“Si tratta dei soldi che domani hai intenzione di spendere.” disse la suocera, minacciando di bloccare i fondi per l’operazione della piccola Alice

Quella visita invadente è vigliaccamente manipolatrice.
Storie

Era entrata nella sua esistenza tre anni prima, eppure in quel momento le parve di non averla mai vista davvero. O meglio: la vedeva per la prima volta. Tutto ciò che fino ad allora Giulia aveva attribuito al carattere difficile di Margherita Sala, alla sua mania di dirigere ogni cosa, perfino a una forma distorta di premura, si mostrò all’improvviso per ciò che era. Egoismo. Nudo, feroce, spaventoso egoismo.

— Dov’è Marco? — domandò con voce bassa. — Sa perché lei è venuta qui?

La suocera tacque per qualche istante, poi fece un cenno con la testa.

— Lo sa. Ne abbiamo parlato ieri. È d’accordo. Ha detto che avrebbe affrontato lui il discorso con te, ma ho pensato fosse meglio che venissi io. Tra donne ci si capisce. Tu sei una ragazza intelligente, Giulia. Capirai che, per la famiglia, è la soluzione più sensata.

È d’accordo.

Quelle due parole le arrivarono addosso come un colpo secco alla nuca. Marco sapeva. Marco aveva accettato. Ne aveva discusso con sua madre, non con lei. Non con sua moglie. Non con la madre di sua figlia.

— Marco ha accettato di togliere a sua figlia i soldi destinati all’intervento? — chiese Giulia.

Non c’era rabbia nella sua voce. Non ancora. Solo un vuoto gelido.

— Oh, adesso basta con questa tragedia! Nessuno sta togliendo niente a nessuno! — sbottò Margherita, cominciando a perdere la pazienza. Era evidente che si aspettava gratitudine, non resistenza. — Siamo una famiglia, no? In famiglia ci si aiuta, si mette tutto in comune! I tuoi genitori hanno dato una mano, benissimo. Ora quel denaro servirà a qualcosa di utile per tutti. Una casa. Un futuro. Per voi.

— Per tutti tranne che per Alice — disse Giulia.

— Eccola di nuovo! — Margherita allargò le braccia con esasperazione. — Alice è mia nipote! Le voglio bene, mi preoccupo per lei! Ma io guardo anche più avanti, non soltanto a quello che succede oggi. A una bambina serve una casa decente, non questo buco. Deve crescere, studiare, vivere. Tu invece hai in testa solo questa operazione!

— Perché senza quella operazione potrebbe non avere nessun futuro! — gridò Giulia, scattando in piedi.

Anche Margherita si alzò, raddrizzandosi con aria offesa.

— Non permetterti di urlare con me! Io sono più grande di te, ho più esperienza. Ho cresciuto tre figli e sono tutti vivi e sani, senza tutte queste operazioni costosissime. Marco, da piccolo, cadeva di continuo, si è anche spaccato la testa una volta, e guarda com’è venuto su: più sveglio di tutti. Sei tu che sei isterica, tu che vai nel panico per qualunque cosa. E anche adesso stai facendo esattamente questo.

Giulia inspirò lentamente.

— Esca da casa mia.

— Come? — Margherita la fissò, incredula.

— Esca. Da. Casa. Mia. Subito.

Il volto della donna si fece paonazzo.

— Ma come ti permetti? Questo appartamento è di mio figlio! Di mio figlio, hai capito? Tu qui non sei nessuno. Una sistemazione provvisoria, ecco cosa sei. Se vogliamo, ti mettiamo alla porta domani stesso. Quando compreremo la casa nuova, poi vedremo chi avrà diritto di starci e chi no.

— Se non se ne va, chiamo i carabinieri — disse Giulia, facendo un passo verso il telefono.

Margherita afferrò la borsa, ma non si mosse subito. Prima le lanciò uno sguardo pieno di odio.

— Te ne pentirai. Marco è mio figlio, ascolterà me, non te. Quei soldi finiranno comunque dove devono finire. Gli dirò io cosa fare: se li farà restituire dai tuoi genitori, oppure li prenderà da qui. Lui ha molti più diritti di te su questa casa.

Poi si voltò e uscì, sbattendo la porta con tanta forza da far tremare il vetro della credenza.

Giulia rimase immobile al centro della stanza. Le mani le tremavano. Il sangue le martellava nelle orecchie. Guardò il tavolo: sopra c’erano i documenti medici e la busta con il denaro. Quella busta per cui i suoi genitori avevano ipotecato l’unica casa che possedevano. Quella stessa busta che sua suocera voleva trasformare nell’anticipo per un appartamento destinato a lei e a suo figlio.

A suo figlio, che aveva detto sì.

La porta si riaprì una ventina di minuti più tardi. Marco entrò e vide subito Giulia seduta sul divano, la busta stretta tra le dita. Aveva il viso pallido, le labbra serrate in una linea dura.

— Ciao — disse con cautela. — È passata mamma?

— È passata — rispose lei, senza alzare lo sguardo.

— Senti, volevo parlartene io, però lei…

— Tu hai accettato di usare questi soldi per comprare una casa — lo interruppe Giulia.

Non era una domanda. Era una constatazione.

Marco avanzò nella stanza e si tolse la giacca, lasciandola sullo schienale di una sedia.

— Giulia, parliamone con calma. È davvero una buona occasione. Un bilocale in una palazzina nuova, in una zona tranquilla. Qui non ci stiamo più, lo sai anche tu. L’intervento possiamo rimandarlo. I medici non hanno detto che due mesi cambiano tutto.

— Io i medici li ho chiamati — replicò lei piano. — Mi hanno detto l’esatto contrario. Non possiamo aspettare. Ogni settimana è decisiva.

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Amore o Soldi