E anche quella volta, invece di scegliere me, invitasti tua madre a cena.
Stefano aprì bocca per replicare, ma le parole gli morirono in gola. Non poteva negarlo: ogni accusa era fondata.
Alessia inclinò leggermente il capo e, con un mezzo sorriso che non aveva nulla di allegro, aggiunse:
— Sai perché non ho fatto scenate quando mi hai detto che le nostre ferie saltavano?
Lui abbassò lo sguardo. Aveva già intuito la risposta e temeva di sentirla pronunciare ad alta voce.
— Perché in quel momento ho capito una cosa semplice — continuò lei con calma sorprendente. — Se un uomo non riesce a scegliere tra sua moglie e sua madre, allora è la moglie che deve scegliere per sé. E io ho scelto di andarmene. Senza urla, senza drammi. Con dignità.
Prese il vecchio album di fotografie dal mobile dell’ingresso. Lo sfogliò un’ultima volta, come si fa con qualcosa che si è già lasciato andare dentro di sé. Poi lo richiuse piano.
— Addio, Stefano.
Uscì senza voltarsi.
Lui rimase immobile nel corridoio, come se il pavimento gli avesse inghiottito i piedi.
In cucina, Renata Serra era seduta al tavolo. Non era intervenuta, convinta che, come sempre, tutto si sarebbe sistemato. Quando capì che la porta si era chiusa, si affacciò esitante.
— Figlio mio… non stavo ascoltando. Che è successo? Avete chiarito? — domandò con voce incerta.
Stefano si passò una mano sul viso.
— Non c’è niente da chiarire. Ci siamo salutati.
Renata si lasciò cadere sulla sedia, coprendosi il volto.
— Signore… se non fossi partita per quel maledetto viaggio al mare…
Passarono sei mesi. Stefano cambiò più di quanto avesse fatto in anni. Divenne silenzioso, schivo. Smise di bere: capì che l’alcol non riempiva il vuoto che aveva creato con le proprie mani. La sua vita da scapolo, condivisa con la madre, si ridusse a lavoro e serate trascorse a fissare il tramonto dalla finestra, in un appartamento troppo ordinato e troppo vuoto.
Intanto, lontano da lì, Alessia Sorrentino aveva ricominciato a vivere davvero. Con Alessandro Parisi viaggiava spesso: montagna d’inverno, mare d’estate, città straniere dove assaggiare piatti sconosciuti. Si erano iscritti a un corso di tango e parlavano persino di prendere un cane.
Un pomeriggio, mentre camminavano lungo il molo con le dita intrecciate, Alessandro le chiese:
— Non ti capita mai di rimpiangere come sono andate le cose?
Alessia scosse il capo, sorridendo al rumore delle onde che accarezzavano la riva.
— No. Per la prima volta nella mia vita mi sono sentita degna di essere amata. Non per dovere, non per abitudine, non per compromesso. Ma per amore vero.
L’aria era tiepida, il mare respirava piano.
Le sembrava di rivivere il giorno in cui quel famoso biglietto per la vacanza — quello che aveva segnato la fine — l’aveva spinta ad accettare un invito custodito per anni nel cuore: quello di un uomo che l’aveva sempre amata in silenzio.
Aspettava soltanto il coraggio di dire sì a una nuova vita.
E, alla fine, l’occasione si era presentata da sola.
