«Non ho altro da aggiungere» concluse Giulia con voce pacata.
Il giudice la osservò per un istante. «Per quale motivo non intende replicare alle affermazioni di suo marito?»
«Perché non lo ritengo necessario» rispose lei, senza esitazione.
Tra il pubblico, Alessandro Sorrentino e i suoi parenti si scambiarono uno sguardo complice. Serena Medici lasciò persino trapelare un sorrisetto soddisfatto: tutto stava procedendo esattamente come avevano previsto. Giulia non opponeva resistenza, non chiedeva assegni, non rivendicava nulla.
«Bene» dichiarò il magistrato. «Fisso la prossima udienza per il ventisette ottobre. Entro quella data dovranno essere depositati tutti i documenti richiesti.»
All’uscita dall’aula, Alessandro commentò con aria trionfante: «Avete visto com’è stato semplice? Non ha nemmeno tentato di ottenere qualcosa. Sa benissimo che senza di me non è nessuno.»
«Hai fatto la scelta giusta, Alessandro» approvò Caterina Sanna, con tono compiaciuto. «Adesso potrai rifarti una vita con una donna più adatta a te.»
«Almeno non ti si è aggrappata addosso» aggiunse Serena. «In questo, bisogna ammetterlo, è stata furba.»
Nel frattempo, a casa, Giulia era seduta al tavolo con una cartellina aperta davanti a sé. Sistemava con cura i fogli, controllando ogni dettaglio. Poi prese il cellulare e compose un numero.
«Notaio Elena Vladimirovna? Sono Giulia Leone. Mi disse di chiamarla quando fossi pronta.»
«Certamente, mi ricordo. È successo qualcosa?»
«Mio marito ha avviato la procedura di divorzio. Domani c’è un’altra udienza. Possiamo incontrarci?»
«Venga pure alle dieci. Non perdiamo tempo.»
Il giorno seguente Giulia entrò nello studio della notaia. Elena Vladimirovna era una donna sui cinquant’anni, impeccabile nel suo completo scuro, dallo sguardo attento e metodico.
«Mi aggiorni» disse, intrecciando le mani sulla scrivania. «Cosa è cambiato dall’ultima volta?»
«La causa è ufficiale. E domani si torna in tribunale.»
«Allora dobbiamo muoverci in fretta. Ha portato tutta la documentazione?»
Giulia fece scivolare la cartellina sul tavolo. «È tutto qui.»
La professionista esaminò con scrupolo i certificati, annotò alcune osservazioni, poi alzò lo sguardo. «È certa di voler mantenere il riserbo fino alla conclusione del divorzio?»
«Assolutamente sì. Preferisco che Alessandro scopra tutto al momento opportuno.»
«Come desidera. Firmiamo questi atti e tra sei mesi la situazione sarà formalmente definita.»
Rientrata a casa, Giulia ripose i documenti con estrema attenzione. L’indomani sarebbe stata l’ultima udienza. E Alessandro avrebbe finalmente conosciuto la verità.
Quella sera ricevette una chiamata da Serena.
«Ciao, Giulia. Dimmi una cosa: confermi che non avanzerai pretese economiche nei confronti di Alessandro?»
«Lo confermo.»
«Perfetto. Temevamo un ripensamento all’ultimo minuto.»
«State tranquille. Andrà tutto in modo corretto.»
«Ottimo. Allora a domani.»
Giulia chiuse la conversazione con un lieve sorriso. Presto la cognata avrebbe compreso cosa significasse davvero “in modo corretto”.
La mattina del ventisette ottobre, tutti erano presenti in aula. Alessandro appariva rilassato, chiacchierava persino con i familiari come se si trovasse a un incontro informale. Giulia sedeva composta, la cartellina poggiata accanto a sé.
«Il tribunale esamina la domanda di scioglimento del matrimonio tra Alessandro Sorrentino e Giulia Leone» annunciò il giudice.
«Signor giudice» esordì Alessandro con sicurezza, «abbiamo deciso definitivamente di separarci. Non abbiamo rivendicazioni reciproche.»
«Signora Leone, conferma?»
«Confermo la volontà di divorziare. Tuttavia desidero porre una questione relativa ai beni.»
Alessandro si voltò di scatto verso di lei. Non si aspettava quella svolta.
«Quali beni?» ribatté, irritato. «Non possiedi nulla.»
«In realtà sì» replicò Giulia con calma, estraendo alcuni fogli dalla cartellina. «Ho ricevuto un’eredità da mia zia, Beatrice Ruggiero.»
Nell’aula calò un silenzio improvviso. Alessandro sgranò gli occhi; Caterina si sporse in avanti; Serena rimase immobile, a bocca aperta.
«Che eredità?» sussurrò Alessandro.
«Sei mesi fa mia zia è venuta a mancare. Mi ha lasciato il suo appartamento in centro a Milano, una casa di villeggiatura nell’hinterland e un consistente deposito bancario. I documenti ufficiali mi sono stati consegnati ieri.»
Il giudice prese in esame le carte con attenzione. «I beni acquisiti per successione ereditaria restano di proprietà esclusiva dell’erede e non rientrano nella comunione da dividere» precisò con tono formale.
Alessandro Sorrentino si irrigidì sulla sedia, mentre il significato di quelle parole cominciava lentamente a farsi strada nella sua mente.
