“Si rimetta a posto e sparisca da casa mia!” Chiara spalancò la porta d’ingresso con un gesto secco

Una richiesta assurda e vergognosa scuote le sicurezze.
Storie

Chiara inclinò leggermente il capo, fissando Roberto con uno sguardo interrogativo.

— Quindi i lavori sono terminati? — domandò, lasciando volutamente la frase in sospeso.

— Sì, già dall’anno scorso. È rimasto solo il terzo piano, ma non c’è fretta — rispose lui con una punta d’orgoglio. — Se serve, chiamo un amico e sistemiamo anche quello. Guarda che salotto, ti piace?

A Chiara bastò. Non aggiunse altro. Salutò con una scusa qualsiasi e tornò verso Milano con il sangue che le ribolliva nelle vene.

— Antonio, per te è finita — mormorò stringendo il volante del taxi. — Mi hai usata per un anno intero… Questo non te lo perdonerò mai.

Appena rientrata nel suo appartamento, agì con una lucidità quasi glaciale. Prese due valigie capienti e vi gettò dentro, senza troppi riguardi, vestiti, scarpe, oggetti personali di Antonio. Poi aprì un’app sul telefono per localizzarlo. Sullo schermo comparve il puntino che indicava un ristorante elegante nel centro di Milano.

Caricò i bagagli su un taxi e si fece accompagnare lì. Non ebbe bisogno di entrare subito: attraverso la grande vetrata vide chiaramente Antonio e Nerina seduti a un tavolo, sorridenti, intenti a brindare. Festeggiavano. Evidentemente l’acquisto era andato a buon fine.

Con la mascella contratta per la rabbia, Chiara spalancò la porta del locale. I camerieri cercarono di fermarla, ma lei avanzò decisa, trascinando le due valigie fino al loro tavolo e lasciandole cadere con un tonfo accanto alla sedia del marito.

— Chiara? Ma che fai? — balbettò Antonio, impallidendo.

Senza rispondere, lei aprì la borsa ed estrasse le copie dell’atto di compravendita dell’appartamento. Le sbatté sul tavolo. I fogli scivolarono nel piatto di zuppa di pesce; il brodo si rovesciò, schizzando sulla candida camicetta di Nerina, mentre un gambero finì sui pantaloni di Antonio.

Per un istante Chiara sentì affiorare parole ancora più pesanti, ma non si trattenne comunque. La sua voce risuonò nell’intera sala.

— Parassita! Approfittatore! Traditore! — gridò, attirando l’attenzione di tutti i presenti. — Per dodici mesi hai vissuto sulle mie spalle. Dicevi di non avere un euro, che il lavoro andava male… e intanto compravi casa a tua madre!

Poi si voltò verso Nerina, gli occhi accesi d’ira.

— E lei? Una sanguisuga! Ho messo io i soldi quando si poteva chiedere un mutuo. Vuole farmi credere che suo figlio abbia messo da parte quattro milioni in un anno?

Indicò Antonio davanti agli sguardi attoniti degli altri clienti.

— La lavatrice l’ho pagata io. Le gomme invernali della sua auto pure. Le vacanze? Offerte da me. Il telefono, il computer, perfino i vestiti che indossi li ho comprati io!

Il brusio nel ristorante si trasformò in silenzio teso.

— E per tutto il tempo raccontavi di non farcela, di avere difficoltà economiche. Chiedevi soldi mentre li accumulavi di nascosto. Sei un miserabile.

Antonio tentò di intervenire, ma Chiara lo zittì con un gesto secco.

— Non una parola! Non ho ancora finito. — Respirò a fondo. — Chiederò il divorzio. Mi affiderò al miglior avvocato di Milano e mi riprenderò ogni centesimo che mi hai sottratto con l’inganno. Le tue cose sono qui dentro. — Diede un calcio a una delle valigie.

Si avvicinò di un passo, lo sguardo fermo.

— Se provi a chiamarmi o anche solo ad avvicinarti a meno di un metro da me, ti faccio passare la voglia. Non importa che tu sia più grande o più forte. Con le donne non ci si comporta così. Mai. Con nessuna. E tantomeno con me.

Afferrò il piatto ancora mezzo pieno e rovesciò il resto della zuppa sulla camicia di Antonio.

— Cena conclusa.

A testa alta uscì dal ristorante, lasciandosi alle spalle un silenzio carico di imbarazzo.

Il divorzio fu rapido ma tutt’altro che indolore per lui. L’avvocato di Chiara si rivelò impeccabile: per coprire le somme stabilite, il padre di Antonio dovette perfino vendere l’auto.

Antonio tornò a vivere dai genitori. Ancora oggi è alla ricerca di una donna benestante e docile che possa mantenerlo e contribuire alle spese familiari: il mutuo, dopotutto, non si estingue in pochi mesi. Finora, però, nessuna si è lasciata convincere.

Sei mesi più tardi, Chiara conobbe un uomo affermato, indipendente, capace di starle accanto senza approfittarsi di lei. Con lui scoprì cosa significa essere sostenuta e rispettata. Nacque una bambina, e chi la conosce dice che oggi vive un matrimonio sereno.

Quando, di recente, un’amica le ha chiesto notizie di Antonio, Chiara ha risposto con calma:

— Nessuno entra nella nostra vita per caso. C’è chi ci regala felicità e chi, invece, ci rende più forti.

Poi, dopo una breve pausa, ha aggiunto:

— La pazienza è una virtù, certo. Ma la vita è troppo breve per sopportare a lungo ciò che ci fa soffrire.

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Amore o Soldi