— …e ha anche telefonato — disse infine. — Ha promesso che porterà un regalo. Di sicuro qualcosa di pratico per la casa.
Verso le nove di sera, il campanello trillò con decisione. Sulla soglia comparve Serena Martini, con le guance arrossate dal gelo e un cappello di visone nuovo di zecca ben calcato in testa. Stringeva tra le mani un pacchetto non molto grande, avvolto con cura.
— Buon anno in anticipo, miei cari! — annunciò, entrando con l’energia di chi si considera attesa e indispensabile. — Che freddo là fuori! Però che meraviglia, tutta quella neve… aria pungente, proprio da feste. Qui da voi, invece, si sta una delizia: caldo, accogliente. Che profumo è? Abete? E i dolci dove sono?
— È tutto in tavola, mamma, tutto pronto — si affrettò a rispondere Lorenzo, aiutandola con grande premura a togliersi il cappotto. — Giulia oggi ha fatto una vera magia. Ha preparato una sorpresa speciale.
Giulia uscì dall’ingresso con un sorriso educato, ma teso come una corda.
— Buonasera, signora Serena. Prego, si accomodi.
— Ciao, cara, ciao — replicò Serena, avanzando con passo sicuro, quasi fosse arrivata per un’ispezione. — Su, fatemi vedere come vi siete sistemati. Lorenzo mi ha detto che state pensando di rinnovare un po’ l’appartamento. Ah, e la mia lavatrice! Una meraviglia, davvero. Silenziosissima, quasi non si sente quando parte, e i panni escono praticamente già asciutti. Siete stati proprio carini, avete reso felice una povera donna anziana. Certo… se proprio bisognava scegliere, magari si poteva puntare su un modello appena più costoso, quello con la funzione vapore. Ma non si guarda il prezzo di un regalo, no?
Giulia non disse nulla. Strinse soltanto le labbra e si voltò verso il salotto. Gli altri la seguirono.
Al centro della stanza era stata apparecchiata la tavola delle feste. La tovaglia era impeccabile, i bicchieri brillavano sotto la luce del lampadario, le posate erano allineate con precisione quasi militare. Eppure qualcosa stonava in modo clamoroso: su quella mise en place elegante c’erano soltanto tre patate bollite, qualche cetriolo sottaceto e una pagnotta di pane.
Serena si fermò di colpo sulla soglia. Lorenzo, che le stava subito dietro, per poco non le finì addosso.
— Giulia? — domandò lui, con voce incerta. — Ma… che significa?
— È la cena di Capodanno — rispose lei con assoluta calma, raggiungendo il proprio posto e sedendosi con composta eleganza. — Prego, accomodatevi. C’è tutto: antipasto, piatto principale e specialità della casa.
La madre di Lorenzo fissò prima le patate, poi la nuora, infine suo figlio.
— Sarebbe uno scherzo? — chiese, lasciandosi sfuggire una risatina nervosa. — State giocando, vero? Adesso tirate fuori l’arrosto, immagino.
— Temo proprio di no — disse Giulia, sistemandosi sulle ginocchia il tovagliolo inamidato. — Nessun arrosto. Niente insalata ricca, niente caviale, niente prelibatezze. Vede, signora Serena, per la cena di Capodanno avevamo messo da parte trecento euro. Solo che due giorni fa quella somma si è trasformata, in maniera piuttosto improvvisa, nella sua nuova lavatrice silenziosa.
Nella stanza calò un silenzio pesante. Si udiva solo il ticchettio dell’orologio a parete, che continuava a contare senza pietà gli ultimi minuti dell’anno.
— Ma io… — balbettò Lorenzo, sbattendo le palpebre, confuso. — Tu avevi detto… avevi promesso che avresti trovato una soluzione.
— E infatti l’ho trovata — annuì Giulia. — Ho deciso che non ci indebiteremo. Ho deciso che non chiederò un prestito con interessi assurdi per salvare l’apparenza di una sola sera. Cucino con quello che ci è rimasto. E ci è rimasto esattamente un euro e cinquanta. Eccolo qui: patate, pane, cetrioli fatti in casa. Ah, e una scatoletta di sardine. Lorenzo, per favore, aprila tu. Il coltello è lì accanto.
Sul volto di Serena affiorarono chiazze rosse.
— Questa… questa è una sfrontatezza! — esplose. — Vorresti forse dire che vi ho derubati? Che sarebbe colpa mia? Mio figlio ha fatto un regalo a sua madre con il cuore, e tu lo ripaghi servendoci pane secco?
— Non sto ripagando nessuno — rispose Giulia, con una calma gelida. — Sto soltanto mettendo i fatti sul tavolo. Lorenzo ha preso il denaro che avevamo destinato alla festa e lo ha consegnato a lei. Ha fatto una scelta. Ha preferito il suo comfort alla nostra serata. Io ne prendo atto. Però i miracoli non esistono: se i soldi vanno da una parte, da un’altra parte mancano.
— Lorenzo! — Serena si voltò verso il figlio. — E tu glielo lasci dire? Permetti che mi parli così? Io sono venuta per festeggiare, mi sono preparata, sono stata dal parrucchiere, e lei ci mette davanti delle patate lesse con la buccia?
Lorenzo spostava lo sguardo dalla madre alla moglie e dalla moglie alla madre. Era rosso fino alle orecchie, diviso tra vergogna, offesa e paura. Sapeva perfettamente che Giulia aveva ragione, ma davanti a Serena non riusciva a pronunciare quelle parole.
— Giulia, però così esageri — mormorò. — Almeno un pollo potevi comprarlo…
— Con quali soldi, Lorenzo? — lo incalzò lei, voltandosi di scatto verso di lui. — Con quelli dell’abbonamento per andare al lavoro? Dovrei farmi un mese a piedi? Oppure smettere di pranzare durante la pausa? Sto già risparmiando su tutto. Tu, invece, con un gesto da gran signore, regali ciò che abbiamo e poi ti aspetti un banchetto. No. Se vuoi fare il figlio generoso, fallo con i soldi che guadagni tu. Lavora di più, cerca un secondo incarico, accetta qualche straordinario. Ma non prendere l’ultimo centesimo dalla tua famiglia.
