“Dei miei fine settimana dispongo io, e li passerò come pare a me!” tagliò corto la nuora, bloccando la suocera

Questo sabato rubato è dolcemente ingiusto e sacro.
Storie

— Dei miei fine settimana dispongo io, e li passerò come pare a me! Non mi importa di ciò che vi serve né di quello che penserete di me! — tagliò corto la nuora, bloccando la suocera.

Noemi aprì gli occhi e subito li strinse, infastidita dal chiarore del sole che filtrava attraverso le tende lasciate a metà. Il primo pensiero le attraversò la mente come una piccola festa: era sabato.

Per la prima volta dopo tre settimane, lei e Umberto non dovevano correre da nessuna parte, non avevano appuntamenti, visite, commissioni urgenti o impegni familiari da rispettare. Noemi si stiracchiò sotto le coperte, assaporando il tepore del piumone e quel silenzio raro che riempiva l’appartamento.

Accanto a lei, Umberto respirava piano, con il viso mezzo affondato nel cuscino. I capelli scuri gli stavano in piedi in tutte le direzioni, e sul suo volto c’era una calma distesa che Noemi non gli vedeva da tempo.

Negli ultimi mesi avevano tirato avanti entrambi con il fiato corto. Lei, direttrice artistica in un’agenzia pubblicitaria, era stata travolta da una chiusura dietro l’altra; lui, in una società informatica, si era ritrovato sommerso da progetti accumulati. Rientravano la sera tardi, mangiavano qualcosa quasi senza parlarsi e poi crollavano a letto, addormentandosi nel giro di pochi minuti.

Noemi scivolò fuori dal letto con cautela, attenta a non svegliare il marito, e raggiunse la cucina. Fuori pioveva: gocce fitte tamburellavano sui vetri, rendendo quella mattina perfetta per restare in casa, avvolgersi in una coperta e non fare assolutamente niente. Nella sua testa aveva già disegnato un programma meravigliosamente pigro: caffè, cornetti freschi della panetteria sotto casa, forse un film, magari qualche pagina di un libro rimasto a metà.

Lo squillo improvviso del telefono le spezzò quell’idillio come un fulmine che fende un albero.

— Pronto? — rispose con voce ancora impastata, guardando il display.

Sul telefono compariva un nome fin troppo familiare: Caterina.

— Noemi, cara, sei già in piedi? — trillò la voce della suocera, allegra e squillante, come se fosse sveglia dall’alba e avesse già sistemato metà delle faccende della giornata.

— Buongiorno, Caterina — disse Noemi, sforzandosi di mantenere un tono educato.

— Senti, stavo pensando… Oggi è proprio una giornata adatta, anche se piove un po’. Bisogna andare alla casa in campagna. È ora di piantare le patate e preparare le aiuole dell’orto. Tu e Umberto quando arrivate? Per pranzo ce la fate?

Dentro Noemi qualcosa si incrinò. Con un gesto prudente socchiuse la porta della camera, per evitare che Umberto si svegliasse.

— Caterina, in realtà io e Umberto avevamo deciso di restare a casa. Siamo molto stanchi, abbiamo davvero bisogno di riposare…

— Riposare? — nella voce della donna apparve una punta metallica. — E lavorare all’aria aperta non sarebbe riposo? Vi rovinate la salute chiusi in quei vostri uffici. Dovreste stare un po’ sulla terra, usare le mani: allora sì che vi sentireste meglio, più sani e più allegri!

Noemi inspirò a fondo. Era sempre lo stesso discorso, ripetuto all’infinito. Caterina, che per tutta la vita aveva lavorato prima come insegnante e poi come vicepreside, non riusciva a concepire che qualcuno potesse non amare la fatica dell’orto. Per lei quel pezzo di terra non era un passatempo: era quasi una missione, il centro attorno a cui ruotava ogni cosa.

— Capisco che a lei piaccia occuparsi del giardino — rispose Noemi con pazienza — ma noi le abbiamo già detto sinceramente che non ce la sentiamo di aiutare. Per questo fine settimana avevamo altri programmi.

— Quali programmi? — la interruppe Caterina. — Stare sdraiati sul divano? Alla vostra età io mi alzavo prima dell’alba e lavoravo fino a sera senza lamentarmi. Sai quanto costano le patate al supermercato? E sai quanta chimica ci mettono dentro? No, no: meglio le nostre, pulite, coltivate in casa.

Noemi si morse il labbro. Quella conversazione tornava puntuale ogni anno. La suocera insisteva a coltivare l’orto, anche se il raccolto bastava appena per qualche mese e il resto, alla fine, lo comprava comunque. Ma provare a spiegarglielo era inutile: Caterina non ascoltava, o fingeva di non capire.

— Caterina, magari ne parliamo con Umberto quando si sveglia…

— E cosa ci sarebbe da parlare? — la voce della donna si fece più dura. — Un figlio deve aiutare sua madre. È un dovere sacro. E tu, da moglie, dovresti sostenerlo, non viziarlo!

Quell’ultima parola la colpì come uno schiaffo. Noemi sentì la rabbia accendersi nel petto.

— Io non vizio nessuno. Vorremmo solo riposarci.

— Riposarvi! — sbuffò Caterina con disprezzo. — Ai miei tempi la gente sapeva cosa fossero il lavoro e il rispetto per i più anziani. Voi invece pensate soltanto a voi stessi.

In quel momento Umberto uscì dalla camera, ancora mezzo addormentato, con i pantaloni della tuta e una maglietta deformata dall’uso. Vide Noemi con il telefono in mano, notò la tensione sul suo viso e scosse appena la testa, come se avesse già capito tutto.

— Mia madre? — domandò a bassa voce.

Noemi annuì e gli porse il telefono.

— Buongiorno, mamma — disse Umberto, attivando il vivavoce.

— Umbertino mio! Pensavo foste già pronti a partire. Alla casa in campagna c’è un lavoro enorme da fare, da sola non riesco a starci dietro!

Umberto si massaggiò la radice del naso, un gesto che Noemi conosceva bene: era il segnale che la sua irritazione stava salendo.

— Mamma, ne abbiamo parlato tante volte. Non possiamo occuparci noi dell’orto. Anche noi abbiamo una vita, impegni nostri, progetti nostri…

— Progetti? — la voce di Caterina adesso suonava offesa. — E dimmi, che cosa può essere più importante che dare una mano a tua madre?

— Mamma, ascoltami un momento… — Umberto si sedette al tavolo della cucina e, stanco, appoggiò la fronte su un braccio. — Lavoriamo dodici ore al giorno. Nell’ultimo mese ho lavorato perfino nei fine settimana. Anche Noemi è arrivata allo stremo.

Amore o Soldi