“È impossibile che io abbia divorato mezzo chilo di formaggio in una notte” disse Martina, la voce tesa mentre il sospetto di perdere la memoria l’assaliva

È incredibilmente inquietante e totalmente inaccettabile.
Storie

Lorenzo spalancò gli occhi davanti a tutta quella abbondanza e rimase a fissarla, chiaramente sul punto di chiederle che cosa stesse succedendo.

«Aspettiamo qualcuno?» domandò infatti, passando lo sguardo dai ripiani stracolmi al volto della moglie.

Martina scrollò le spalle con un sorriso studiato. «No, semplicemente mi sono stancata di tirare la cinghia. Ho ricevuto un piccolo bonus in ufficio e mi sono detta: perché non concederci qualcosa di buono?»

Era certa che quella notizia avrebbe fatto il giro giusto. Lorenzo raccontava ogni dettaglio alla madre con una naturalezza disarmante, convinto di condividere solo entusiasmo. In realtà, senza volerlo, le forniva coordinate precise.

E puntualmente, la sera stessa, mentre parlava al telefono in salotto, Martina sentì la conferma.

«Sì, mamma, le hanno dato un premio… ha comprato di tutto. C’è una carne fantastica, domani prepara il gulasch. Se vuoi passa, te ne diamo un po’.»

Perfetto, pensò lei in silenzio.

Il lunedì mattina uscirono insieme per andare al lavoro. Prima di chiudere la porta, Martina attivò la microcamera nascosta sopra i pensili della cucina. Durante la giornata non riuscì a concentrarsi: controllava l’orologio di continuo, con lo stomaco contratto. Sarà già entrata? O sta aspettando?

Lorenzo, ignaro, era di ottimo umore. Le mandò persino un meme divertente, pregustando la cena. A Martina si strinse il cuore: quella sera avrebbe visto qualcosa che gli avrebbe fatto male.

Rientrarono insieme nel tardo pomeriggio. Nell’aria aleggiava un profumo dolciastro, pesante, inconfondibile: il profumo preferito di Caterina Farina.

«Ah, è passata mamma!» esclamò Lorenzo con allegria. «Avrà dato un po’ d’acqua alle piante.»

Martina non replicò. Entrò in cucina senza nemmeno aprire il frigorifero. Prese la scaletta, salì con movimenti lenti e recuperò la telecamera.

«Che stai facendo?» Lorenzo la osservava dalla porta, confuso. «Perché la togli da lì? Martina… non dirmi che hai messo una videocamera. È assurdo! Vuoi davvero spiare mia madre?»

Lei scese, tenendo l’apparecchio tra le mani che, nonostante la voce ferma, le tremavano appena. «Siediti, Lorenzo. Dobbiamo guardare una cosa.»

«Guardare cosa? Sei impazzita? È paranoia pura!»

«Se non ha preso nulla, non c’è niente da temere. Ma se invece… allora devi saperlo.»

Inserì la scheda di memoria nel portatile. Lorenzo rimase alle sue spalle, rigido, respirando a fatica. Era furioso, convinto che la moglie stesse esagerando per gelosia o avarizia.

Sul monitor comparve l’immagine della cucina. L’orario segnava le 11:30.

La porta si aprì. Caterina Farina entrò nell’inquadratura. Indossava il cappotto, non un abito da casa, e stringeva due grandi borse della spesa, quelle robuste a quadri.

All’inizio si avvicinò davvero al ficus sul davanzale, tastando la terra con le dita. Lorenzo sbuffò, trionfante. «Visto?»

Ma non prese l’annaffiatoio. Si girò invece verso il frigorifero e lo spalancò con gesto deciso.

La telecamera catturò il lampo di soddisfazione che le illuminò il volto. Appoggiò le borse a terra e, con calma metodica, iniziò a trasferire il contenuto dei ripiani al loro interno.

Prima il parmigiano. Poi gli affettati. Estrasse il sacchetto con il manzo, lo soppesò come per valutarne la qualità e lo infilò dentro.

«Mamma…» sussurrò Lorenzo, la voce incrinata.

Caterina continuò indisturbata: prese la trota, il burro, metà delle verdure dal cassetto. Non sembrava avere fretta. Chiuse il frigorifero e passò ai pensili. Sparirono una confezione di tè, il barattolo del caffè, la scatola di cioccolatini comprata il giorno prima. Poi, con naturalezza sconcertante, afferrò perfino il detersivo per la lavatrice appoggiato in un angolo.

«Ma perché il detersivo?» mormorò Lorenzo. «Gliene ho portati cinque chili la settimana scorsa…»

Sul video si vedeva Caterina comprimere il bottino nelle borse, tirando le cerniere con fatica. Erano pesanti. Con un gemito le sollevò. Prima di uscire, compì un gesto che spezzò definitivamente qualcosa nel figlio: tirò fuori dalla tasca del cappotto una mela già morsicata, la posò sul tavolo, poi svuotò in tasca i biscotti dalla ciotola, portandosi via anche quella.

Spense la luce e chiuse la porta.

Il filmato terminò. In cucina rimase un silenzio teso, rotto solo dal ronzio del frigorifero — di nuovo quasi vuoto.

Lorenzo si avvicinò alla finestra e si sedette sul davanzale, la testa bassa. Le mascelle gli si contraevano. L’immagine della madre premurosa e irreprensibile, custodita per anni, si stava sgretolando.

«Ci sta derubando…» disse infine, con voce opaca. «Non perché le manchi qualcosa. Lo fa e basta. Come una cavalletta che divora tutto.»

Martina parlò piano: «Per lei è normale. È convinta che ciò che è tuo le appartenga di diritto. E io, in questa casa, sono solo un’ospite di passaggio.»

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Amore o Soldi