“Tu stai qui, al caldo, nel tuo appartamento, tra l’altro, mentre mia madre ha freddo!” Giacomo scoppiò in una risata secca e lanciò il berretto sul mobiletto

È vergognoso evitare il dovere, profondamente egoista.
Storie

Anzi, quel Capodanno non avrebbe segnato un inizio. Sarebbe diventato una linea tracciata sul pavimento: da una parte il prima, dall’altra tutto ciò che non poteva più essere rimandato.

Giacomo Rizzo rientrò il cinque gennaio. Non il primo, non il secondo: proprio il cinque, quando l’euforia delle feste comincia a sgonfiarsi e resta addosso soltanto quella sensazione pesante, appiccicosa, di qualcosa andato storto.

Aprì con la sua chiave. Piano. Senza sbattere la porta. Come se, prima ancora di entrare, avesse capito che in quella casa perfino un rumore di troppo sarebbe stato fuori posto.

— Sono tornato, — disse verso l’ingresso vuoto.

— Ti ho sentito, — rispose Sara Amato dal soggiorno. — Togliti le scarpe.

Giacomo avanzò in silenzio. Sistemò gli stivali accanto al muro, perfettamente allineati, come faceva un tempo, quando ancora credeva che certi gesti potessero sistemare qualcosa. Appese la giacca con cura. Non aveva con sé nessun sacchetto, nessun regalo tardivo, nessun tentativo di rimediare.

Si affacciò nella stanza.

— Buon anno, anche se in ritardo, — mormorò, impacciato.

— Anche a te, — disse lei senza alzarsi dal divano. — Tua madre come sta?

— Bene, — rispose lui troppo in fretta. — Un vicino le ha dato una mano con il riscaldamento. Per ora.

Sara annuì appena.

— “Per ora” è sempre stata la vostra soluzione preferita. Siediti, visto che sei venuto.

Lui obbedì. Rimase qualche istante con le mani intrecciate, cercando evidentemente le parole.

— Sara, dobbiamo parlare. Senza urlare. Da persone adulte.

— Perfetto, — disse lei, sostenendo il suo sguardo. — Non ho più voglia di gridare neanch’io. Voglio solo chiarezza.

Giacomo inspirò.

— Sei cambiata. Prima eri più dolce.

— No, — rispose lei con calma. — Prima sopportavo.

— È la stessa cosa.

— No, Giacomo. La pazienza ha un senso quando sai perché resisti. Io invece resistevo perché avevo paura dei conflitti.

— E adesso non ne hai più?

— Adesso mi spaventa altro. Mi spaventa svegliarmi fra cinque anni e capire di aver vissuto la vita di qualcun altro.

Lui abbassò gli occhi.

— Mia madre dice che l’hai cancellata.

— Non ho cancellato nessuno, — replicò Sara, stanca. — Ho solo deciso che non voglio vivere seguendo il copione scritto da lei.

— È una donna anziana.

— Ha sessantacinque anni. Quando le conviene, ha più energie di noi due messi insieme.

— Sei ingiusta.

— Può darsi. Ma almeno sono sincera.

Giacomo espirò con forza, come se quella parola gli pesasse addosso.

— Sai cosa mi ha detto il primo gennaio?

— Posso immaginarlo.

— Ha detto: “Se scegli lei, perdi me.”

Sara sollevò lentamente le sopracciglia.

— E sei venuto qui per riferirmelo?

— No, — disse lui, scuotendo la testa. — Sono venuto perché ho capito che mi state mettendo davanti a una scelta. Lei da una parte, tu dall’altra.

— Io non ti ho messo davanti a nessuna scelta, — tagliò corto Sara. — Ti ho soltanto mostrato il mio limite.

— E questo non sarebbe scegliere?

— No. Sono le condizioni minime della mia vita.

Giacomo serrò la mascella.

— Tu metti sempre te stessa al primo posto, — disse con amarezza. — E io? E mia madre?

Sara non distolse lo sguardo.

— Qualcuno dovrà pur occuparsi di me, — rispose con una calma che non lasciava spazio a fraintendimenti.

Amore o Soldi