo l’altro. — Com’è possibile che in cinque anni di matrimonio io non abbia mai sentito nominare nessuno di voi?
Luca scambiò un’occhiata rapida con Martina.
— Tra me e Ilaria… le cose sono complicate — ammise, esitando. — Non ci vediamo da quasi dieci anni. Lei se n’è andata di casa quando aveva ventisette anni.
— Ma per quale motivo? Che cosa è successo?
— Non è facile da spiegare — sospirò Martina. — Però non siamo venuti qui per caso. Sono saltati fuori dei documenti legati all’eredità di nostra nonna. Ilaria deve esserne informata.
— Ho provato a chiamarla a tutti i vecchi numeri che avevo — aggiunse Roberto Pellegrini. — Poi, tramite conoscenti comuni, ho saputo che si era sposata e aveva cambiato cognome.
Alessandro si alzò e cominciò a camminare per la stanza, cercando di rimettere ordine nei pensieri. La donna che credeva di conoscere meglio di chiunque altro al mondo all’improvviso gli appariva come un enigma. Aveva un fratello, una sorella, un patrigno: una famiglia intera, e aveva scelto di cancellarla dal racconto della propria vita.
— Alessandro, posso immaginare come ti senti — disse Martina, avvicinandosi a lui con cautela. — Però per noi è davvero importante parlare con Ilaria. Quando rientra?
Lui stava per rispondere, ma in quel momento la chiave girò nella serratura.
— Che cosa ci fate voi qui? — Ilaria Ferrara rimase immobile sulla porta. Il viso le si era sbiancato di colpo, tanto che le lentiggini sul naso sembravano macchie d’inchiostro.
— Ilaria — disse piano Roberto Pellegrini, muovendo un passo verso di lei.
— No! — Lei sollevò una mano per fermarlo. — Ho chiesto che cosa fate in casa mia.
Alessandro non l’aveva mai vista in quello stato. Sempre misurata, lucida, capace di controllarsi anche nei momenti peggiori, adesso sembrava una persona che si fosse trovata davanti un fantasma.
— Ilaria cara… — provò a dire Martina.
— Non chiamarmi così! — la interruppe lei con durezza. — Sono passati dieci anni, e ora vi presentate qui come se niente fosse? Perché?
— Nonna Rita Farina è morta — disse Luca, fissandola negli occhi. — Tre mesi fa. Nel testamento è scritto che la casa e il terreno devono andare a tutti i nipoti. Per sistemare le pratiche serve anche il tuo consenso.
Ilaria restò in silenzio, le labbra serrate in una linea sottile. Poi spostò lo sguardo sul marito.
— Sei stato tu a farli entrare?
— Ilaria, io non sapevo… mi hanno detto che erano la tua famiglia — rispose Alessandro, disorientato.
— Io non ho famiglia — tagliò corto lei, poi si rivolse agli ospiti. — Mi dispiace che la nonna sia morta. Ma rinuncio all’eredità in favore di Luca e Martina. Potete occuparvi dei documenti senza di me.
— Non si tratta soltanto dell’eredità — disse Roberto Pellegrini a bassa voce. — Rita Farina ti ha lasciato una lettera. Ha chiesto che ti venisse consegnata personalmente.
Più tardi, quella sera, gli ospiti inattesi si sistemarono in soggiorno: il divano letto e un materasso gonfiabile bastarono a risolvere, almeno per la notte, il problema di dove farli dormire. Solo allora Alessandro e Ilaria riuscirono finalmente a restare soli nella camera da letto.
— Perché non mi hai mai parlato di loro? — chiese lui, sforzandosi di mantenere la voce ferma.
Ilaria sedeva sul bordo del letto. Teneva ancora tra le mani la busta chiusa con la lettera della nonna, senza trovare il coraggio di aprirla.
— Perché per me hanno smesso di esistere dieci anni fa — rispose con un tono spento. — Ho ricominciato da capo.
— Ma tu mi avevi detto di essere cresciuta in un orfanotrofio.
— Ho mentito — ammise lei, senza cercare scuse. — Era più semplice così.
— Più semplice? — Alessandro la fissò incredulo. — Davvero pensi che mentire sia più semplice?
— Sì, Alessandro, lo era! — nella sua voce si spezzò qualcosa, come se le lacrime fossero sul punto di uscire. — Era più facile dire di non avere nessuno che spiegare perché ero scappata dalla mia stessa famiglia e avevo cambiato cognome.
— Ma perché? Che cosa ti hanno fatto?
Ilaria rimase a lungo senza parlare. Con un dito seguiva il bordo della busta, avanti e indietro, come se quel gesto potesse tenerla ancorata al presente.
— Mi hanno tradita — disse infine. — Quando a tradirti sono le persone più vicine, quelle che dovrebbero proteggerti, diventa… insopportabile.
Alessandro si sedette accanto a lei sul letto, più piano che poté.
— Raccontami, Ilaria.
