“Dei miei fine settimana dispongo io, e li passerò come pare a me!” tagliò corto la nuora, bloccando la suocera

Questo sabato rubato è dolcemente ingiusto e sacro.
Storie

Abbiamo solo bisogno di restare a casa, dormire un po’, riprenderci, rimettere insieme le forze…

— Dormire! — esplose Caterina, indignata. — E a me chi ci pensa? Ho già settantadue anni e mi tocca portare da sola sacchi pieni di terra!

— Mamma, ma perché li porti, quei sacchi? — nella voce di Umberto si sentiva una stanchezza pesante. — Per quale motivo ti ostini con questo orto? Le verdure le puoi comprare in qualunque negozio.

— In negozio! — sbuffò lei con disprezzo. — Lì è tutto pieno di porcherie chimiche! Quello che coltivi tu è un’altra cosa: sano, pulito, senza veleni. E poi la terra è vita. Una persona deve restare legata alla terra, non passare l’esistenza davanti a un computer!

Noemi si sedette accanto al marito e gli strinse la mano sotto il tavolo. Gli bastò guardarlo per capire quanto si stesse trattenendo, quanto gli costasse continuare a rispondere con calma.

— Mamma, — riprese Umberto, scegliendo le parole una a una, — noi rispettiamo il tuo entusiasmo per l’orto. Davvero. Però è una tua passione, non un obbligo di tutti. Non ti abbiamo mai chiesto di piantare verdure, e ti avevamo anche detto chiaramente che non saremmo riusciti ad aiutarti. Per favore, prendi qualcuno che venga a darti una mano, oppure chiedi a un vicino…

— Qualcuno! — strillò Caterina. — Degli estranei in casa mia! E mio figlio, invece, non muove un dito! Ma dove siamo arrivati? Io ho passato la vita a spezzarmi la schiena per voi, e adesso non siete capaci di dedicare una giornata a vostra madre!

— Mamma, tu non ti sei spezzata la schiena per noi, — la voce di Umberto si fece più dura. — Siamo adulti, indipendenti. Abbiamo una famiglia nostra, una vita nostra…

— Una famiglia vostra! — lo interruppe lei, ferita nell’orgoglio. — E io allora che cosa sarei, una passante? Sono io che ti ho messo al mondo, ti ho cresciuto, ti ho fatto studiare! E adesso quella ragazzetta conta più di tua madre!

Noemi sentì il calore salirle alle guance. “Quella ragazzetta.” Erano sposati da cinque anni, eppure per la suocera lei continuava a essere un incidente di percorso, una presenza provvisoria nella vita del figlio.

— Mamma, non ti permettere di parlare così di Noemi! — scattò Umberto.

— Che cosa avrei detto di tanto grave? — Caterina finse stupore. — Ho solo constatato un fatto. Prima mi aiutavi sempre. Da quando c’è tua moglie, non puoi più fare niente.

— Mia moglie non mi proibisce nulla! — Umberto si alzò di scatto e cominciò a camminare avanti e indietro per la cucina. — È una decisione che abbiamo preso insieme. Non vogliamo buttare via tutti i fine settimana dietro alle aiuole!

— Buttare via! — la madre tirò su col naso, offesa. — Così chiami l’aiuto a tua madre? Tempo buttato! E per chi credi che mi dia tanto da fare? Per voi! Per mettere in tavola cibo decente, non quei veleni comprati al supermercato!

Noemi notò la mascella di Umberto irrigidirsi. Lo conosceva: bastava un’altra parola e avrebbe perso la pazienza. Caterina, invece, sapeva colpire proprio lì dove faceva più male, con una precisione quasi chirurgica.

— Caterina, — intervenne Noemi a bassa voce, cercando di non alimentare lo scontro, — forse potremmo trovare una soluzione a metà. Possiamo aiutarla a cercare qualcuno, possiamo anche pagare noi il lavoro…

— Non voglio i vostri soldi! — la interruppe secca la suocera. — Io ho bisogno della mia famiglia. Ho bisogno che mio figlio si ricordi chi lo ha cresciuto!

— Ma se lo ricorda! — a Noemi sfuggì prima ancora di riuscire a fermarsi. — La aiutiamo con la spesa, con le visite mediche, con i lavori in casa. Però l’orto è una sua scelta, non la nostra!

— Una mia scelta! — la voce di Caterina tremò per l’indignazione. — Io ho vissuto tutta la vita per la famiglia. Tutta la vita! E adesso venite a dirmi che è una mia scelta? Siete degli ingrati!

Umberto si fermò al centro della cucina e inspirò profondamente, come se avesse bisogno di aria per non esplodere.

— Mamma, basta, — disse con tono sfinito. — Basta con questo ricatto emotivo. Oggi non andiamo nell’orto. E non ci andremo neppure domani. Abbiamo diritto anche noi a riposare.

— Diritto a riposare! — Caterina scoppiò in una risata amara. — E una madre non ha diritto al sostegno dei figli? Una madre ha soltanto doveri, vero?

— Una madre ha diritto a chiedere, — rispose Umberto, fermo, — e i figli hanno diritto a dire di no.

— Dire di no alla propria madre! — Caterina ormai recitava quasi come su un palcoscenico, anche se il suo pubblico era composto soltanto dal figlio e dalla nuora. — Come fate? Non vi sto chiedendo una pelliccia, non vi sto chiedendo una vacanza! Vi sto chiedendo aiuto. Una cosa sacra!

Dentro Noemi la rabbia cominciò a ribollire. Da cinque anni sopportava quelle manovre. Da cinque anni ascoltava accuse di pigrizia, egoismo, ingratitudine. Da cinque anni ingoiava risposte che le bruciavano sulla lingua, solo perché Umberto le aveva chiesto di non litigare con sua madre.

— Caterina, — disse, sforzandosi di restare composta, — noi non siamo pigri. Lavoriamo dalla mattina alla sera. Abbiamo il diritto di passare il fine settimana a casa nostra.

— Diritti, diritti! Per voi esistono solo i diritti! — ormai Caterina urlava. — E i doveri? I doveri verso la famiglia, verso gli anziani? Io vi ho dato da mangiare quando non avevate soldi! Vi ho sfamati quando vi siete sposati! E ora non riuscite nemmeno ad aiutarmi a piantare due cetrioli!

— Noi non glielo avevamo chiesto! — sbottò Noemi, alzandosi in piedi. — Le avevamo detto che ce la saremmo cavata da soli!

— Non me lo avevate chiesto! — la risata della suocera fu tagliente. — Però le mie torte le mangiavate, la mia minestra pure. E adesso viene fuori che non avevate chiesto niente! Ingrati, ecco cosa siete!

Umberto si avvicinò alla moglie e le tolse delicatamente il telefono dalle mani, come se volesse impedirle di rispondere ancora.

— Mamma, adesso smettila, — disse con una durezza nuova nella voce. — Smettila subito. Non hai alcun diritto di parlare così a Noemi.

Amore o Soldi