— Ti ho parlato, infatti. Non ho cambiato la serratura di nascosto, come avrei anche potuto fare — ribatté Claudia. — Massimiliano, la tua “bambina” si è comportata da egoista e da maleducata. L’ho sopportata per due settimane. Ho cercato di ragionare con lei. Le ho spiegato che, quando si vive in casa d’altri, si rimettono a posto le proprie cose, non si fa rumore di notte e non si rovista negli armadi altrui. Sai che cosa mi ha risposto?
Massimiliano rimase zitto, la mascella serrata.
— Mi ha detto: “Questa è casa di mio fratello, faccio quello che mi pare. Se a te non va bene, è un problema tuo.” Così, parola per parola. E quando le ho chiesto di trovarsi un’altra sistemazione, mi ha informata che da qui non se ne sarebbe andata. Quindi sì, ho portato le sue valigie sul pianerottolo. E, per tua informazione, le ho anche sistemate con cura.
— Avresti dovuto occupartene tu! — sbottò lui, pur rendendosi conto di quanto suonasse assurdo ciò che stava dicendo. — Sei tu la padrona di casa! Dovevi trovare il modo di andare d’accordo con lei!
— Io dovevo? — nella voce di Claudia passò un’incredulità tagliente. — Massimiliano, ti rendi conto di quello che stai dicendo? Sarebbe compito mio educare tua sorella adulta?
— Non è adulta! Ha diciannove anni!
— Io ne avevo diciotto quando affittavo una stanza e lavoravo la sera per potermela pagare — replicò Claudia con un tono gelido. — Eppure riuscivo a rifare il letto, a lasciare pulito dietro di me e a non trattare con arroganza chi mi ospitava. Perciò risparmiami la storia dell’età.
— Non è la stessa cosa! — Massimiliano sentiva che la discussione gli stava sfuggendo di mano, e proprio quella sensazione lo mandava ancora più in bestia. — Martina è cresciuta diversamente, è abituata a…
— A cosa, esattamente? — lo interruppe Claudia. — A trovare sempre qualcuno che pulisce al posto suo? A credere che tutto le sia dovuto? A pensare che il fratello maggiore risolverà ogni problema? Ha diciannove anni, Massimiliano. A quell’età c’è gente che mette su famiglia, cresce figli, lavora, si mantiene. E tu continui a chiamarla una bambina?
— Smettila di fare la maestrina! — esplose lui. — Hai almeno capito che cosa hai combinato? Lei è là fuori, sulle scale! Dopodomani ha un esame! Non ha un posto dove andare!
— Ha una madre che abita a due ore da qui — rispose Claudia senza scomporsi. — Può chiedere un alloggio universitario, se verrà ammessa. E ha anche abbastanza soldi per una notte in albergo, visto quello che tu le mandi regolarmente.
— Come fai a sapere dei bonifici? — gli scappò.
— Perché il conto è cointestato, genio — disse lei, stanca. — Vedo ogni movimento. Cinquanta euro per le spese. Cento per i vestiti. Altri settanta non si sa per cosa. In due settimane, Massimiliano. Duecentoventi euro.
— È mia sorella!
— Ed era diventata un problema mio! — per la prima volta Claudia alzò davvero la voce. — Problema che, guarda caso, è finito un’ora fa, quando l’ho accompagnata fuori dalla porta!
— Tu… tu sei fuori di testa! — sputò lui, ormai incapace di controllarsi. — Sei una donna fredda, egoista, e della mia famiglia non te ne importa niente!
— Fermati. — La voce di Claudia tornò bassa. — Massimiliano, mi hai appena dato della pazza e dell’egoista?
Qualcosa in quel tono lo costrinse a tacere.
— Io… ho reagito male, ero nervoso…
— No. Aspetta. Andiamo fino in fondo — continuò lei con una calma che faceva quasi paura. — Sono egoista perché non voglio vivere nel disordine dentro casa mia? Perché non accetto che una persona quasi estranea metta le mani tra le mie cose? Perché sono stanca di pulire dietro a una donna adulta che non è capace nemmeno di salutare?
— Martina non è un’estranea!
— Per me sì, Massimiliano. Lo è. Prima di queste due settimane l’avevo vista tre volte in tutta la mia vita: al nostro matrimonio, a Capodanno e al compleanno di tua madre. E ogni volta mi ha trattata come se fossi personale di servizio. Quindi sì, per me è una persona estranea che ha abusato della mia ospitalità.
— Perfetto! Meraviglioso! — Massimiliano aveva perso ogni freno. — Allora la mia famiglia, per te, non conta niente! Sono tutti estranei! Forse dovrei andarmene anch’io, così non profano più il tuo piccolo regno?
Seguì un silenzio così lungo che lui controllò persino se la chiamata fosse caduta.
— Sai una cosa, Massimiliano — disse infine Claudia, con una voce strana, insieme esausta e irremovibile. — Tua sorella può tornare stasera. Entra, prende il resto delle sue cose, mi chiede scusa per la sua sfacciataggine e se ne va. Se secondo te non va bene, allora vattene con lei. Questo appartamento l’ho comprato prima del matrimonio ed è mio, interamente mio. Puoi prendere le tue cose e andare a vivere dove preferisci.
