— rispose lei, con una tranquillità che non aveva bisogno di alzare la voce. — Tu non l’hai mai fatto. Dunque, adesso tocca a me.
— Una famiglia vive di compromessi!
Serena Ferrara si sporse appena in avanti, fissandolo.
— Il compromesso esiste quando entrambe le persone rinunciano a qualcosa. Da noi, invece, a rinunciare sono stata sempre e soltanto io. Al mio tempo. Alla mia pace. Alla mia casa.
— Stai esagerando tutto.
— No, Claudio Pellegrini. Ho solo smesso di fingere che fosse una cosa piccola.
Lui si alzò di scatto e cominciò a camminare avanti e indietro nella stanza, come se muoversi potesse aiutarlo a trovare una via d’uscita.
— Non posso abbandonare mia madre.
— E io non ti sto chiedendo questo.
— Però non vuoi accoglierla.
— Non in casa mia.
Claudio Pellegrini si fermò. Per un istante sembrò cercare una frase diversa, qualcosa che potesse ribaltare la situazione. Non la trovò.
— Quindi non c’è più soluzione?
Serena Ferrara lo guardò a lungo. Senza rabbia, senza fretta. Poi annuì piano.
— Sì. E sarebbe ora di ammetterlo.
— Tu avevi già deciso tutto? — domandò lui, quasi sottovoce.
— Sì.
— Da quando?
Lei inspirò, poi rispose con una sincerità quieta:
— Credo tra il tuo messaggio in cui dicevi “ne parliamo dopo le feste” e il primo gennaio. Ero seduta qui da sola, sentivo i vicini gridare “Buon anno” e mi sono accorta che stavo bene. Tranquilla. Per la prima volta dopo tanto tempo.
— Tranquilla… senza di me?
— Sì.
Lui tornò a sedersi. Le spalle gli si curvarono, come se all’improvviso tutto il peso gli fosse caduto addosso.
— E adesso?
— Adesso chiediamo il divorzio, — disse Serena Ferrara con voce ferma. — Niente scenate. Niente guerre per dividere le cose. Semplicemente, finisce qui.
— E se provassi davvero a cambiare tutto?
Serena scosse appena la testa.
— Ci hai già provato. Ma non per noi. Perché tutti stessero comodi. Tutti, tranne me.
— Io ti amo.
— Lo so. Ma l’amore, se non porta rispetto con sé, non basta.
Rimasero in silenzio. Un silenzio pieno, più pesante di qualunque parola. Fuori, qualcuno stava liberando il marciapiede dalla neve; il raschiare della pala arrivava fino a loro, secco e fastidioso.
Alla fine Claudio Pellegrini parlò:
— Me ne vado. Oggi.
— Va bene.
— Non mi chiedi nemmeno dove?
— È una tua decisione, — rispose lei. — Come lo sono state molte altre.
Lui annuì, si alzò e andò in camera da letto a preparare le sue cose.
Quaranta minuti più tardi era nell’ingresso, con una borsa in mano.
— Se per caso un giorno… — iniziò.
— No, — lo interruppe Serena Ferrara, dolce ma irremovibile. — Non lasciare aperti dei “se per caso”. Così sarà più facile chiudere la porta.
Claudio Pellegrini la guardò un’ultima volta.
— Sei diventata dura.
— No. Sono diventata sincera.
La porta si richiuse.
Un mese dopo divorziarono. In fretta. Senza urla, senza lacrime teatrali. Il giudice pose le solite domande con aria stanca e ricevette le solite risposte.
Quando Serena Ferrara uscì dal tribunale, l’aria gelida di gennaio le riempì i polmoni. Il cielo era grigio, ma limpido.
Non ho distrutto una famiglia, pensò. Ho solo smesso di essere comoda.
Il telefono vibrò. Era un’amica.
— Allora?
— È finita, — disse Serena Ferrara. — Sono libera.
— Allora vivi.
Serena ripose il cellulare, imboccò la strada coperta di neve e, per la prima volta dopo molto tempo, non pensò a ciò che doveva agli altri, ma a ciò che desiderava per sé.
E le sembrò il modo più giusto possibile per cominciare l’anno.
