quello che lei aveva acquistato prima ancora che ci sposassimo.
— E con questo? Siete marito e moglie!
— Significa che, dal punto di vista legale, io lì ho solo la residenza. La proprietà è sua.
— Ma tu sei suo marito!
— Appunto. È per questo che vivo con lei. Tu, invece, no.
Dall’altra parte della linea calò un silenzio pesante, più eloquente di qualunque risposta. Massimiliano rimase immobile, con il telefono premuto all’orecchio, aspettando.
— Quindi tu… tu stai dalla sua parte? — mormorò infine Martina, e la sua voce si incrinò. — Contro tua sorella?
— Sto cercando di capire che cosa è successo davvero — rispose lui, stanco fino alle ossa. — Martina, dimmi la verità. Hai pulito quando sporcavi?
— Beh… non proprio sempre…
— Hai lavato i piatti?
— Massimiliano…
— Martina. Sì o no.
— Qualche volta me ne dimenticavo — borbottò lei.
— Hai portato gente in casa senza avvisare prima?
— Una volta sola…
— Quante volte?
Ci fu un’altra pausa.
— Due — ammise a bassa voce. — Forse tre.
— E hai preso le cose di Claudia senza chiederle il permesso.
— Era solo un vestito! E volevo rimetterlo a posto!
— Con una macchia di vino sopra.
Martina tirò su col naso.
— Massimiliano, perché mi parli così? Non l’ho fatto apposta! Io pensavo solo… insomma, siamo una famiglia…
— Essere una famiglia non autorizza nessuno a comportarsi da maleducato — disse lui, sentendo crollare una dopo l’altra le ultime giustificazioni che si era costruito in testa. — Ti sei comportata come una ragazzina viziata, Martina. E Claudia aveva tutto il diritto di mandarti via.
— Però…
— No. Adesso ascoltami bene. Questa sera puoi tornare. Dalle otto alle nove. Prendi tutto quello che è rimasto lì, chiedi scusa a Claudia — e intendo scuse vere, da adulta — e poi te ne vai. Puoi andare dalla mamma oppure affittare una stanza. I soldi ce li hai: te li ho mandati io.
— E l’esame?
— Mancano due giorni. Sono sufficienti per trovare una sistemazione provvisoria. Martina, hai diciannove anni. È arrivato il momento di imparare che le proprie azioni hanno delle conseguenze.
— Allora hai scelto lei.
— Ho scelto il buon senso. E sì, Martina, scelgo mia moglie. Perché stavolta ha ragione lei. Su tutta la linea.
— Te ne pentirai! — sbottò Martina.
Subito dopo, nella cornetta rimase solo il segnale della chiamata interrotta.
Massimiliano fissò lo schermo del cellulare per qualche secondo, poi lasciò uscire un respiro lungo, difficile, come se lo avesse trattenuto per ore. Si passò una mano tra i capelli e compose il numero di Claudia.
Lei rispose dopo alcuni squilli.
— Sì? — La sua voce era guardinga.
— Scusami — disse lui, senza preamboli. — Avevi ragione tu. Su tutto. Mi sono fatto trascinare dalle lacrime di Martina e non mi sono preso la briga di verificare. Perdonami.
Dall’altra parte non arrivò subito una risposta.
— Hai parlato con lei? — chiese Claudia con cautela.
— Sì. E ho capito di essermi comportato da completo idiota. Claudia, mi dispiace. Per averti urlato contro, per averti detto quelle cose, per non essermi messo dalla tua parte quando avrei dovuto farlo. Tu hai sopportato tutto per due settimane, e io non me ne sono neanche accorto.
— Ho provato a dirtelo — replicò lei piano. — Ma tu minimizzavi sempre. “È ancora una ragazzina”, “si abituerà”, “diamole tempo”…
— Lo so. Sono stato cieco. O forse non volevo vedere. Era più comodo fingere che non ci fosse nessun problema.
— Massimiliano… io non sono un mostro. Ci ho provato davvero. Ma quando mi ha detto che quella a dovermene andare ero io… lì ho capito che si era superato il limite. Ho capito che, se non mettevo un punto io, lei sarebbe rimasta. Perché tu non saresti mai riuscito a dirle di no.
— È vero — ammise lui, con amarezza. — Non ci sarei riuscito. Quindi grazie. Grazie perché almeno uno di noi due ha avuto la spina dorsale.
— Non ce l’hai con me?
— Con te no. Con me stesso, moltissimo. Tu hai fatto quello che avrei dovuto fare io: hai difeso la nostra casa.
Claudia sospirò piano, e Massimiliano percepì nel suo respiro un primo cedimento della tensione che l’aveva irrigidita fino a quel momento.
— Verrà stasera? — domandò.
— Sì. Prenderà le sue cose. E io sarò lì, Claudia. Controllerò che tutto fili liscio, che non faccia scenate e che ti chieda scusa. Sul serio.
— Va bene — disse lei dopo un breve silenzio. — Massimiliano… forse ho esagerato quando ti ho detto di prendere le tue cose.
— No — la interruppe lui subito. — Non hai esagerato. Me lo meritavo. Però spero davvero che tu mi dia la possibilità di rimediare.
— Vedremo — rispose lei, e nella sua voce passò l’ombra leggera di un sorriso. — Per cominciare, fai in modo che tua sorella non trasformi la serata in un circo.
— Non succederà. Te lo prometto.
Quando chiuse la chiamata, Massimiliano si accorse che le mani avevano smesso di tremargli. Per la prima volta in quella giornata, i pensieri gli sembravano nitidi. Forse era la prima volta in due settimane.
Guardò l’orologio. Mancavano ancora cinque ore alla sera. Abbastanza per prepararsi a una conversazione molto difficile con sua sorella. Una conversazione che avrebbe dovuto affrontare da tempo.
Prima, però, doveva finire quel rapporto.
Era arrivato il momento che tutti crescessero.
Lui compreso.
