“Dopo il divorzio mia madre verrà a vivere qui” dichiarò Claudio, lasciando Chiara attonita nella loro cucina

È vergognoso e ingiusto, mi sento tradita.
Storie

— In un posto la cucina sembra un ripostiglio, in un altro arrivarci è un incubo.

— Lo so.

— Tu hai guardato solo per due giorni.

— E in quei due giorni tu eri già riuscito a stabilire che cosa andasse bene per me.

Claudio mi fissò per qualche istante, poi lasciò cadere l’argomento.

Anche Renata Moretti smise di presentarsi con il metro in mano. Una volta, però, arrivò proprio mentre Claudio stava per uscire a vedere un altro appartamento.

— Forse non dovresti affittare nulla, per ora — disse al figlio. — Magari Chiara cambia ancora idea.

— Non la cambierà.

— Parlale di nuovo. Spiegale che me lo avevi già promesso.

Claudio appariva sfinito da quella conversazione, come se l’avesse ripetuta troppe volte.

— Mamma, ti avevo promesso una stanza di cui non potevo disporre. Punto. Adesso sto cercando un’altra sistemazione.

Renata spostò lo sguardo su di me.

— E io, allora, dove dovrei andare?

— Per il momento resti a casa tua.

— Prima dicevi tutt’altro.

— Mi sono sbagliato.

Non c’era più bisogno che intervenissi.

Dopo qualche tempo Claudio trovò un appartamento adatto. Si trovava in un altro quartiere e il tragitto per andare al lavoro sarebbe diventato più lungo, ma la casa era in buone condizioni e poteva trasferirsi senza altri rinvii.

Di stanze, però, ce n’era una sola.

Quando lo comunicò alla madre, Renata chiese subito:

— E io dove dovrei vivere?

— Mamma, tu rimani nel tuo appartamento.

— E affittarlo?

— Per adesso non se ne parla.

— Benissimo. Prima mi prometti una cosa, poi ne fai un’altra.

Claudio rispose con voce stanca:

— Ti ho già detto che ho sbagliato.

Il giorno del trasloco Renata venne ad aiutarlo con gli scatoloni. Della stanzetta non fece più parola.

Claudio portò via vestiti, libri, dispositivi personali e tutto ciò che era suo. Avevamo già chiarito ogni dettaglio in anticipo, perciò non nacquero nuove discussioni.

L’ultima cosa che tirò fuori dall’armadio fu una borsa sportiva. Era la stessa con cui, dopo il matrimonio, si era trasferito da me.

Nell’ingresso sfilò le chiavi dal mazzo e le appoggiò sul mobiletto.

— Non avrei mai pensato di andarmene da qui — disse.

— Anch’io, per qualche giorno, ero convinta che sarei stata io a dovermene andare.

Mi guardò con maggiore attenzione.

— Che cosa ti ha fatto cambiare idea?

— Ho controllato i documenti. E ho smesso di risolvere il tuo problema abitativo usando la mia casa.

Claudio non replicò. Prese la borsa e uscì.

Il divorzio si concluse quando ormai vivevamo già separati.

Renata Moretti rimase nel proprio appartamento. Rinunciò all’idea di liberarlo per trasferirsi dal figlio.

Claudio, intanto, si abituava al nuovo quartiere e a un percorso diverso per raggiungere il lavoro.

Passò ancora qualche volta da me per recuperare oggetti dimenticati. L’ultima cosa fu un caricabatterie rimasto in un armadio.

Nel messaggio mi scrisse: «Credo sia ancora nel tuo appartamento».

Lo trovai e glielo consegnai al nostro incontro successivo.

Le chiavi erano tornate a me. Renata era rimasta a casa sua. La stanzetta ricominciò a servire soltanto per il mio lavoro.

Il suo comò, invece, restò a un altro indirizzo.

Amore o Soldi