“Pretendi davvero che sia io a sfamare i tuoi parenti?” domandò Silvia, incredula, fissando gli scaffali vuoti della credenza della cucina

Spregevole egoismo, umiliazione insopportabile, fiducia frantumata.
Storie

— Va bene — rispose Silvia, accompagnandola fino alla porta.

Un mese dopo, mentre faceva la spesa al supermercato, Silvia si trovò davanti Riccardo. Quasi non lo riconobbe: era dimagrito, pallido, con l’aria di chi dorme poco e pensa troppo.

— Silvia! — esclamò lui, sinceramente sorpreso. — Come stai?

— Vado avanti. Tu?

Riccardo fece un gesto vago con la mano, come se non sapesse da dove cominciare.

— Martina se n’è andata. Si è stancata delle mie bugie e della mia tirchieria.

Silvia non disse nulla.

Lui abbassò gli occhi.

— Sai… quella volta, quando io e Claudia ci siamo presentati a casa vostra… siamo stati davvero indecenti. Ci siamo comportati da persone senza vergogna.

— È successo — rispose lei, senza calcare la mano.

— Hai più visto Roberto?

— No. E non ho alcuna intenzione di farlo.

— Meglio così. È caduto in basso. Ha perso anche il lavoro, beve. Quella ragazzina è sparita appena sono finiti i soldi. Adesso vive sulle spalle di sua madre.

Silvia annuì appena. Dentro di sé non provò compassione. Non più.

— Devo andare — disse, voltandosi verso l’uscita.

— Silvia! — la richiamò Riccardo.

Lei si fermò.

— Hai fatto bene a lasciarlo. Davvero. Hai fatto la cosa giusta.

Da quel momento la vita di Silvia cominciò lentamente a rimettersi in ordine. Al lavoro le affidarono un incarico migliore, si iscrisse finalmente a un corso di francese, riprese ad andare a teatro. Erano tutte cose che aveva rimandato per anni, mentre viveva accanto a Roberto e ai suoi capricci.

Una sera, tornando a casa, notò una figura familiare davanti al portone. Era Roberto. Curvo, sciupato, con la barba incolta e i vestiti stropicciati, sembrava invecchiato di colpo.

— Silvia… — le corse incontro. — Ti prego, perdonami!

Lei si irrigidì.

— Vai via, Roberto.

— Ho capito tutto! Sono stato un idiota! Ti supplico, perdonami!

— È tardi. Vattene.

— Ma io ti amo!

Silvia si fermò e lo guardò dalla testa ai piedi. Quell’uomo, un tempo così sicuro di sé, ora le appariva soltanto patetico.

— No, Roberto. Tu ami solo te stesso. E adesso cerchi qualcuno che torni a servirti, a sopportarti, a rimettere insieme i pezzi della tua vita. Io non sarò quella persona.

— Dammi almeno un’altra possibilità!

— Te ne ho date cento. Le hai sprecate tutte. Sparisci.

Roberto allungò una mano per afferrarle il braccio, ma Silvia si ritrasse di scatto.

— Non provare a toccarmi. Se insisti, chiamo la polizia.

— Sei crudele! — urlò lui, con il volto deformato dalla rabbia. — Non hai cuore! Per colpa tua ho perso tutto!

Silvia lo fissò con una calma che sorprese perfino lei.

— Non per colpa mia. Per colpa tua. Della tua avidità, del tuo egoismo e del disprezzo con cui hai trattato gli altri. Hai raccolto esattamente ciò che hai seminato.

Poi gli passò accanto, entrò nel portone e richiuse dietro di sé. Roberto rimase fuori, sotto le prime gocce di pioggia.

Un anno più tardi Silvia conobbe Andrea, un collega del reparto accanto. Era gentile senza essere invadente, attento senza pretendere nulla in cambio. Con lui non doveva giustificarsi, non doveva difendersi, non doveva guadagnarsi ogni briciola di rispetto.

Quando si sposarono, perfino Claudia venne al matrimonio. Abbracciò Silvia con sincerità e fu davvero felice per lei. Riccardo, invece, mandò una cartolina dalla città in cui si era trasferito dopo il divorzio.

Di Roberto, Silvia non seppe più nulla. Qualcuno raccontò che aveva provato a lavorare qua e là, ma che non riusciva mai a restare a lungo nello stesso posto. Ovunque andasse, finivano per emergere la sua arroganza, la sua avidità e quella totale mancanza di rispetto per le persone.

A volte, seduta nel caldo soggiorno della sua nuova casa, Silvia ripensava a quel giorno in cui Roberto le aveva ordinato di sfamare i suoi parenti con gli armadi vuoti e il frigorifero quasi deserto. Era stato allora che qualcosa dentro di lei si era spezzato, ma anche risvegliato. Quel giorno era diventato il confine tra la donna che sopportava in silenzio e quella che aveva finalmente scelto se stessa.

— A cosa pensi? — le chiese Andrea, sedendosi accanto a lei e circondandole le spalle con un braccio.

Silvia sorrise piano.

— Alle strane svolte della vita.

— Ordiniamo una pizza? O cuciniamo qualcosa?

Lei appoggiò la testa contro di lui.

— Cuciniamo. Insieme.

— Insieme, allora — disse Andrea, baciandola tra i capelli.

Silvia si strinse a lui. Per la prima volta dopo tanto tempo, sentiva che la sua vita aveva preso la direzione giusta. E da qualche parte, in un angolo buio del passato, era rimasto un uomo che non aveva mai capito una cosa semplice: l’amore e il rispetto non si comandano. Si meritano.

Amore o Soldi