«Dovremmo separarci.»
«Va bene» risposi. «Allora sei tu che fai le valigie e te ne vai.»
Chiara Parisi notò subito che Luca Grassi indossava la camicia migliore, quella color crema comprata insieme per il suo compleanno l’anno prima. Ai piedi aveva le scarpe nuove, lucidissime. Perfino i gemelli ai polsi — oggetti che la domenica, in casa, non metteva mai. Di solito girava in tuta.
Si era preparato, pensò lei. Come per una cerimonia.
— Chiara, dobbiamo parlare — disse lui, fermo davanti alla finestra, senza voltarsi.
Lei appoggiò con calma la tazzina sul tavolo. Il cuore ebbe un sussulto, ma non per paura. Piuttosto per curiosità. Cosa aveva provato lui, mentre sceglieva la camicia? Si aspettava lacrime? Suppliche? Una scenata?

Con sua stessa sorpresa, dentro di sé sentiva solo una quiete limpida.
— Credo sia meglio divorziare — continuò Luca. — Siamo adulti, sappiamo entrambi che è così.
— Lo sappiamo? — domandò lei.
La propria voce la stupì: era serena, quasi interessata.
Luca si girò finalmente. Sul volto gli si dipinse un’ombra di perplessità: non era la reazione che aveva previsto.
— Sì. Quello che c’era tra noi si è spento. Che senso ha fingere?
Chiara si appoggiò allo schienale della sedia.
Ventidue anni di matrimonio. Un figlio cresciuto insieme. Aveva superato l’adolescenza di lui e la sua crisi dei quaranta. E adesso, pensò, forse stava davvero iniziando la sua vera cinquantina.
— Dove pensi che dovrei andare? — chiese con semplicità.
— Beh… — esitò Luca. — Potresti stare un po’ da Alessia Testa. Oppure affittare qualcosa. All’inizio ti darei una mano con le spese.
Alessia. La sorella che non aveva mai nascosto di considerare quel matrimonio un errore.
“Ti darei una mano.” Che generosità.
— E tu invece?
— Io? — Era evidente che non avesse previsto quella domanda. — Non ho ancora deciso. Forse venderò l’appartamento e ne comprerò uno più piccolo, più pratico.
— L’appartamento? — inclinò il capo lei. — Questo qui?
— Certo. Perché?
Chiara si alzò e si avvicinò alla finestra. Luca fece istintivamente un passo indietro.
In strada, studenti con lo zaino camminavano verso scuola: l’anno scolastico era appena iniziato. Il mondo proseguiva come sempre.
— Luca, ti ricordi a nome di chi è registrata questa casa?
— Ma certo, al mio. Perché lo chiedi?
— Al tuo? — ripeté lei, lasciando vibrare nella voce uno stupore che sembrava autentico. — Ne sei davvero convinto?
Per la prima volta, lui parve incerto.
— Naturalmente. È da tempo che ne abbiamo parlato.
