— E i soldi che avevamo messo da parte per la tavola di Capodanno dove sono finiti? — domandò Giulia Amato, infilando lo sguardo nella scatola di metallo del tè nascosta sull’ultimo ripiano del pensile della cucina.
Si sollevò sulle punte, tese il braccio quanto poteva, ma le dita incontrarono soltanto il fondo freddo e vuoto della latta. Per un istante le mancò il respiro. Mancavano appena due giorni all’anno nuovo. Lì dentro avrebbero dovuto esserci trecento euro, risparmiati con pazienza da lei e da Lorenzo Sala nell’arco di due mesi. Qualcosa da ogni stipendio, qualche banconota da ogni anticipo, un poco alla volta. Era il denaro destinato alla spesa delle feste, ai regali reciproci e a qualche piccola uscita durante i giorni liberi di inizio gennaio.
Lorenzo era seduto al tavolo della cucina e scorreva le notizie sul telefono con aria assorta. Non alzò nemmeno gli occhi. Si limitò a stringersi nelle spalle, come se stesse scacciando una mosca fastidiosa.
— Lorenzo, sto parlando con te — disse Giulia, e nella sua voce comparve una durezza che prima non c’era. — La scatola è vuota. Dove hai messo quei soldi?
Solo allora lui staccò lo sguardo dallo schermo. La guardò con l’espressione di uno studente colto sul fatto: un miscuglio scomodo di colpa, ostinazione e voglia di scappare.

— Giulia, ma perché devi subito farne una tragedia? — borbottò, storcendo la bocca. — Li ho presi. Servivano a mia madre.
Giulia si sedette lentamente di fronte a lui. Le gambe le si erano fatte molli, come se non fossero più in grado di sostenerla. Nella testa le ronzò qualcosa di sordo.
— A tua madre? — chiese piano. — E questa volta che cos’è successo a Serena Martini? Le piove in casa? È esploso il televisore? Oppure il suo gatto preferito aveva bisogno urgente di un massaggio terapeutico?
— Non fare sarcasmo — tagliò corto Lorenzo. Bloccò il telefono e lo appoggiò sul tavolo con lo schermo rivolto in basso. — È un problema vero. Le si è rotta la lavatrice. Del tutto. Il tecnico ha detto che ripararla non conviene, costa meno comprarne una nuova. Che dovrebbe fare senza lavatrice? Ha sessantacinque anni, Giulia! Vuoi che si metta a strofinare le lenzuola nella vasca? Ha pure mal di schiena.
Giulia inspirò a fondo, poi lasciò uscire l’aria lentamente, cercando di fermare il tremito delle mani.
— Lorenzo, sto facendo uno sforzo enorme per restare calma — cominciò. — Tua madre ha sessantacinque anni, non novanta, e non è invalida. E la sua lavatrice funzionava benissimo: era un’Indesit che le abbiamo comprato insieme cinque anni fa. Però mettiamo pure che si sia rotta davvero. Perché proprio adesso? Perché a due giorni dalla festa? E soprattutto, perché dovevano sparire tutti i nostri risparmi?
— Perché ci sono gli sconti! — esclamò lui, allargando le braccia come se stesse spiegando la cosa più ovvia del mondo. — Le promozioni prima di Capodanno. Abbiamo trovato un modello fantastico, con asciugatrice incorporata e un sacco di programmi. Mamma lo desiderava da tempo. Con la pensione non sarebbe mai riuscita a mettersi da parte una cifra simile. Che cosa dovevo dirle? “Scusa, mamma, lava a mano perché noi vogliamo mangiare caviale”?
— Caviale? — Giulia rise, ma era una risata amara, senza allegria. — Non si trattava di caviale. In quei soldi c’era tutto: carne, verdure, bevande, regali. Abbiamo invitato gente. Anche i tuoi amici. Tommaso Benedetti con sua moglie, Federico Grassi. E noi con che cosa li accogliamo?
Lorenzo fece un gesto vago con la mano, si alzò e si avvicinò al bollitore.
— Adesso non montare un caso per niente. Tu te la cavi sempre. Abbiamo conserve, sottaceti. Lessiamo delle patate. Compriamo un pollo, costa poco. Qualcosa ti verrà in mente. Metti insieme due insalate con quello che trovi. L’importante è stare in compagnia, non il cibo. Non trasformare la cena in una questione sacra.
— Compriamo un pollo? — Giulia fissò la schiena larga di suo marito. — Con quali soldi? Nel portafoglio ho quindici euro, e il prossimo anticipo arriva il dieci gennaio. Se hai dovuto prendere dalla scatola, vuol dire che nemmeno tu hai qualcosa da parte.
— Beh… — Lorenzo esitò. — Chiediamo un prestito a qualcuno. Oppure usi la carta di credito. Poi restituiamo tutto. Però mamma era così felice! Avresti dovuto vederla. Si è messa subito a preparare dei dolci, ha detto che ce li porterà.
— Splendido — replicò Giulia con voce asciutta. — Una torta, in effetti, sostituisce benissimo una cena di Capodanno.
Si alzò e uscì dalla cucina. Non aveva più voglia di ascoltare quella discussione assurda. Lorenzo non capiva, oppure faceva di tutto per non capire. Per lui il bilancio familiare era una cosa elastica, una specie di pozzo da cui attingere ogni volta che sua madre desiderava qualcosa; poi sua moglie, in qualche modo, avrebbe “risolto”.
In camera da letto, Giulia si lasciò cadere sul bordo del letto e nascose il viso tra le mani. Le si strinse la gola. A ferirla non era soltanto il denaro sparito, ma l’atteggiamento intero, quella leggerezza con cui tutto veniva deciso al posto suo. Per tutto dicembre aveva fatto programmi, cercato ricette, scritto liste ordinate. Voleva una vera festa: bella, calda, profumata, con la casa piena di odore di abete e di arrosto. Ora, invece, nella mente le rimbombava una sola frase: “Qualcosa ti verrà in mente”. E quelle parole accesero dentro di lei una rabbia gelida, che lentamente, ma inesorabilmente, si allargava nel petto.
