— E questi chi sarebbero? — Luca Martini si bloccò sulla soglia di casa sua, ancora con le chiavi strette in mano, mentre la borsa da lavoro gli scivolava dalla spalla.
Davanti a lui c’erano tre persone che non aveva mai visto: un uomo alto, sui sessant’anni, con le tempie argentate; un ragazzo giovane, riconoscibile da una fossetta sul mento; e una ragazza dai lunghi capelli castani. Nei loro volti c’era qualcosa di vagamente familiare, un’eco difficile da afferrare, eppure Luca era certo di non averli mai incontrati prima.
— Siamo la famiglia di Giulia De Santis — dichiarò il giovane con sicurezza, facendo un passo avanti. — E tu devi essere suo marito, quello di cui non sapevamo nulla.
A Luca parve che il pavimento gli mancasse sotto i piedi. La famiglia di Giulia? Quale famiglia? In cinque anni di matrimonio sua moglie non aveva mai nominato parenti, se non con quella frase ripetuta poche volte e sempre chiusa lì: “Sono cresciuta in istituto, non ho nessuno”.
— Giulia è in casa? — domandò la ragazza, cercando di guardare oltre la sua spalla.

— No… è al lavoro — rispose lui in automatico, incapace di dare un senso alla scena. — Voi siete davvero…
— Matteo Fontana — si presentò il giovane, porgendogli la mano. — Sono suo fratello. Lei è Alessia Fabbri, la nostra sorella minore, e lui è Paolo Gentile, il nostro patrigno.
— Forse potresti farci entrare — intervenne l’uomo più anziano, con tono calmo. — È una storia lunga, e restare sul pianerottolo non mi sembra il posto migliore per raccontarla.
Poco dopo, Luca era seduto sul bordo del divano, le dita che battevano nervosamente sulle ginocchia.
— Non riesco a capire — disse, guardandoli uno dopo l’altro. — Com’è possibile che in cinque anni di matrimonio io non abbia mai sentito parlare di voi?
Matteo scambiò un’occhiata rapida con Alessia.
— Tra me e Giulia… le cose non sono mai state semplici — ammise, esitante. — Non ci vediamo da quasi dieci anni. Se n’è andata di casa quando ne aveva ventisette.
— Ma perché? Che cosa è successo?
— È complicato — sospirò Alessia. — Non siamo venuti qui per caso. Sono saltati fuori dei documenti legati all’eredità di nostra nonna. Giulia deve esserne informata.
— Ho provato a chiamarla a tutti i vecchi numeri che avevo — aggiunse Paolo Gentile. — Poi, tramite conoscenze comuni, ho saputo che si era sposata e che aveva cambiato cognome.
Luca si alzò e cominciò a camminare per il soggiorno, nel tentativo di rimettere ordine nei pensieri. La donna che credeva di conoscere meglio di chiunque altro, la sua Giulia, d’un tratto gli appariva come un enigma. Aveva un fratello, una sorella, un patrigno: un’intera famiglia di cui aveva scelto di non dire una parola.
— Luca, immagino quanto ti sembri assurdo — disse Alessia, avvicinandosi a lui. — Però per noi è davvero importante parlare con Giulia. Quando torna?
Luca non fece in tempo a rispondere. Nella serratura girò una chiave.
— Che cosa ci fate qui? — Giulia De Santis rimase immobile sulla porta. Era diventata così pallida che le lentiggini sul naso sembravano macchie d’inchiostro.
— Giulia — mormorò Paolo Gentile, facendo un passo verso di lei.
— No! — Lei alzò una mano, fermandolo. — Ho chiesto che cosa state facendo in casa mia.
Luca non l’aveva mai vista in quello stato. Di solito era controllata, lucida, misurata. In quel momento, invece, aveva l’espressione di chi si trova davanti un fantasma.
— Giulia, cara… — iniziò Alessia.
— Non chiamarmi così! — la interruppe lei, secca. — Sono passati dieci anni e adesso vi presentate qui all’improvviso? Per quale motivo?
— La nonna Ornella Testa è morta — disse Matteo, sostenendo lo sguardo della sorella. — Tre mesi fa. Nel testamento è scritto che la casa e il terreno devono essere divisi tra tutti i nipoti. Serve il tuo consenso per sistemare le pratiche.
Giulia rimase in silenzio, le labbra serrate. Poi si voltò verso il marito.
— Li hai fatti entrare tu?
— Giulia, io non potevo sapere… mi hanno detto di essere la tua famiglia — rispose Luca, disorientato.
— Io non ho una famiglia — tagliò corto lei, per poi rivolgersi agli ospiti. — Mi dispiace che la nonna sia morta. Ma rinuncio all’eredità a favore di Matteo e Alessia. Potete occuparvi dei documenti senza di me.
— Non si tratta solo dell’eredità — disse piano Paolo Gentile. — Ornella Testa ti ha lasciato una lettera. Ha chiesto che ti venisse consegnata personalmente.
Più tardi, quella sera, quando gli ospiti inattesi si furono sistemati in soggiorno — il divano letto e un materasso gonfiabile avevano risolto alla meglio il problema della notte — Luca e Giulia rimasero finalmente soli in camera.
— Perché non mi hai mai parlato di loro? — chiese lui, sforzandosi di mantenere la voce bassa.
Giulia sedeva sul bordo del letto. Tra le mani stringeva ancora la busta chiusa con la lettera della nonna.
— Perché per me hanno smesso di esistere dieci anni fa — rispose con voce spenta. — Ho ricominciato da zero.
— Ma tu mi avevi detto di essere cresciuta in istituto.
— Ti ho mentito — ammise lei, senza cercare scuse. — Era più facile così.
— Più facile? — Luca faticava a credere a ciò che stava ascoltando. — Davvero pensi che mentire sia più facile?
— Sì, Luca, più facile! — nella voce di Giulia tremarono le lacrime. — È più semplice dire di non avere nessuno che spiegare perché sei scappata dalla tua famiglia e hai persino cambiato cognome.
— Ma perché? Che cosa ti hanno fatto?
Giulia tacque a lungo, facendo scorrere un dito lungo il bordo della busta.
— Mi hanno tradita — disse infine. — Quando a tradirti sono le persone più vicine, diventa… insopportabile.
Luca si sedette accanto a lei sul letto.
— Raccontami — le disse.
