“Finalmente mi sono liberato di quella nullità senza un soldo” dichiarò mio marito annunciando il divorzio, poi rimase senza parole alla scoperta della mia eredità

Quella crudele ingiustizia pesava come una condanna.
Storie

«Finalmente mi sono liberato di quella nullità senza un soldo», dichiarò mio marito il giorno in cui chiese il divorzio. Ma quando venne a sapere della mia eredità, rimase senza parole.

Era un pomeriggio di ottobre quando Alessandro Sorrentino rientrò a casa con un’espressione insolitamente rigida. Giulia Leone stava preparando la cena, tagliava con calma le verdure per un’insalata. Le bastò uno sguardo per capire che qualcosa non andava: in otto anni di matrimonio non lo aveva mai visto così teso.

«Giulia, dobbiamo parlare», disse entrando in cucina e fermandosi accanto al tavolo.

Lei posò il coltello, si asciugò le mani e lo fissò con attenzione. Nel tono di lui c’era una freddezza che la mise in allarme.

«Ho depositato la richiesta di divorzio. Stamattina sono stato in tribunale.»

Le parole sembrarono restare sospese tra loro. Giulia inspirò lentamente, si asciugò di nuovo le dita nel canovaccio, come per guadagnare tempo e assimilare il colpo.

«Per quale motivo?» domandò con una calma quasi disarmante.

Alessandro incrociò le braccia sul petto. «Sono stufo di mantenerti. Mi spacco la schiena di lavoro mentre tu resti a casa senza concludere nulla. Hai trentadue anni e mi pesi addosso come un macigno.»

Giulia piegò con cura il canovaccio e lo appoggiò sul ripiano. Non si affrettò a replicare. Otto anni prima aveva sposato un programmatore ambizioso, pieno di progetti e promesse. All’inizio avevano deciso insieme che lei si sarebbe occupata della casa finché non fossero arrivati dei figli. I figli, però, non erano mai arrivati, e con il tempo per lei era diventato sempre più difficile rientrare nel mondo del lavoro.

«Va bene», rispose semplicemente.

Alessandro si aspettava lacrime, accuse, suppliche. Quella reazione pacata lo spiazzò.

«Non pensare di ottenere qualcosa da questo divorzio», aggiunse con durezza. «L’appartamento è intestato a me, l’auto pure. Non hai investito nulla nella nostra famiglia.»

«Capisco.»

«Domani incontriamo l’avvocato. Ho già predisposto tutti i documenti.»

Il giorno seguente, nella sala riunioni dello studio legale, Alessandro sedeva con aria sicura di sé. Abito impeccabile, cartellina ordinata davanti. Giulia arrivò con un vestito semplice e una borsa piccola, quasi anonima.

«Così ti voglio, senza scenate», mormorò lui quando l’avvocato uscì un attimo per prendere un caffè. «Mi sono tolto di dosso un peso morto. Senza di me finirai in rovina, ma non sarà più un mio problema.»

Giulia corrugò appena la fronte. Faticava a credere che quell’uomo, con cui aveva condiviso otto anni di vita, potesse parlare così. Tuttavia non reagì: si limitò ad abbassare lo sguardo.

In quel momento il telefono di Alessandro squillò. Sul display comparve il nome di sua madre.

«Alessandro, allora? Avete incontrato quella… come si chiama?» La voce della donna era così alta che si udiva chiaramente.

«Sì, mamma, procede tutto secondo i piani.»

«Bravo, figlio mio. Tu meriti di meglio, non un fardello del genere. Te l’ho sempre detto che avevi scelto male.»

Alessandro lanciò un’occhiata a Giulia, in attesa di una reazione. Lei, invece, era seduta composta, sfogliava con attenzione alcuni fogli nella propria cartellina.

«Ne parliamo a casa», concluse lui, chiudendo la chiamata.

«Tua madre non ha torto», intervenne all’improvviso Giulia. «Meriti davvero di meglio.»

Lui rimase interdetto. Si aspettava rabbia, non consenso.

Quando l’avvocato rientrò, passarono ai dettagli pratici. L’appartamento risultava intestato ad Alessandro, così come l’automobile. Non c’erano risparmi comuni, né figli. In apparenza, una separazione lineare.

«Esiste qualche bene da dividere?» chiese il legale con tono formale.

«No», rispose prontamente Alessandro. «Mia moglie non possiede nulla.»

«E lei, Giulia Leone?»

«Nulla», confermò con tranquillità.

Una settimana più tardi si tenne la prima udienza. Alessandro arrivò accompagnato dalla madre e dalla sorella, Serena Medici. Si sedettero tra il pubblico con aria determinata, pronti a sostenerlo.

«Onorevole giudice, il nostro matrimonio è finito», esordì Alessandro. «Mia moglie non lavora, vive esclusivamente dei miei guadagni. Non abbiamo beni in comune né figli. Chiedo che il divorzio venga concesso al più presto.»

Serena annuiva con convinzione a ogni parola. Anche la madre lo osservava con evidente approvazione.

«Giulia Leone, concorda con quanto dichiarato da suo marito?» domandò il giudice.

Lei si alzò lentamente. «Sono d’accordo per quanto riguarda il divorzio. Sul resto…» lasciò la frase sospesa, attirando su di sé l’attenzione silenziosa dell’intera aula.

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Amore o Soldi