— Non “nostro”. Mio. E la risposta resta no.
— Quindi non vuoi nemmeno parlarne?
— Ne parlo da tre anni, Claudio Pellegrini. Ogni dicembre. Cambiano solo le parole con cui me lo proponi.
— Hai paura di assumerti una responsabilità! — sbottò lui. — Ti viene più comodo tirare su un muro e dire: “Non mi riguarda”.
— Perché infatti non mi riguarda, — rispose Serena Ferrara, senza alzare la voce. — Io non ho sposato tua madre. E non ho accettato di vivere in tre.
Claudio Pellegrini scattò in piedi.
— E se ti dicessi che, senza questa cosa, noi non possiamo andare avanti? Che cosa faresti?
Serena Ferrara lo fissò a lungo, con un’attenzione quasi dolorosa.
— Allora vorrebbe dire che non stavamo andando da nessuna parte già da prima.
Il silenzio calò tra loro, spesso, appiccicoso. Fuori, qualcuno fece esplodere un fuoco d’artificio fuori tempo: troppo presto, storto, ridicolo, come succede nelle periferie a metà dicembre.
— Mi stai ricattando? — domandò Claudio Pellegrini a bassa voce.
— No. Per la prima volta ti sto dicendo la verità.
«Sono stanco di stare in mezzo a voi»
— Io sono esausto, Serena Ferrara, — mormorò lui, passandosi una mano sul viso. — Davvero. Mia madre mi schiaccia da una parte, tu dall’altra. E io resto lì, in mezzo, come un cretino.
— Io non ti sto schiacciando, — disse lei, scuotendo piano la testa. — Semplicemente non accetto.
— Per te è la stessa identica cosa. Se non si fa come vuoi tu, allora sono tutti contro di te.
— No. Se non si fa come vuoi tu, allora quella cattiva divento io. L’egoista. Quella senza cuore.
— Sei tu che ti definisci così.
— No, Claudio Pellegrini. Sei tu che mi definisci così. Da parecchio tempo.
Lui tornò a sedersi, lo sguardo piantato sul tavolo.
— Oggi mi ha detto… — cominciò con voce spenta, — che se le cose continuano così, la casa prima o poi finirà comunque a me. Solo che non è sicura di arrivarci viva.
Serena Ferrara sollevò lentamente gli occhi.
— Ecco. Alla fine siamo arrivati al punto.
— Non cominciare.
— Non sto cominciando nulla. Ti sto ascoltando. In questo momento non stai pensando a come aiutarla. Stai pensando a quello che succederà dopo.
— Non è vero!
— È vero. E lo sai anche tu.
Claudio Pellegrini si alzò di colpo.
— Sai che c’è? Vado da lei. Adesso. E tu rifletti. Rifletti bene. È Capodanno, Serena Ferrara. Non è il momento migliore per gli ultimatum.
— Non è un ultimatum, — gli disse lei piano, mentre lui si allontanava. — È il mio limite.
La porta sbatté.
«Anche il silenzio può essere una scelta»
Serena Ferrara rimase sola. In cucina aleggiava l’odore del tè, mescolato all’aria fredda che entrava dalla finestra lasciata socchiusa. Da qualche appartamento vicino arrivava la musica allegra di una pubblicità natalizia in televisione.
Si sedette e strinse la tazza tra le mani.
Ogni dicembre la stessa scena. Solo che quest’anno non aveva più intenzione di fingere che tutto le andasse bene.
Il telefono restò muto. L’orologio continuò a scandire i secondi. Oltre il vetro, cadeva neve bagnata.
Dopo un’ora arrivò un messaggio.
“ sono da mamma. Dobbiamo parlare seriamente. Dopo le feste.”
Serena Ferrara spense lo schermo.
— Dopo le feste, — ripeté ad alta voce. — Certo.
Lo sapeva già: da lì in poi sarebbe stato tutto più difficile. E sarebbero arrivati discorsi, e decisioni.
