Il tono fu così feroce che Claudia si precipitò dentro dal soggiorno, con gli occhi spalancati e l’aria di chi pretendeva subito una spiegazione.
— Che sta succedendo qui? — domandò, lanciando a Silvia uno sguardo accusatorio. — Roberto, tua moglie ormai non ti dà più retta?
Silvia si voltò lentamente verso di lei. La sua voce, quando parlò, era bassa ma tagliente.
— Claudia, ti conviene non aggiungere altro. Perché se apro bocca io, potrei raccontare a tuo marito Sergio di quei tuoi “incontri” con Corrado, quello del palazzo accanto.
Il colore sparì dal viso di Claudia. Fece un passo indietro, come se qualcuno l’avesse colpita.
— Tu…
— So parecchie cose — la interruppe Silvia, afferrando la borsa. — E adesso, scusatemi, me ne vado.
Roberto le si piazzò davanti.
— Dove pensi di andare?
— Da mia madre. Almeno lì nessuno pretende che io sfami un branco di parenti comparsi dal nulla.
— Se esci da quella porta, non tornare più! — gridò lui.
Silvia si fermò. Rimase immobile per un istante, poi si girò con calma.
— Sai una cosa, Roberto? È la proposta migliore che tu mi abbia fatto nell’ultimo anno.
Rita la accolse senza farle domande. Aprì la porta, vide il volto della figlia e la strinse forte a sé. Poi la accompagnò nella piccola cucina e la fece sedere al tavolo.
— Raccontami — disse soltanto, mentre versava il tè.
Silvia parlò a lungo. Le raccontò degli scaffali vuoti, dei parenti arrivati con pretese assurde, delle richieste di Roberto, della vergogna e della stanchezza accumulate giorno dopo giorno.
Rita ascoltò senza interromperla. Alla fine annuì, con un’espressione severa ma sollevata.
— E tu sei venuta via? Hai fatto benissimo. Quanto ancora pensavi di sopportare quell’uomo buono a nulla?
— Mamma, io lo amavo…
— Lo amavi — precisò Rita. — Al passato. Senza rispetto, l’amore non resiste a lungo.
Proprio in quel momento il telefono di Silvia cominciò a vibrare sul tavolo. Sullo schermo lampeggiava il nome di Roberto. Lei guardò il display per qualche secondo, poi rifiutò la chiamata.
— Non rispondere — le consigliò la madre. — Che se la sbrighi da solo, con la sua cara famiglia.
Il cellulare continuò a suonare più volte. Poi arrivarono i messaggi, uno dopo l’altro. Silvia non ne aprì neanche uno.
Rita le riempì di nuovo la tazza.
— Sai, non te l’ho mai detto apertamente, ma Roberto non mi è mai piaciuto davvero. Fin dall’inizio aveva quell’aria da uomo convinto che tutto gli fosse dovuto. Troppo spazio per sé, troppo poco per gli altri.
Silvia abbassò gli occhi.
— Perché non me l’hai detto prima?
— Mi avresti ascoltata? Quando una persona è innamorata, la voce del buon senso arriva sempre troppo piano.
Silvia sorrise appena, con tristezza. Sua madre aveva ragione, e questa consapevolezza faceva male.
Nel frattempo, nell’appartamento di Silvia e Roberto, la situazione era precipitata in una specie di commedia amara. Riccardo camminava avanti e indietro per la stanza, indignato come se fosse stato vittima di un affronto imperdonabile.
— L’hai vista? Hai visto che razza di moglie hai? Non è stata nemmeno capace di dare da mangiare agli ospiti!
— Riccardo, calmati — borbottò Roberto, nervoso, passando dalla cucina al soggiorno e dal soggiorno alla cucina nel disperato tentativo di trovare qualcosa di commestibile.
— Io te l’avevo detto che non era la donna giusta per te — intervenne Claudia, con tono velenoso. — Te lo ricordi? L’ho capito subito: Silvia non era adatta a te.
— BASTA! — ringhiò Roberto. — Se siete così bravi a giudicare, allora andatevene in albergo!
— In albergo? — Riccardo spalancò gli occhi. — Manderesti tuo fratello in albergo? Sono venuto apposta da te, pensavo di passare una serata in famiglia…
— In famiglia — ripeté Roberto con un sorriso amaro, aprendo il frigorifero desolatamente vuoto. — Qui ci sono solo ketchup e uno yogurt scaduto.
— È colpa della tua Silvia — disse Claudia, lasciandosi cadere sul divano. — Una moglie normale ha sempre qualcosa da parte.
— Una moglie normale ha anche un marito normale — gli sfuggì Roberto, prima ancora di rendersi conto di averlo detto.
Riccardo e Claudia si scambiarono uno sguardo sbalordito.
— Aspetta… adesso la difendi? — chiese Riccardo, incredulo. — Ti ha piantato qui ed è corsa da sua madre, e tu la difendi?
Roberto si lasciò cadere su una sedia. Solo in quel momento cominciò davvero a capire che cosa fosse successo. Silvia se n’era andata. Aveva preso la borsa, aveva varcato la porta e non aveva guardato indietro. E, cosa ancora più insopportabile, lui sapeva che lei aveva ragione.
Alla fine sollevò la testa.
— Sapete che vi dico? Tornatevene a casa. Io devo pensare.
— A casa?!
