Quei soldi erano gli ultimi che le restavano, messi da parte con pazienza per comprarsi un cappotto nuovo per l’inverno.
Serena Palmieri comparve in cucina avvolta in una vestaglia di seta color avorio. Notò subito l’aspetto curato della nuora e strinse le labbra in un’espressione di disapprovazione.
— E tutta questa eleganza per cosa? Dovresti stare ai fornelli fino a stasera. Vai a cambiarti.
Giulia Rinaldi non si scompose. Le porse con calma la busta.
— Ho un impegno, infatti. Questo è per lei. Un pensiero per l’anniversario.
Serena aprì l’involucro con curiosità; quando lesse, sgranò gli occhi.
— Un’intera giornata in una spa? Giulia, ma è delizioso! Solo che oggi è impossibile, devo supervisionare la cena, coordinare i piatti, accogliere gli invitati…
Giulia si sedette di fronte a lei e sostenne il suo sguardo con fermezza.
— Serena Palmieri, non desidera forse presentarsi davanti ad Adele Bruno più radiosa che mai? Immagini la sua faccia quando la vedrà così luminosa. Tutti le chiederanno il segreto. Alla tavola penso io, non si preoccupi.
Seguì un silenzio denso. Le dita di Serena accarezzavano la busta come fosse un oggetto prezioso. L’orgoglio ebbe la meglio sulla prudenza.
— In effetti… Adele si vanta sempre del suo centro estetico. Sarebbe ora di darle una lezione. Marco Pellegrini può accompagnarmi?
— Certamente.
Marco arrivò ancora assonnato, con l’aria contrariata. Ascoltò la proposta, borbottò qualcosa e accettò. Mezz’ora dopo madre e figlio erano fuori casa. L’appartamento piombò in una quiete irreale.
Giulia entrò in camera. Dal fondo dell’armadio tirò fuori un abito nero comprato il giorno prima in un negozio dell’usato e un paio di décolleté dal tacco sottile. Telefonò a un’amica di Martina Sorrentino che arrotondava facendo la truccatrice. Alle cinque del pomeriggio tutto era pronto: capelli raccolti con eleganza, trucco impeccabile, vestito che le disegnava la figura. Si osservò allo specchio e per un attimo non si riconobbe. Nei suoi occhi c’era luce.
In cucina non mise piede.
Gli invitati iniziarono ad arrivare verso le sei e mezza. Beatrice Neri, corpulenta e chiassosa, fu la prima a entrare in salotto. Si bloccò sulla soglia.
La tavola era apparecchiata con cura maniacale: tovaglia candida e stirata alla perfezione, candele già pronte, calici di cristallo che riflettevano la luce, posate disposte per otto persone con precisione geometrica.
Ma non c’era nulla da mangiare.
— Giulia… e gli antipasti? — chiese Beatrice, voltandosi confusa.
— È una sorpresa — rispose lei con un sorriso tranquillo. — Aspettiamo i festeggiati.
Arrivarono gli altri: amiche di Serena, colleghi di Marco. Fiori tra le mani, pacchetti regalo, profumi costosi. Si sedettero scambiandosi occhiate perplesse, fissando il tavolo vuoto. Qualcuno scherzò su una dieta innovativa. Le risate furono brevi e tese.
Giulia versava acqua minerale nei bicchieri. Continuava a sorridere. Attendeva.
Alle sette in punto la porta d’ingresso si aprì. Marco e sua madre fecero ritorno. Serena Palmieri entrò come una regina: il viso fresco dopo il trattamento, la pelle luminosa, i capelli ondulati con cura, le unghie perfette. Si tolse il cappotto con gesto teatrale e avanzò verso il salotto.
Poi si immobilizzò.
Il tavolo spoglio. Otto invitati seduti con espressioni smarrite. Giulia in abito nero, un calice d’acqua tra le dita.
— Ma… che significa tutto questo? — la voce le si spezzò.
