“Ma ti sei montata la testa, Alessia Pellegrini, o fai solo finta di non capire?” esclamò Ornella dalla cucina, trasformando il bilocale in un’aula del consiglio comunale

Una scena assurda, intollerabile e stranamente commovente.
Storie

— Vi chiamate “famiglia” solo quando vi serve una mano — proseguì Alessia Pellegrini, senza alzare la voce ma con una fermezza che tagliava l’aria. — Siete parenti quando c’è da mettere le mani sui metri quadri, prendere la residenza e dettare condizioni.

Ornella Bellini scattò sulla sedia.

— Ma ti rendi conto di come parli? Io mi sto spendendo per voi! Pensi che mi faccia piacere sapere che mio figlio vive in casa d’altri come un ospite tollerato?

— Luca non è un ospite. È un uomo adulto che da due anni ripete che “sta per fare il salto” e guadagnerà di più, ma intanto, puntuale come un orologio, a metà mese chiede un bonifico alla moglie.

Luca Gentile lasciò cadere l’osso nel piatto con un colpo secco.

— Questo adesso che c’entra?

— C’entra eccome. Sono stanca di fingere che qui sia tutto equo. Volevate un confronto familiare? Bene, togliamo le scenografie. Chi paga le bollette? Io. Chi ha versato l’anticipo per chiudere il mutuo della casa di campagna di tua madre lo scorso autunno? Sempre io. Vuoi che ripeta le cifre? E l’auto riparata “perché lo stipendio era in ritardo”? Anche lì, guarda caso, il mio conto. E poi dovrei ascoltare la favola del povero figlio che non si sente padrone in casa.

— Mi stai rinfacciando tutto? — sbottò lui, alzandosi in piedi.

— No. Sto elencando fatti. Non è la stessa cosa.

Ornella batté il palmo sul tavolo.

— Lo hai schiacciato con i soldi! Ecco la verità. Per te esistono solo ricevute e bonifici. Una moglie deve rispettare il marito, non fargli la contabilità!

— Una moglie non deve accettare di essere presa in giro nella propria cucina — replicò Alessia, secca. — E basta con queste lezioni su come si vive. A casa vostra potete comandare. Qui no.

Paola Bellini intervenne con un sorriso tirato.

— Non c’è bisogno di alzare i toni. Si può trovare un accordo. Intestare una quota, tutto qui. Luca si sentirebbe più sicuro. Tu avresti pace. Tua suocera starebbe tranquilla. E magari si sistemerebbe anche il bagno.

Alessia rise piano.

— Mi commuove soprattutto quel “già che ci siamo sistemiamo il bagno”. Avete uno schema preciso? Prima la quota, poi la residenza, poi “Paola resta qualche settimana”, poi “mettiamo solo un armadio”, poi “chiudiamo il balcone, dividiamo le spese”. E alla fine sarei io l’ingrata attaccata ai centesimi?

Luca fece una smorfia.

— È impossibile parlare con te. Parti sempre dal presupposto che ci sia un secondo fine.

— Perché di solito il secondo fine è seduto a tavola e sta finendo il pollo.

Fece un passo verso di lei.

— Stai esagerando.

— No. Esagerare è venire a misurare le pareti di casa mia, con la moglie ancora seduta al tavolo, per decidere quali buttare giù. Io mi limito a chiamare le cose col loro nome.

Ornella si alzò, mani sui fianchi.

— Allora ascolta bene. O smetti di fare la proprietaria terriera, o questo matrimonio non durerà.

— È una minaccia?

— È un avvertimento. Nessun uomo resta dove gli ricordano ogni giorno che non possiede nulla.

— Davvero? E non conta che lui non abbia proposto niente di suo, se non idee suggerite da sua madre?

— Io ho parlato! — ribatté Luca. — Ho detto che dobbiamo vivere normalmente! Senza il tuo continuo “questo è mio, questo era di mia nonna, non toccare”. Che sono, il custode di un museo?

— Non sei un custode. Sei qualcuno che ha scambiato il matrimonio per un pass gratuito su un immobile.

— Tienitela, allora, la tua casa!

— Perfetto. Problema risolto.

Alessia prese il sacchetto dal davanzale, aprì l’armadio dell’ingresso e iniziò a tirar fuori le cose di Luca con calma chirurgica. La giacca finì sul pavimento. I jeans dietro. La borsa da palestra scivolò ai suoi piedi. Una scatola piena di cavi e caricabatterie atterrò sopra il mucchio.

— Che stai facendo? — balbettò lui.

— Ti agevolo. Se qui ti senti così fuori posto, vai dove ti accolgono come padrone fin dal primo passo. Da tua madre.

— Alessia! — gridò Ornella. — Sei impazzita?

— Sono lucidissima. Non lo sono mai stata così tanto negli ultimi cinque anni.

— Lo stai cacciando di casa?!

— No, Ornella Bellini. Sto eliminando un problema che voi chiamavate famiglia.

Luca afferrò la manica della giacca.

— Basta con questa sceneggiata.

— La sceneggiata è finita quando avete deciso di spartirvi casa mia senza chiedermi nulla. Adesso è il momento dei titoli di coda. Uscita a sinistra.

Paola fu la prima a dirigersi verso l’ingresso.

— Io vado. Non sono fatta per queste tragedie.

— Scelta saggia — annuì Alessia. — E non dimentichi le sue borse. Hanno un’aria minacciosa.

Ornella era paonazza.

— Ma come ti permetti! Potrei essere tua madre!

— L’età dovrebbe portare misura, non arroganza.

— Ingrata! Siamo venute con le migliori intenzioni!

— Con le migliori intenzioni si suona il campanello e si porta un dolce. Non un metro e un progetto di trasloco.

Luca provò a prenderla per il braccio.

— Parliamone con calma. Senza fare scenate.

Alessia si liberò con uno strappo.

— La calma era possibile ieri. O la settimana scorsa. Quando potevi dire: “Mamma, basta”. Non l’hai fatto. Hai aspettato che cedessi io. Non succederà.

— La stai facendo più grande di quello che è.

— E tu ti sei venduto per metà appartamento.

Lui rise amaramente.

— Certo, io sono quello venale. Tu invece la santa.

— No. Sono solo stanca. E furiosa. Almeno io non fingo.

Ornella sibilò:

— Rimarrai sola. Con questo carattere nessuno ti sopporterà.

— Meglio sola che con qualcuno che misura il corridoio per metterci un armadio.

— Chi credi che ti voglia!

— Di sicuro non voi. Ed è un sollievo.

Dall’ingresso, Paola mormorò:

— Luca, muoviti.

Ma lui restava immobile, fissando Alessia come se la vedesse per la prima volta.

— Quindi è finita? Per una discussione?

— Non per la discussione. Per te. Perché non sei un marito, sei l’estensione di tua madre. Perché davanti a ogni problema dici solo “Alessia, non esagerare”. Perché ti è comodo vivere a spese mie e offenderti se non ti consegno le chiavi di tutto. E soprattutto perché ancora adesso non capisci dove sta il punto.

Luca afferrò la borsa con rabbia e cominciò a infilarci dentro i vestiti alla rinfusa, senza più guardarla negli occhi.

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Amore o Soldi