“Raffaele, stai davvero dicendo che per tutti i ponti di maggio rimarrò qui da sola, a fissare i muri?” domandò Ilaria con un filo di voce, mentre lui la guardava con stanca superiorità

È ingiusto e crudele escluderti dall'amore.
Storie

Il sospetto prese consistenza quasi dolorosa.

— Hai visto gli scontrini? — aveva insistito Susanna Lombardi poco prima di andarsene. — Non arrivano da una farmacia. Sono di una gioielleria.

Ilaria ricordava perfettamente quella notifica comparsa sul tablet di Raffaele, rimasto aperto sul tavolo della cucina. Una cifra alta, decisamente troppo alta per un acquisto qualunque. Lui, con aria tranquilla, le aveva spiegato che si trattava dell’anticipo per una polizza assicurativa legata a un nuovo carico di merce.

— Non voglio trasformarmi nella moglie paranoica che controlla ogni movimento, — aveva sussurrato Ilaria.

— Allora diventa lucida, — aveva replicato Susanna con durezza. — Perché se fai finta di niente, la prossima mossa sarà portarla qui. E tu finirai per chiedere permesso perfino per respirare in casa tua.

Rimasta sola, Ilaria aveva vagato da una stanza all’altra come se l’appartamento le fosse improvvisamente estraneo. I dubbi che per mesi aveva spinto in fondo alla mente ora riaffioravano con prepotenza. Rivedeva Raffaele appoggiare il telefono a faccia in giù non appena lei entrava. Sentiva il tono brusco con cui liquidava qualsiasi domanda su come fosse andata la giornata con Caterina. E quell’odore… non talco per bambini, ma un profumo intenso, femminile, troppo sofisticato per una visita a una figlia malata.

Non era rabbia esplosiva, la sua. Era qualcosa di più compatto, più scuro. L’umiliazione di essere trattata come un’idiota accomodante, come una presenza utile e silenziosa.

Prese il cellulare, ma non lo chiamò. Sapeva dov’era l’ufficio della sua azienda e sapeva anche che quel giorno aveva in programma una riunione rapida prima di una partenza “imprevista” fuori città prevista per l’indomani mattina. Peccato che, a quanto pareva, fosse partito già il giorno prima, parlando di documenti urgenti da sistemare.

Si cambiò con calma studiata. Niente jeans macchiati d’argilla e maglioni comodi da laboratorio. Scelse un abito scuro, lineare, che le disegnava la figura con eleganza severa. Si guardò allo specchio un istante, poi chiamò un taxi.

In ufficio, la segretaria — una ragazza giovane dagli occhi inquieti — la informò che l’ingegner Marino era uscito poco dopo pranzo.

— È tornato a casa? — chiese Ilaria.

— No… ha detto che aveva un incontro. Importante. Personale.

Quella parola bastò.

Ilaria conosceva l’indirizzo di Costanza Bellini. Raffaele non lo aveva mai nascosto, anzi quasi se ne vantava, ostentando una trasparenza di facciata: “Non ho niente da occultare, vado da mia figlia”. Il palazzo si trovava in un complesso residenziale elegante dall’altra parte della città.

Durante il tragitto, Ilaria si rese conto che non stava andando lì per urlare. Non cercava una scenata. Cercava la verità. Anche se fosse stata disgustosa.

Quando suonò, nessuno aprì subito. L’ora di viaggio non aveva attenuato la sua determinazione: l’aveva resa fredda, affilata come una lama. Premette di nuovo il campanello, più a lungo.

Finalmente si udì lo scatto della serratura.

La porta si spalancò e sulla soglia apparve Costanza. Non in tuta domestica, non con l’aria affaticata di una madre premurosa accanto a una figlia malata. Indossava un corto kimono di seta color bordeaux, gettato addosso con studiata noncuranza. I capelli spettinati, le labbra lucide.

— Oh… — disse, senza il minimo imbarazzo. Solo una lieve sorpresa, quasi divertita. — Ilaria? Non aspettavamo visite. Caterina dorme.

— Non sono qui per lei, — rispose Ilaria con voce bassa, quasi cavernosa.

In quel momento, dal corridoio comparve Raffaele. Usciva dal bagno con un asciugamano stretto sui fianchi. I capelli ancora bagnati, una sottile graffiatura rossa sul petto. Si stava asciugando il viso con un secondo telo e canticchiava qualcosa sottovoce.

La vide. Si immobilizzò. L’asciugamano gli scivolò leggermente dalle mani.

— Ilaria? — sbatté le palpebre. — Che ci fai qui? Ti avevo detto…

Costanza si appoggiò allo stipite, aggiustando il kimono in modo che si aprisse un poco di più, lasciando scoperta una gamba slanciata.

— Raffaele, occupati di tua moglie, per favore. Non abbiamo ancora finito di parlare della terapia di Caterina.

Il cinismo di quella frase fu talmente sfacciato che per un attimo Ilaria non trovò parole. Guardava l’uomo che aveva considerato il suo punto fermo, quello che si proclamava onesto, responsabile. E ora davanti a lei c’era uno sconosciuto, colto sul fatto ma ancora intento a salvare le apparenze.

Raffaele fece un passo avanti, cercando di assumere un’aria autoritaria.

— Mi stavi seguendo? Sei impazzita? Ti ho detto chiaramente di restare a casa!

Ilaria non urlò. Non si lanciò contro Costanza. Rimase immobile, osservandoli entrambi con uno sguardo lento, attento, come se volesse imprimere nella memoria ogni dettaglio di quella scena miserabile.

Dentro di lei qualcosa si spezzò in silenzio. E non fece alcun rumore.

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Amore o Soldi