“Mi ha buttata fuori di casa!” esclamò Martina al telefono in lacrime, accusando la cognata e implorando Massimiliano di intervenire

Un'umiliazione crudele e ingiustificabile scuote la casa.
Storie

Con tua sorella, da tua madre, persino in ufficio su un divano, se proprio ti va. A me non interessa più.

— Mi stai minacciando?!

— No, Massimiliano. Sto difendendo casa mia. Sto facendo quello che avrei dovuto fare già due settimane fa. Puoi continuare ad alzare la voce, insultarmi, accusarmi di qualunque cosa. Ma ogni parola in più ti avvicina solo al momento in cui ti ritroverai sulla soglia con una valigia in mano. Scegli tu.

Dall’altra parte della linea calò un silenzio pesante. Massimiliano respirava a fatica; sentiva l’adrenalina ritirarsi poco alla volta, lasciando dietro di sé una lucidità gelida, sgradevole.

— Aspetto una tua risposta entro le sette — aggiunse Claudia. — Martina può venire a prendere le sue cose tra le otto e le nove. Se decidi di accompagnarla, assicurati che non faccia scenate. Non ho più energie per altri drammi. È tutto.

Il segnale della chiamata interrotta gli arrivò alle orecchie come una sentenza.

Massimiliano si lasciò cadere di nuovo sulla sedia e rimase a fissare lo schermo del telefono. I pensieri gli giravano in testa senza trovare un ordine. Da una parte c’era Martina, la sorellina che aveva sempre protetto fin da quando erano bambini, quella che poco prima piangeva al telefono. Dall’altra c’era Claudia, la donna con cui viveva da quattro anni, la donna che amava… o che, almeno, era convinto di amare.

Il telefono vibrò di nuovo quasi subito. Martina.

— Allora? Le hai parlato? Ti ha chiesto scusa? Quando posso tornare?

Massimiliano si coprì il viso con una mano.

— Martina… raccontami di nuovo tutto. Ma stavolta con calma. Voglio sapere esattamente che cos’è successo.

— Che vuol dire “esattamente”? — si offese lei all’istante. — Massimiliano, non mi credi?

— Ti sto chiedendo di raccontarmi. Dall’inizio.

— Va bene… Mi sono svegliata, come al solito. Saranno state le undici. Sono andata in cucina…

— Le undici? — la interruppe lui. — E a che ora sei andata a dormire?

— Mah… verso le tre, credo. Stavo chattando con le ragazze, poi ho finito una serie…

— Aspetta. Le ragazze erano a casa nostra?

— Sì, sono passate da me. E allora? Stavamo tranquille!

A Massimiliano tornò in mente Claudia, il lunedì precedente, mentre raccoglieva in silenzio i frammenti di un bicchiere rotto in salotto, quello che “era caduto per caso dalla mensola”.

— Continua.

— Insomma, sono entrata in cucina perché volevo fare colazione e c’era Claudia. E ha attaccato subito dicendo che dovevo lavare le cose che usavo. Io le ho risposto che avrei lavato dopo, che prima volevo mangiare. E lei ha cominciato con la storia che il mio “dopo” diventa sempre sera e che è stanca di pulire dietro di me. Capisci? Come se fossi una specie di incivile!

— E le stoviglie le hai lavate?

— Massimiliano! — esplose Martina. — Ma da che parte stai?

— Ti ho solo fatto una domanda.

— Be’… qualche volta me ne dimenticavo. Ho l’esame di ammissione tra poco! Devo studiare!

Massimiliano chiuse gli occhi. Quando Martina diceva “qualche volta me ne dimenticavo”, di solito significava “non l’ho mai fatto”.

— Poi?

— Poi ha tirato fuori che di notte faccio rumore. Che lei deve alzarsi presto. Va bene, ogni tanto ascolto un po’ di musica, ma mica a volume alto! E poi l’appartamento è grande, non dovrebbe nemmeno sentirla!

— È un trilocale, Martina. Un trilocale, non una reggia.

— Comunque! A quel punto ho visto che stava stirando il mio vestito. Quello blu, quello che avevo messo per uscire. Le ho chiesto perché l’avesse preso, e lei mi ha risposto che era suo! Ti rendi conto?

Qualcosa di freddo si mosse nello stomaco di Massimiliano.

— Martina. Il vestito blu… quello che indossavi nella foto su Instagram la settimana scorsa?

— Sì! Bello, vero? Pensavo che Claudia non se ne sarebbe accorta, tanto non lo metteva da una vita…

— Dio mio — mormorò lui. — Martina, hai preso le sue cose senza chiederle il permesso?

— Massimiliano, ma siamo praticamente una famiglia! Che sarà mai? Le sorelle si prestano i vestiti!

— Voi non siete sorelle.

— Be’… quasi! E comunque gliel’avrei lavato e rimesso a posto, solo che per sbaglio si è macchiato un po’…

— Che macchia?

— Eh… si è rovesciato del vino. Rosso. Ma non l’ho fatto apposta!

Massimiliano sentì la propria rabbia dissolversi di colpo, come se qualcuno gli avesse tolto il terreno da sotto i piedi.

— E Claudia che cosa ti ha detto?

— Ha detto… che quel vestito le era costato duecento euro e che l’aveva messo una sola volta, a una cena aziendale. E che dovevo pagarle la lavanderia, oppure comprargliene uno nuovo. Io le ho chiesto dove avrei dovuto trovare tutti quei soldi. E poi, insomma, è solo un vestito, se ne può comprare un altro. A quel punto è diventata pallidissima e mi ha detto di andarmene.

— E tu che le hai risposto?

— Che cosa avrei dovuto risponderle?! — la voce di Martina tornò subito ferita e indignata. — Le ho detto che ero venuta da mio fratello, che quella è anche casa tua e che io non me ne sarei andata da nessuna parte. Se a lei non stava bene, poteva andarsene lei!

Massimiliano si passò lentamente una mano sul viso.

— Martina — disse, scandendo ogni parola. — Quella non è casa mia. È l’appartamento di Claudia.

Amore o Soldi