“Le chiavi, adesso.” disse Martina con voce bassa e controllata, intimando che entro stasera non rimanesse nessuno nella sua casa

La casa violata: oltraggio intollerabile al sacrificio.
Storie

— Non ho fatto due lavori per due anni di fila per comprare questa casa in campagna, Andrea. Non mi sono massacrata per permettere a tua madre di trasformarla in un ostello per parenti alla buona. Le chiavi, adesso. E voglio che entro stasera qui non rimanga nessuno. — Martina Longo non alzava la voce. Parlava piano, con quel timbro basso e controllato che in ufficio bastava a zittire un’intera sala riunioni.

Era ferma davanti al cancello spalancato, una mano appoggiata sul cofano ancora rovente dell’auto. Il calore del metallo era nulla in confronto alla vampata che le montava nel petto. Davanti ai suoi occhi si stendeva uno spettacolo che aveva qualcosa di irreale: il suo rifugio, la sua conquista pagata con ferie mai fatte e weekend sacrificati, somigliava a una piazza di paese nel giorno del mercato.

Andrea Parisi le stava di fronte, impacciato. Stringeva in mano un pezzo di pane morsicato e con l’altra cercava di coprire una macchia di ketchup sulla maglietta. Aveva l’aria del ragazzino colto in flagrante, lo sguardo sfuggente, i movimenti nervosi.

— Martina, dai… perché reagisci così? — provò a sorridere, ma gli venne una smorfia storta. — Non sono estranei. C’è Antonio Marchetti con la famiglia, Federica Bianco… Mamma ha solo detto che con una giornata così sarebbe stato un peccato non approfittarne. Siamo parenti, no? Non puoi fare la proprietaria gelosa.

Martina non rispose subito. Spostò lo sguardo oltre la spalla del marito. Sul prato che curava con ostinazione quasi maniacale troneggiava una vecchia utilitaria coperta di polvere, parcheggiata con le ruote affondate nell’erba appena tagliata. Dai finestrini spalancati usciva musica commerciale a tutto volume; i bassi facevano vibrare perfino i vetri di casa.

Più in là, vicino alla veranda, un barbecue smontabile sputava fumo nero e acre: qualcuno aveva esagerato con il liquido infiammabile. Un uomo corpulento in canottiera, paonazzo e sudato, agitava un cartone sulle braci con tale foga che le scintille volavano verso la ringhiera appena ridipinta.

— Parentela? — ripeté lei, e nella voce tintinnò il ferro. — Andrea, li ho incontrati una sola volta, cinque anni fa, al nostro matrimonio. Hanno tentato di rubare una scarpa e sono finiti a litigare con il cameriere. Non è famiglia, è un’invasione. Ti ho lasciato le chiavi perché sistemassi la rete del recinto e dessi una tagliata all’erba. Direi che il risultato è sotto gli occhi di tutti: il prato schiacciato dalle gomme e la rete sorretta, immagino, da quel sacco di carbonella.

Senza attendere risposta, varcò il cancello. I tacchi affondavano nella ghiaia del vialetto. Andrea le camminava dietro, cercando di fermarla senza avere il coraggio di toccarla.

— Amore, ti prego… ormai sono qui. Non possiamo mandarli via così. Mamma ha marinato la carne da ieri sera. Non sapevano che saresti arrivata oggi. Pensavo di fare una cosa tranquilla, tra noi…

— “Tra noi” in dieci su seicento metri quadri? — lo interruppe secca, fermandosi davanti al suo orgoglio: la piccola aiuola rocciosa.

Quello che vide le fece chiudere gli occhi per un istante. Tra le pietre e le piantine rare che aveva ordinato in un vivaio specializzato campeggiava una bottiglia d’acqua da cinque litri già mezza vuota, circondata da una montagna di bicchieri di plastica. Qualcuno aveva pensato bene di usare l’aiuola come tavolo da buffet. Un piatto unto con un cetriolo abbandonato si era incollato ai rami di un ginepro nano.

— Togli tutto. Subito. — indicò con un dito.

— Ma sì, lo facciamo… non farne un dramma — borbottò Andrea, senza muoversi. — Vai almeno a salutare. Guarda, mamma ti sta facendo cenno.

Sulla veranda, accomodata con aria trionfante sulla poltrona di vimini che Martina aveva scelto per leggere in pace con un caffè, sedeva Margherita Ruggiero. Indossava un vestito vistoso e teneva in mano un calice di vino, come un generale che passa in rassegna le truppe. Alla vista della nuora non si alzò nemmeno; sollevò il bicchiere e gridò qualcosa per sovrastare la musica.

Dentro Martina scattò un interruttore. La compassione che fino a un attimo prima provava per il marito si dissolse. Rimase soltanto un fastidio freddo, quasi fisico. Andrea le apparve parte integrante di quel circo, fuori posto quanto i piatti di plastica tra le sue piante.

— Non saluto nessuno. Io non ho invitato ospiti. Sono tornata a casa mia. La casa è intestata a me e il mutuo lo pago io. Vai da tua madre e dille che la festa è finita. Avete un’ora per smontare tutto, raccogliere l’immondizia e spostare quell’auto dal mio prato.

— Ma sei impazzita? — sibilò Andrea, e nei suoi occhi balenò finalmente la paura. — Come faccio a dirglielo? Si offenderanno! Antonio Marchetti è venuto apposta da fuori città. Mamma farà una scenata, lo sai com’è. Non puoi cambiarti, stare con noi un’oretta? Poi se ne andranno da soli. Non fare la stronza, Martina.

Lei sorrise amaro. — Stronza? Quando ho lavorato senza un giorno libero per mettere insieme l’anticipo ero un’eroina. Adesso che pretendo rispetto per casa mia divento la cattiva?

Un bambino sporco di terra, forse di sette anni, le sfrecciò accanto urlando e calciando un pallone gonfiabile. La palla colpì in pieno una tuia appena piantata, spezzandone la punta. Martina ebbe un sussulto, come se avessero colpito lei. Andrea distolse lo sguardo.

— Sessanta minuti, Andrea. Il conto alla rovescia è iniziato. Se tra un’ora qui resterà anche una sola persona che non sia me, chiamo il carro attrezzi per quel rottame e butto io stessa le valigie oltre il cancello. E non mi importerà se finiranno nel fango o tra le ortiche.

Si voltò e si avviò verso l’ingresso, schivando corpi sconosciuti che la osservavano con curiosità e malcelato giudizio. Qualcuno abbassò la voce, altri continuarono a mangiare come se la padrona di casa non esistesse. L’aria era densa di fumo scadente, vino e profumi invadenti. Martina salì i gradini della veranda, sentendo sulla schiena lo sguardo smarrito e inutile di suo marito: la battaglia per riprendersi il silenzio era appena cominciata, e non aveva alcuna intenzione di fare prigionieri.

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