“Pretendi davvero che sia io a sfamare i tuoi parenti?” domandò Silvia, incredula, fissando gli scaffali vuoti della credenza della cucina

Spregevole egoismo, umiliazione insopportabile, fiducia frantumata.
Storie

— sbottò Claudia, offesa. — Siamo appena arrivati!

— Ho detto: a casa! — Roberto si alzò di scatto, con il volto contratto. — Fuori. Andatevene subito da casa mia.

Silvia rimase da sua madre per tre giorni. In quel tempo Roberto la chiamò decine di volte, le riempì il telefono di messaggi e arrivò perfino a presentarsi alla porta di Rita. Ma la suocera non gli aprì.

— Silvia non vuole vederti — gli disse da dietro l’uscio, con voce ferma. — Torna a casa, Roberto.

Il quarto giorno Silvia decise di rientrare nell’appartamento. Non per riconciliarsi: voleva soltanto prendere le sue cose. Era convinta che Roberto fosse al lavoro, invece lo trovò seduto in cucina, come se la stesse aspettando da ore.

— Silvia! — balzò in piedi. — Sei tornata!

— Sono venuta a prendere i miei vestiti — rispose lei, fredda.

Senza aggiungere altro, entrò in camera da letto e cominciò a piegare gli abiti dentro una borsa. Roberto la seguì e rimase appoggiato allo stipite, incapace di avvicinarsi davvero.

— Silvia, ti prego… parliamone.

— Di che cosa, esattamente? — domandò lei senza guardarlo. — Del modo in cui mi hai umiliata davanti ai tuoi parenti? O del fatto che tu butti via i soldi e poi pretendi che io metta insieme una cena dal nulla?

— Ho capito tutto. Davvero. Ho sbagliato.

Silvia si fermò. Lo fissò per qualche secondo.

— “Ho sbagliato”? Roberto, tu non sbagli una volta ogni tanto. Tu vivi così. Non è un incidente, è un’abitudine.

— Cambierò.

— No — disse lei, scuotendo la testa. — Me l’hai già promesso quando hai comprato il televisore invece del frigorifero. Poi quando ti sei bevuto il premio con gli amici. Poi quando…

— Basta! — Roberto colpì con il pugno il telaio della porta. — Per quanto ancora continuerai a rinfacciarmi tutto?

— Finché quel passato non smetterà di tornare nel presente, Roberto. Ma ormai non cambierà più. Quella era la nostra vita. O meglio, quello che ne restava.

Silvia chiuse la cerniera della borsa e si avviò verso l’ingresso. Sulla soglia, però, si voltò.

— A proposito, ieri mi ha chiamata tuo fratello Riccardo. Mi ha chiesto scusa. Ha detto che avevo ragione. E mi ha raccontato una cosa interessante.

Roberto si irrigidì.

— Che cosa?

— Che un mese fa gli hai chiesto in prestito cento euro. Li hai spesi in giocattoli e sciocchezze varie. A me, invece, hai raccontato che lo stipendio era in ritardo.

Il viso di Roberto perse colore.

— Non è… non è come sembra…

— Ormai non importa più. Vivi come vuoi, Roberto. Ma senza di me.

Silvia uscì e richiuse la porta piano, senza sbatterla.

Passarono due mesi. Lei affittò un piccolo monolocale vicino al lavoro. La pratica di divorzio era già avviata; Roberto non fece opposizione, come se avesse finalmente compreso che non esisteva più una strada per tornare indietro.

Una sera, però, ricevette una visita inattesa. Sul pianerottolo c’era Claudia.

— Posso entrare? — chiese, esitante.

Silvia si spostò di lato per lasciarla passare.

— Vuoi un tè? — domandò con cortesia.

— Sì, grazie.

Claudia si sedette in cucina, rigida, con le mani strette l’una nell’altra.

— Silvia, sono venuta a chiederti perdono.

Silvia sollevò appena le sopracciglia.

— Perdono per cosa?

— Per tutto. Per essermi intromessa. Per aver messo Roberto contro di te. Per essermi comportata come una persona meschina.

— Che cosa ti è successo, Claudia? Tutta questa sincerità improvvisa da dove arriva?

Claudia abbassò lo sguardo.

— Sergio ha saputo di Corrado. Non so come, ma l’ha scoperto. Ha chiesto il divorzio. E sai che cosa mi ha detto?

— Che cosa?

— Che ho avuto quello che meritavo. Che non si distrugge la famiglia degli altri sperando poi di costruirci sopra la propria felicità.

Silvia versò il tè in silenzio.

— E c’è dell’altro — continuò Claudia dopo un momento. — Roberto adesso vive con una ragazzina. Avrà dieci anni meno di lui. Gli sta svuotando le tasche. Ha già venduto perfino la macchina per comprarle una pelliccia.

— Non mi fa pena — disse Silvia con semplicità.

— Fai bene. Se l’è scelta lui, quella strada. Come io mi sono scelta la mia.

Rimasero sedute senza parlare per qualche minuto. Poi Claudia si alzò.

— Grazie per avermi ascoltata. E un’ultima cosa: scusami.

Amore o Soldi