“È impossibile che io abbia divorato mezzo chilo di formaggio in una notte” disse Martina, la voce tesa mentre il sospetto di perdere la memoria l’assaliva

È incredibilmente inquietante e totalmente inaccettabile.
Storie

Lorenzo scosse la testa, ancora incredulo.

«Ma che se ne fa di tutta quella roba? Vive da sola. Non può consumare tutto.»

Martina incrociò le braccia, cercando di mantenere la calma. «Forse la distribuisce alle vicine. O magari la rivende. O la accumula in dispensa come fanno certi maniaci del risparmio. Ma non è questo il punto. Il punto è che entra qui, prende quello che vuole e poi ci guarda negli occhi mentendo.»

In quell’istante si udì il rumore metallico di una chiave che girava nella serratura.

Si fissarono per un secondo interminabile. Non aspettavano nessuno. Evidentemente Caterina Farina era tornata indietro: qualcosa dimenticato, oppure un secondo giro di “spesa”.

«Lorenzino? Martina? Ci siete?» trillò la voce allegra della suocera dall’ingresso. «Passavo di qua e ho pensato di fare un salto, giusto per vedere come state.»

Entrò in cucina con un sorriso largo stampato sul volto. Ma quel sorriso si spense non appena incrociò le loro espressioni tese. Il portatile era ancora aperto sul tavolo. Sullo schermo, fermo immagine inequivocabile: Caterina davanti al frigorifero spalancato, le borse già gonfie tra le mani.

Seguì la direzione dei loro sguardi. Vide se stessa. E il suo viso cambiò all’istante. La maschera della nonna affettuosa si frantumò, lasciando posto a un’espressione dura, quasi feroce.

«Che significa questa cosa?» strillò, con voce acuta. «Mi state spiando? Avete installato una telecamera? Riprendere vostra madre è un reato! Vi faccio causa!»

Lorenzo si alzò lentamente. Martina non lo aveva mai visto così: il tono era basso, ma tagliente come vetro.

«Mamma. Appoggia le borse.»

«Quali borse? Non ho preso niente!» ribatté lei, stringendole al petto. «È un trucco! Un montaggio! Avete combinato tutto per farmi passare per ladra! È lei!» e indicò Martina con un dito tremante. «È una vipera, mi odia, vuole mettermi contro mio figlio!»

Lorenzo le si avvicinò fino a pochi centimetri. «Ho visto il filmato. Ho visto la carne, il pesce, i detersivi. Perché, mamma? Ti do dei soldi ogni mese. Se ti manca qualcosa, dimmelo. Te lo compro. Ma perché entrare qui di nascosto? Perché rubare a noi? A Martina?»

Per un attimo Caterina tentò ancora di negare. Poi capì che era inutile. Raddrizzò le spalle e nei suoi occhi balenò un rancore antico.

«Rubare? Come ti permetti di usare questa parola con me? Io ti ho cresciuto! Ho sacrificato la mia vita per te! E ora mi rinfacci un pezzo di carne? Tutto quello che c’è in questa casa è anche mio! Sei mio figlio, hai il dovere di mantenermi nel modo migliore! E lei…» sputò quasi la parola, «lei è un’estranea. Oggi moglie, domani chissà. La madre resta.»

«Questa è la mia famiglia,» rispose Lorenzo con fermezza. «Io e Martina. E questo è il nostro bilancio. Non puoi entrare qui come fosse il tuo magazzino personale.»

«Ah, adesso parli così? Ti sei fatto mettere i piedi in testa! Senza spina dorsale! Ti ha manipolato contro di me!» gridò Caterina. «Spero vi vada di traverso tutto quello che mangiate!»

Si voltò di scatto e uscì nel corridoio. La porta d’ingresso sbatté con tale violenza che un po’ d’intonaco si staccò dal soffitto.

Lorenzo si lasciò cadere sulla sedia e si coprì il volto con le mani.

«Che vergogna…» mormorò.

Martina gli si avvicinò e gli posò le braccia sulle spalle. Provava pena per lui: stava assistendo alla caduta definitiva di un’illusione. Ma insieme alla tristezza sentiva anche un sollievo profondo. La tensione silenziosa, i sospetti, il formaggio che spariva, il dubbio di essere lei la paranoica: tutto era venuto a galla. La ferita era stata aperta, ma almeno non c’era più infezione nascosta.

Il giorno seguente Lorenzo cambiò la serratura senza dire una parola. Per una settimana non telefonò alla madre. Anche Caterina tacque, probabilmente convinta che il figlio, prima o poi, avrebbe ceduto e chiesto scusa. Ma quella telefonata non arrivò.

Un mese dopo, Martina incontrò per caso Paola Zanetti, la vicina di Caterina.

«Cara Martina!» esclamò la donna, tutta sorrisi. «Tua suocera è diventata generosissima! Ci offre sempre qualcosa: salame, pesce pregiato… Dice che suo figlio guadagna benissimo e la riempie di provviste. Che donna premurosa!»

Martina abbozzò un sorriso ironico. «Sì, signora Paola. Molto premurosa. Ma adesso la sua premura si ferma sulla soglia.»

Il rapporto con Caterina non tornò mai più quello di prima. Lorenzo la chiamava nelle ricorrenze, le portava personalmente la spesa — acquistata da lui — senza mai farla entrare in casa. Niente più contanti in mano: le bollette venivano pagate online. Lei, dal canto suo, raccontava ai parenti che la “nuora strega” l’aveva allontanata dal figlio. Martina lasciava correre.

Ciò che contava era altro. In casa loro era tornata la serenità. Il frigorifero restava pieno, il conto in banca cresceva più in fretta e, per la prima volta, avevano prenotato una vacanza al mare senza sensi di colpa.

La telecamera non venne buttata. Martina la ripose in fondo a un cassetto. Non per ossessione, ma per prudenza. La vita riserva sempre sorprese, e non si sa mai quali altri parenti possano decidere di “controllare” le scorte.

Una cosa però le era chiara: i propri confini vanno difesi. La propria famiglia va protetta. E se per qualcuno questo significava essere definita serpe o tirchia, poco importava. Avrebbe indossato quei titoli senza vergogna.

Meglio una “cattiva” con la casa al sicuro che una vittima con il frigorifero vuoto.

Continua l’articolo

Amore o Soldi