Accadde esattamente ciò che Claudia Bianco aveva previsto. E, nonostante se lo aspettasse, si rese conto di non essere davvero pronta.
Quella sera, dopo essersi finalmente sfilata le scarpe col tacco ed essersi lasciata cadere sul divano con un sospiro di sollievo, dalla cucina arrivò un colpo di tosse strano, impostato, quasi cerimonioso. Claudia capì subito: Margherita Marchetti stava per convocare uno dei suoi famosi “consigli di famiglia”.
Non si sbagliava.
Quando entrò in cucina, trovò Luca Fabbri seduto al tavolo accanto alla madre. Davanti a loro c’erano un foglio a quadretti, una penna e perfino una tazza di tè fumante, messa lì come elemento scenografico. L’atmosfera era talmente solenne che sembrava dovessero riscrivere il codice penale.
— Claudia cara, siediti — disse la suocera con tono grave. — Io e Luca abbiamo discusso a lungo.
— Esatto — confermò lui, annuendo. — È arrivato il momento di prendere una decisione.
Claudia abbozzò un sorriso e si accomodò di fronte a loro.
— Bene. Sono curiosissima di sapere a quale brillante conclusione siete arrivati.
Luca fece girare la penna tra le dita, assumendo l’espressione di un comandante prima della battaglia.
— Abbiamo capito che i soldi devono restare in un posto sicuro. Su questo hai ragione. Però andrebbero gestiti insieme. Con te, ovviamente. Metà del tuo stipendio potrebbe andare alle spese comuni, mentre l’altra metà resterebbe a tua disposizione personale.
— Piano magnifico — disse Claudia, inclinando appena la testa. — Mi sfugge solo un dettaglio: stiamo parlando del “mio stipendio” o del “nostro”?
— Ma è evidente — intervenne Margherita Marchetti, come se la risposta fosse ovvia. — In una famiglia tutto deve essere condiviso.
— Quindi il mio stipendio è patrimonio comune, mentre i vostri conti vuoti sono una faccenda privata? — precisò Claudia.
La suocera strinse le labbra, offesa.
— Ecco, ricominci con il sarcasmo. Noi stiamo solo cercando una soluzione giusta!
— Giusta? — Claudia si alzò lentamente e appoggiò entrambe le mani sul tavolo. — Perfetto. Allora facciamo le cose con giustizia.
Aprì la borsa, tirò fuori tre fogli e ne posò uno davanti a ciascuno di loro.
— Qui ci sono i movimenti degli ultimi sei mesi. Tutte le spese fatte con le carte. Le mie… e anche le vostre. Guardiamole insieme, visto che siamo una famiglia.
Luca aggrottò la fronte.
— Adesso ti sei messa a fare la contabile?
— No — rispose lei senza abbassare lo sguardo. — Sono semplicemente la stupida che ha pagato tutto questo.
Con un dito indicò alcune righe dell’estratto: “prestito alla nipote”, “regali ai vicini”, “scommesse — bookmaker”.
— Ecco. Dovrei considerare anche queste spese familiari?
Luca aprì la bocca, ma ne uscì solo un balbettio.
— Beh, quello era… cioè…
— Era aiuto! — lo interruppe Margherita Marchetti, battendo una mano sul tavolo. — Tu non puoi capire, perché non hai cuore!
— Capisco benissimo, Margherita Marchetti — replicò Claudia, con una calma che le tremava appena nella voce. — Aiutare significa dare e ricevere almeno un po’ di riconoscenza. Voi, invece, avete cominciato a trattarlo come un vostro diritto naturale.
La suocera scattò in piedi. Gli occhi le bruciavano di rabbia.
— Sei un’ingrata! Se non fosse stato per me, tu non ti saresti nemmeno sposata!
— Mamma! — provò a fermarla Luca.
— No, lasciala sentire! — continuò Margherita, ormai lanciata. — Sono stata io a portarti mio figlio in casa, e adesso tu hai pure il coraggio di rinfacciargli qualcosa!
Claudia sentì il sangue salirle alla testa. Per anni aveva ingoiato frasi simili. Quella sera, però, qualcosa si spezzò definitivamente.
— Lei non mi ha portato nessuno — disse, alzando la voce. — Sono stata io a sposarlo. E sa una cosa? Adesso basta.
Prese la carta bancaria, afferrò il telefono e, sotto gli occhi di entrambi, trasferì tutto il denaro disponibile su un nuovo conto.
— Fine. Da oggi ognuno risponde di sé stesso. Vuoi mangiare? Vai a lavorare. Vuoi mantenere i parenti? Guadagnati i soldi con cui farlo.
Luca balzò in piedi.
— Sei impazzita del tutto? Stai distruggendo la famiglia!
— La famiglia? — Claudia rise, ma era una risata amara, tagliente. — Noi non siamo una famiglia. Ci sono io, con uno stipendio. E ci siete voi, con l’appetito.
Lui fece un passo verso di lei e le afferrò il braccio.
— Non ti permettere di parlare così!
— Lasciami subito! — Claudia si liberò con uno strattone. — E mettitelo bene in testa, Luca: la mangiatoia è chiusa. Per sempre.
Margherita Marchetti si portò una mano alla bocca e ricadde sulla sedia, come se le gambe avessero ceduto di colpo. Luca rimase immobile, il respiro pesante, incapace di trovare una risposta.
Claudia, invece, provò all’improvviso una sensazione inattesa. Non felicità, non ancora. Ma sollievo sì. Un sollievo enorme, come se qualcuno avesse spalancato una finestra in una stanza rimasta chiusa per anni.
Guardò prima suo marito, poi sua suocera. E, per la prima volta dopo tanto tempo, non sentì colpa.
— Da questo momento ognuno cammina con le proprie gambe — disse piano. — Benvenuti nella vita adulta.
Poi si voltò, raggiunse la camera da letto e chiuse la porta alle sue spalle con un colpo secco.
In cucina rimase soltanto il silenzio.
