«Per te non c’è nessun regalo: per me non sei nessuno» e Roberta, per la prima volta, non rimase zitta

Una tavola splendida, un trattamento ingiusto e crudele.
Storie

Roberta se ne sarebbe andata davvero. Non per qualche giorno, non per fare scena: per sempre. E lui sarebbe rimasto lì, intrappolato in quell’aria pesante, viziata da ricatti, pretese e sensi di colpa, solo con sua madre. E, con una lucidità improvvisa, capì che quella prospettiva gli faceva più paura della rabbia di Roberta.

— Mamma… — Giovanni fece un passo indietro, sottraendosi ad Aurora Martini.

— Non devi ascoltarla, figlio mio! Ti sta manipolando! — strillò lei, aggrappandosi alla sua giacca.

Ma Giovanni non la sentiva più. Guardò Roberta, poi di nuovo sua madre. E in quell’attimo tutto ciò che aveva ingoiato per anni gli esplose dentro.

— Basta. Ho detto basta!

La sua voce rimbombò nella stanza con tanta forza che persino Cecilia Ferretti trasalì. Gli invitati si irrigidirono sulle sedie, come se avessero paura di muoversi. Aurora lasciò la presa.

— Ne ho fin sopra i capelli! — Giovanni non parlava più: urlava, e in quel grido c’erano trent’anni di rabbia trattenuta. — Sono stufo dei tuoi rimproveri infiniti! Dei paragoni, delle umiliazioni, di Sara Parisi messa sempre su un piedistallo come se fosse la perfezione fatta persona! Tu hai insultato mia moglie. Mia moglie! E hai avuto il coraggio di chiamarla una nullità?

Tremava. Non aveva mai alzato la voce con sua madre in quel modo.

— Io amo Roberta. È lei che ha dato alla luce mia figlia. Lei è la mia famiglia. Non tu, mamma. Tu sei mia madre, certo, sei sangue del mio sangue, ma la mia famiglia sono Roberta e Cecilia Ferretti. E adesso basta, mi hai capito? Basta con questa follia del “il sangue viene prima di tutto”. Io scelgo di essere libero.

Si avvicinò al cestino, afferrò la tovaglia costosa che Roberta aveva buttato via e la spinse di nuovo dentro, con un gesto netto.

— Aveva ragione lei — disse, fissando Aurora negli occhi. — A te non importa niente della tovaglia. A te interessa comandare. Vuoi che tutti ti stiano ai piedi, che ti venerino, che striscino per avere la tua approvazione.

Aurora Martini rimase immobile, come pietrificata. A quella reazione non era preparata. Il suo sistema, costruito per anni su colpa e obbedienza, si era appena incrinato davanti a tutti.

Roberta osservava Giovanni senza dire una parola. Nei suoi occhi non c’era trionfo, né vendetta. C’erano incredulità e, per la prima volta dopo tanto tempo, un filo di speranza.

Giovanni le si avvicinò. Le prese il viso tra le mani, davanti agli ospiti, davanti a sua madre, davanti a tutti.

— Io me ne vado. Con Roberta e con Cecilia Ferretti. E non metteremo più piede qui finché tu non chiederai scusa a mia moglie in modo sincero. Non per la tovaglia. Per averla trattata come se non valesse niente.

Poi si voltò, prese in braccio la bambina e la strinse a sé.

— Andiamo, amore mio. Torniamo a casa.

Uscirono senza voltarsi. Appena fuori, Roberta inspirò l’aria gelida della notte di Capodanno. Le sembrò ossigeno puro. Come se dalle sue spalle fosse caduto un peso enorme, un macigno che per anni aveva portato addosso con un nome preciso: “devo sopportare”.

E Aurora Martini?

Quando la porta si richiuse alle loro spalle, dalla sua gola uscì un suono strano, quasi gorgogliante. Poi si lasciò cadere a terra. Il vecchio numero, consumato fino all’osso: il finto svenimento.

Sara Parisi e Roberto Barbieri le corsero subito accanto, spaventati e confusi. Ma Giovanni e Roberta erano già in taxi.

Roberta si rannicchiò contro il marito. Lui la cinse con forza, come se volesse proteggerla anche dal ricordo di quella serata.

— Tu… lo pensi davvero? Che io sia… importante per te? — mormorò lei.

Giovanni le baciò i capelli.

— Non sei “più importante”, Roberta. Sei la mia vita. E io non ti ho difesa quando avrei dovuto. È stato l’errore più grande che abbia mai fatto. Da questo momento, nessuno, mai più, potrà umiliarti davanti a me.

Per la prima volta Roberta si sentì davvero al sicuro. Non per una promessa detta a bassa voce, ma per un gesto concreto. Sapeva che quello era soltanto l’inizio: avrebbero dovuto imparare a tracciare confini, a difenderli, a non cedere ai ricatti. Ma il passo più difficile era stato compiuto. Lei aveva smesso di tacere. E suo marito, finalmente, era rimasto dalla sua parte.

Quanto ad Aurora Martini, poteva pure restare distesa sul pavimento. Forse le avrebbe fatto bene. Forse, per una volta, avrebbe capito cosa significa perdere il controllo su quella “famiglia di sangue” che credeva di possedere.

Amore o Soldi