— Uno che non versa un centesimo per il mantenimento e che in tre anni non ha trovato neppure il tempo di fare una telefonata? Bel padre, davvero.
— Questo non cambia la sostanza, — ribatté Elena, senza alzare la voce. — Quella stanza è di mio figlio.
— Tuo figlio ha sette anni! — Lorenzo scattò, e il suo tono si fece tagliente. — Non sa nemmeno cosa significhi avere una proprietà. Mia madre, invece, sogna da anni una casa dove poter andare in vacanza…
— Mamma, di che cosa state parlando? — Nicola sollevò la testa dal quaderno.
— Di niente, amore, — rispose Elena in fretta. — Continua a fare i compiti.
Ma il bambino ormai aveva smesso di scrivere. I suoi occhi scuri passavano dal volto della madre a quello del patrigno, attenti e spaventati.
Lorenzo si avvicinò di un passo, abbassando appena la voce, come se bastasse quello a rendere ragionevole la sua richiesta.
— Elena, cerca di essere pratica. Che differenza fa? Nicola vive qui con noi. Quella stanza resta chiusa, inutilizzata. E poi siamo una famiglia, adesso. Le cose dovrebbero essere condivise.
Elena si alzò lentamente e andò verso la finestra. Fuori cadeva una pioggia sottile d’ottobre; le gocce scivolavano lungo il vetro in righe tremolanti. Solo tre mesi prima si era sentita felice come non le accadeva da tempo: aveva creduto di aver incontrato un uomo capace di accogliere non solo lei, ma anche suo figlio. Lorenzo le era sembrato dolce, paziente, comprensivo. Con Nicola si comportava bene: gli aveva insegnato ad andare in bicicletta e, la sera, gli leggeva storie prima di dormire.
— Lorenzo, io non posso vendere la stanza di mio figlio. Non sarebbe giusto.
— Non sarebbe giusto? — La voce di lui si indurì. — E allora dimmi, cos’è giusto? Che mia madre, a sessant’anni, non possa ricevere un regalo da suo figlio perché sua moglie mette gli interessi di un bambino estraneo davanti a quelli della famiglia?
— Estraneo? — Elena si voltò di colpo. — Nicola è mio figlio. E, sposando me, è diventato anche parte della tua vita. O forse no?
Lorenzo non rispose. Non ce n’era bisogno. Elena gli lesse in faccia ciò che lui non aveva il coraggio di dire: dentro di sé aveva già scelto.
— Ah, capisco, — intervenne Paola Bianco dalla soglia, con una tristezza così studiata da suonare falsa. — Io pensavo che Lorenzo fosse un uomo adulto, libero di decidere come aiutare sua madre. Invece scopro che deve ancora chiedere permesso alla moglie.
— Mamma, adesso basta, — borbottò Lorenzo, ma nelle sue parole non c’era alcuna fermezza.
— E che cosa dovrei dire? — Paola entrò e si lasciò cadere sulla poltrona con un sospiro teatrale. — Ho sognato per tutta la vita un posto al mare. Tutta la vita. E ora che mio figlio potrebbe finalmente fare qualcosa per me, una stanzetta dimenticata conta più della felicità di sua madre.
— Paola Bianco, — disse Elena, voltandosi verso di lei, — capisco il suo desiderio. Davvero. Ma quella stanza è l’unica cosa che Nicola abbia ricevuto da suo padre. È una sicurezza per il suo futuro.
— Futuro? — L’anziana donna sorrise con sarcasmo. — Il bambino ha un tetto, mangia, è vestito. Che altro gli serve? Ai miei tempi i figli erano grati per quello che avevano.
Nicola sedeva raggomitolato alla scrivania. Elena vide che stava trattenendo le lacrime; le sue piccole spalle tremavano appena.
— Lorenzo, — disse lei avvicinandosi al marito, — parliamone più tardi. Con calma.
— No, ne parliamo adesso. — Lui si alzò, e negli occhi Elena gli scorse qualcosa che non riconobbe: una freddezza estranea, dura. — O accetti di vendere quella stanza, oppure…
— Oppure cosa?
— Oppure rifletti bene su cosa vuoi fare. Se per te quel buco vale più di mia madre, allora tu e il ragazzino potete andare a vivere là.
Nella stanza calò un silenzio pesante. Persino Paola tacque, sorpresa anche lei dalla durezza con cui il figlio aveva pronunciato quelle parole.
— Mamma, — sussurrò Nicola, — torniamo a casa.
Elena guardò prima lui, poi Lorenzo, infine sua suocera. Tre mesi erano bastati perché tutto crollasse: le illusioni, le speranze, la fiducia di poter costruire una nuova famiglia.
— Va bene, — disse con una calma che non sembrava nemmeno sua. — Preparati, Nicola.
Lorenzo rimase interdetto. Evidentemente non si aspettava quella risposta.
— Elena, aspetta… Non volevo dire questo.
Ma Elena era già entrata in camera da letto.
