“dovete lasciare subito l’appartamento. Per favore.” disse Arianna a voce bassa, il volto pallido e il portatile con il segnale della registrazione appena spento

Quell'invasione familiare fu profondamente intollerabile e devastante.
Storie

La porta della stanza si socchiuse appena. Giorgia infilò dentro la testa con la naturalezza di chi non si rende conto di entrare in territorio proibito.

«Arianna, hai per caso un caricatore per l’iPhone? Il mio è morto…»

Arianna alzò una mano, secca, inequivocabile: silenzio. Sono in riunione.

Giorgia fece spallucce e, invece di uscire, bisbigliò a voce così alta che probabilmente l’avevano sentita anche a Londra:

«Tranquilla, non facciamo rumore. Stiamo in cucina.»

Cinque minuti dopo, l’odore del pollo arrosto aveva già invaso ogni angolo dell’appartamento. Dopo altri cinque, arrivò un colpetto alla porta.

«Arianna, tesoro, dov’è la padella grande? Quella piccola non la trovo.»

Arianna disattivò il microfono, disse qualcosa in inglese alla videocamera con un sorriso tirato, poi si alzò e uscì nel corridoio.

«Renata, sono in riunione. Una riunione importante.»

«Sì, sì, ho capito.» La suocera agitò una mano, come se quello fosse un dettaglio trascurabile. «Devo solo girare il pollo, faccio in un attimo.»

Fu allora che qualcosa, dentro Arianna, si spezzò del tutto.

Rimase ferma sulla soglia, le cuffie scivolate attorno al collo, mentre sullo schermo del portatile lampeggiava un messaggio del responsabile del progetto. Davanti a lei c’erano Renata, Giorgia e zia Serena, tutte e tre con quell’espressione offesa e incredula, come se fosse lei l’intrusa in casa propria.

«Vi chiedo di andarvene,» disse Arianna. E questa volta la sua voce non tremò. «Adesso.»

Giorgia sbuffò, teatralmente.

«Ecco, ci risiamo. La nuora ha un’altra crisi. Lo diremo a Corrado.»

«Diteglielo pure,» rispose Arianna, con una calma che sorprese persino lei. «E lasciate tutte le copie delle chiavi sul mobile dell’ingresso. Tutte.»

Il silenzio cadde pesante. Talmente fitto che si sentiva solo la pentola borbottare sul fornello.

Fu Renata la prima a riprendersi.

«Ma tu… tu chi ti credi di essere?» La sua voce salì di tono, sottile e tagliente. «Io sono la madre di tuo marito!»

«Sì, lei è la madre di mio marito.» Arianna annuì lentamente. «E io sono la padrona di questa casa. Non accetterò più che entriate senza avvisare durante il mio orario di lavoro, che cuciniate, mangiate, lasciate disordine e ve ne andiate quando vi fa comodo.»

Zia Serena, che fino a quel momento era rimasta in disparte, si alzò con un sospiro.

«Ragazze, andiamo. Non serve fare una scenata.»

«La scenata ci sarà eccome!» sbottò Renata, gettando il mestolo nel lavello con un colpo secco. «Corrado saprà benissimo come tratti sua madre!»

«Corrado sa già tutto,» disse Arianna a bassa voce. «E stasera ne parleremo una volta per tutte. Ora, per favore, uscite.»

Si spostò di lato, liberando il passaggio.

Giorgia afferrò la borsa e si avviò borbottando parole come “isterica” e “ingrata”. Zia Serena la seguì senza aggiungere altro, scuotendo appena la testa.

Renata fu l’ultima a muoversi. Aveva gli occhi lucidi, ma Arianna non avrebbe saputo dire se per dolore, rabbia o puro orgoglio ferito.

«Te ne pentirai,» sibilò. «Te lo prometto.»

«Può darsi,» rispose Arianna. «Ma come prima non ci vivrò più.»

La porta si richiuse. La serratura scattò.

Solo allora Arianna si appoggiò al muro e, lentamente, scivolò fino a sedersi sul pavimento.

Era finita.

O forse era appena cominciata.

Rimase così per quasi dieci minuti, immobile, finché sul telefono comparve un messaggio di Corrado.

“Mamma mi ha chiamato. Sta piangendo. Dice che le hai cacciate. Arianna, che è successo?”

Lei iniziò a scrivere una risposta, la cancellò, poi ricominciò da capo.

“Vieni a casa. Dobbiamo parlare seriamente. Oggi decidiamo tutto, una volta per sempre.”

Si alzò con fatica e andò in cucina. La minestra si era raffreddata. Sul tavolo c’erano il pollo lasciato a metà, tre piatti sporchi, briciole ovunque e una chiazza d’olio vicino ai fornelli.

Arianna spalancò la finestra per far uscire quell’odore denso e appiccicoso.

Poi prese il telefono e modificò le impostazioni del citofono, cambiando il codice d’ingresso. Subito dopo chiamò un fabbro e fissò un appuntamento per il giorno seguente: avrebbe sostituito la serratura.

Solo a quel punto tornò al portatile e scrisse al responsabile del progetto: “Mi scuso per i problemi tecnici. Sono disponibile a riprendere la riunione in qualunque momento sia comodo per voi.”

E soltanto allora si concesse di piangere. Piano, senza singhiozzi, lasciando semplicemente che le lacrime scendessero.

Perché lo sapeva: la parte più difficile doveva ancora arrivare.

Corrado sarebbe rientrato presto. E avrebbe dovuto scegliere.

O avrebbero stabilito insieme nuove regole.

Oppure… Arianna non riusciva nemmeno a immaginare che cosa ci fosse dopo quell’oppure.

Ma una cosa era certa: tornare indietro non era più possibile.

Amore o Soldi