…che i beni ricevuti per donazione, successione o a titolo gratuito appartengono esclusivamente al coniuge che li ha acquisiti e non rientrano nella comunione legale.
Le parole del magistrato caddero come un macigno. Alessandro Sorrentino si lasciò ricadere sulla sedia, pallido, come se qualcuno gli avesse tolto l’aria dai polmoni. Sua madre si coprì il volto con le mani, incapace di guardare.
— Ma stiamo divorziando… — balbettò lui con voce roca. — Se ci separiamo, davvero non mi spetta nulla?
Giulia Leone lo fissò senza esitazione.
— Ti resterà ciò che hai guadagnato con il tuo lavoro. L’appartamento intestato a te e la tua auto.
— Giulia, non fare così. Abbiamo condiviso otto anni della nostra vita. Non provi nemmeno un po’ di compassione?
Lei sollevò appena il mento.
— Compassione? Quando mi hai dato della nullità, qualcuno si è preoccupato per me?
— Ho parlato d’impulso. Mi dispiace. Possiamo ancora sistemare le cose, non è necessario separarci…
— No, Alessandro. Hai mostrato chi sei davvero. Nel momento in cui hai creduto che fossi senza un soldo, mi hai voltato le spalle.
— Non sapevo dell’eredità!
— Appunto. Mi amavi per un denaro che pensavi non esistesse.
L’ironia lo sfiorò senza essere compresa. Continuò a insistere, quasi supplicando.
— Riflettici. Abbiamo una casa, una macchina, potremmo vivere serenamente.
— Con i miei soldi?
— Intendevo… con i nostri.
Un’ombra attraversò lo sguardo di Giulia.
— Non esiste più nessun “noi”, Alessandro. L’hai detto tu per primo.
Dopo una breve sospensione, il giudice pronunciò la sentenza: il matrimonio tra Alessandro Sorrentino e Giulia Leone era sciolto. I beni acquistati durante l’unione sarebbero rimasti a chi risultava intestatario. L’eredità ricevuta da Giulia non era oggetto di divisione.
— L’udienza è tolta — concluse il magistrato.
Alessandro rimase seduto, lo sguardo fisso sul pavimento lucido dell’aula. Sua madre singhiozzava piano; Serena Medici, la sorella, osservava alternativamente lui e Giulia, visibilmente a disagio.
— Alessandro — disse Giulia rivolgendosi ormai al suo ex marito — ti auguro di incontrare una donna che ti ami per ciò che sei, non per ciò che possiede.
— Non andartene così… — tentò di fermarla.
— Perché no? Sei stato tu a dire che volevi liberarti di me.
— Ho cambiato idea!
— Io no.
Attraversò l’aula a testa alta. Non vedeva più davanti a sé l’uomo che aveva sposato, ma qualcuno che aveva scelto di distruggere il loro futuro con le proprie mani. Fuori, l’aria autunnale era limpida e il sole illuminava i gradini del tribunale. Giulia prese il telefono e compose un numero.
— Buongiorno, sono Giulia Leone. Mi aveva parlato di quella casa in campagna… Sì, vorrei fissare una visita al più presto.
Alessandro restò davanti al palazzo di giustizia con la madre e la sorella. La donna si lamentava sottovoce:
— Alessandro, ti rendi conto? Ventitré milioni di euro!
— Mamma, come potevo immaginarlo?
Serena scosse il capo.
— Avresti dovuto conoscere meglio tua moglie. Otto anni insieme e ignoravi tutto dei suoi parenti.
— Non me ne ha mai parlato!
— Forse perché tu non hai mai chiesto. Pensavi solo a te stesso.
Non seppe replicare. In effetti, in otto anni non si era mai interessato davvero al passato di Giulia, alle sue radici. L’aveva considerata una donna insignificante, senza legami né storia.
Un mese dopo, seppe che Giulia aveva acquistato la casa di campagna e aveva iniziato a lavorare in una galleria d’arte. La incontrò per caso in un bar del centro. Sembrava più giovane, distesa, quasi luminosa.
— Giulia… — si avvicinò al tavolino.
— Alessandro — rispose lei con un cenno educato.
— Come stai?
— Bene. Mi sto ambientando nel nuovo lavoro e sistemo la casa.
Lui esitò.
— Senti, forse potremmo…
— No — lo interruppe con calma. — Qualunque cosa tu stia per dire, la risposta è no.
— Sono cambiato, te lo giuro!
— Ne sono felice. Ma non mi riguarda più.
Si alzò, lasciò il denaro per il caffè e uscì senza voltarsi. Alessandro rimase solo, comprendendo finalmente di non aver perso soltanto una moglie e una fortuna, ma la persona che per otto anni gli era stata accanto con fiducia e affetto. Quando l’aveva creduta un peso, l’aveva scacciata senza pietà.
Ora Giulia viveva nella sua casa immersa nel verde, lavorava in ciò che amava e viaggiava quando poteva. Alessandro, invece, contava ogni euro e si tormentava con un pensiero inutile: se solo fosse possibile tornare indietro. Ma il tempo, come la fiducia tradita, non concede seconde occasioni.
