Sul comò non era rimasto nulla: spariti i profumi, le creme, persino quel costume nuovo comprato apposta per le vacanze.
Come se Alessia Sorrentino non avesse mai abitato lì.
Il giorno seguente arrivò un messaggio sul telefono di Stefano Medici.
«Addio, Vovcsik. Se tu non sei capace di regalarmi il mare, me lo procurerò da sola — e da bella donna quale sono non sarà difficile. Non fare drammi, e cerca almeno di non ubriacarti troppo: anche da sobrio non sei esattamente un dono del cielo. Alessia.»
Sotto il testo, una foto. Lei davanti a un mare color turchese, cappello a tesa larga, abito corto con una scollatura audace, un cocktail tra le dita. Accanto, un uomo alto, barba curata, camicia bianca immacolata. Sorrisi luminosi, complici, innamorati.
Stefano rimase a fissare lo schermo come ipnotizzato. Doveva interpretarla come una fuga? Era scappata con un altro? E la casa? Il focolare che avevano costruito? Il matrimonio, la firma sull’atto, le promesse?
Per tre giorni non mise quasi piede fuori. All’inizio birra, poi vodka, infine una bottiglia di liquore scuro comprato al supermercato senza neppure leggere l’etichetta. La televisione restava accesa senza volume, immagini mute che scorrevano nel vuoto. Solo il miagolio insistente del gatto rompeva ogni tanto quel silenzio soffocante: l’animale sopravviveva rubando briciole dal tavolo mentre il padrone, stordito, giaceva sul divano.
Alessia era svanita, dissolta come nebbia al sole.
Al settimo giorno rientrò Renata Serra. Abbronzata, energica, occhiali da sole ancora in testa e un magnete a forma di cammello stretto in mano.
— Figlio mio, sono tornata! — annunciò allegra. — Non immagini quanto sia stato meraviglioso. Acqua cristallina, buffet da ristorante di lusso. Ho esagerato con l’uva, questo sì, e un giorno l’ho passato chiusa in camera… ma che camera! Vista piscina da togliere il fiato. A proposito, dov’è la nostra Alessia?
Stefano era sprofondato in poltrona, barba incolta, occhi gonfi, addosso solo boxer e una maglietta slabbrata. Davanti a lui una bottiglia vuota e un piatto di pasta ormai secca.
— Alessia… è al mare — biascicò con voce roca. — Partita con un amante. Il giorno dopo che sei andata via, mamma. Mi ha scritto che se n’è andata perché non le ho saputo offrire il mare. E poi mi ha mandato la foto… Abbracciata a un tizio barbuto, cocktail in mano.
Renata rimase immobile, come pietrificata. Poi esplose:
— Ma che storia è questa? Sei impazzito? E tu saresti rimasto qui a guardare mentre tua moglie scappa con un altro? Ti chiami uomo o cosa? E chi sarebbe questo barbuto? Da dove salta fuori? Dov’è finita la tua dignità?
