“Finalmente mi sono liberato di quella nullità senza un soldo” dichiarò mio marito annunciando il divorzio, poi rimase senza parole alla scoperta della mia eredità

Quella crudele ingiustizia pesava come una condanna.
Storie

Alessandro Sorrentino rimase immobile, come se qualcuno gli avesse tolto l’aria dai polmoni. Serena Medici sbiancò all’istante, mentre sua madre si portò una mano al petto, sconvolta. Nella stanza calò un silenzio teso, rotto solo dal fruscio dei fogli sul banco del giudice.

— Non è possibile! — esplose Alessandro, con la voce incrinata dall’agitazione. — Perché non me ne hai mai parlato?

Giulia Leone lo fissò senza scomporsi.
— A quale scopo? — replicò con calma tagliente. — Mi hai sempre definita una nullatenente. Perché avrei dovuto discutere di soldi con chi mi considerava tale?

— Ma… noi stiamo divorziando! O meglio, il divorzio è già avviato!

— Esatto. Tuttavia l’eredità è arrivata quando eravamo ancora sposati. E, come è stato appena chiarito, ciò che si riceve per successione resta un bene personale e non rientra nella comunione.

Alessandro cercava di mettere insieme i pezzi. Solo il giorno prima si era compiaciuto all’idea di chiudere il matrimonio senza alcuna perdita economica. Ora, invece, stava realizzando che quella decisione gli sarebbe costata una fortuna.

— Di che cifre stiamo parlando? — domandò infine, con un filo di voce.

Giulia rispose con precisione quasi notarile:
— L’appartamento in centro vale circa otto milioni di euro. La casa di villeggiatura si aggira sui due milioni. Il deposito bancario è di un milione e mezzo. In totale undici milioni e mezzo. La quota che avresti preteso, se fosse stata divisibile, sarebbe stata di cinque milioni e settecentocinquantamila euro.

Quelle cifre rimbombarono nell’aula come un tuono improvviso. Serena trattenne il respiro; la madre, pallidissima, iniziò a sventolarsi con un fascicolo.

All’improvviso Alessandro cambiò tono.
— Giulia, cara… forse stiamo correndo troppo. Potremmo riflettere meglio, con calma.

— No — rispose lei senza esitazione. — Sei stato tu a dire che non volevi più “mantenere una poveraccia”. E, per tua informazione, ho già incaricato un legale per la divisione dei beni comuni.

— Un legale? Quale legale?

— Lo stesso professionista che hai scelto tu per il divorzio. Ho scoperto che è estremamente competente.

Il giudice esaminava attentamente i documenti consegnati da Giulia. L’atmosfera era elettrica. Alessandro tamburellava nervosamente le dita sul tavolo; Serena cercava di sussurrargli qualcosa all’orecchio, ma lui non sembrava nemmeno sentirla.

— Signor giudice — intervenne bruscamente Alessandro alzandosi in piedi — desidero ritirare la mia richiesta di divorzio.

— È troppo tardi — dichiarò Giulia con fermezza. — Io confermo la volontà di separarmi e chiedo che si proceda con la divisione di quanto previsto dalla legge.

— Giulia, possiamo parlarne a casa, con tranquillità — tentò ancora lui, forzando un sorriso.

— A casa non c’è nulla da discutere. Le tue parole sono state molto chiare: volevi liberarti di me.

Il giudice invitò entrambe le parti a produrre la documentazione definitiva relativa ai diritti di proprietà. Giulia si alzò e, con gesto sicuro, estrasse altri atti dalla cartellina.

— Oltre ai beni già menzionati, ricevuti da mia zia Beatrice Ruggiero — annunciò con voce pacata — c’è un ulteriore immobile.

Alessandro sollevò di scatto la testa, gli occhi spalancati.

— Un secondo appartamento, trilocale, sempre in centro a Milano — proseguì lei, depositando i fogli davanti al magistrato. — Mia zia possedeva due proprietà. Le ha lasciate entrambe a me.

Il colore abbandonò il volto di Alessandro. Restò seduto, rigido, incapace di articolare un pensiero coerente.

— È assurdo… — mormorò la madre, sconvolta. — Da dove spunta fuori una zia così facoltosa?

— A differenza vostra, non ho mai sentito il bisogno di ostentare — replicò Giulia con freddezza. — Qui ci sono tutti i certificati.

Il giudice controllò con scrupolo timbri, firme e allegati.
— L’immobile di via Manzoni, numero diciassette, risultava intestato a Beatrice Ruggiero. Dal testamento si evince che, alla sua scomparsa, la proprietà è stata trasferita alla nipote, Giulia Leone — lesse ad alta voce.

I parenti di Alessandro, che fino a poco prima avevano sorriso con sufficienza, abbassarono lo sguardo. Serena stringeva nervosamente la borsa; la madre sembrava sul punto di svenire.

— Qual è il valore di questo secondo appartamento? — riuscì a chiedere Alessandro, con enorme sforzo.

— La perizia lo stima intorno ai dodici milioni di euro — rispose il giudice consultando il documento allegato.

Alessandro tentò di parlare, ma le parole gli si bloccarono in gola. Il totale dell’eredità superava ormai i ventitré milioni di euro.

— Un momento! — esclamò improvvisamente, aggrappandosi a un’ultima speranza. — Se l’eredità è arrivata durante il matrimonio, allora metà spetta comunque a me!

Il giudice lo fissò con sguardo fermo.
— Si sbaglia. Il Codice Civile stabilisce chiaramente che i beni acquisiti per donazione o successione restano esclusivamente personali e non sono soggetti a divisione, come previsto dall’articolo…

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Amore o Soldi