“La sposa che mio figlio ha scelto è uno sbaglio” dichiarò Ornella Rossetti al microfono, scatenando gelo e risate imbarazzate al ricevimento nuziale

Quell'umiliazione pubblica era profondamente ingiusta e crudele.
Storie

Invece avevo paura.

La sera prima, Ornella Rossetti si era presentata nel nostro appartamento — quello in cui io e Federico Coppola vivevamo insieme da otto mesi — e, senza nemmeno togliersi davvero il cappotto, aveva annunciato:

— Io non credo che domani questo matrimonio debba celebrarsi.

Federico era ai fornelli, stava preparando il caffè. Si voltò di scatto, già stanco prima ancora di risponderle.

— Mamma, ti prego. Non stasera.

— Figlio mio, sto solo dicendoti la verità. Quella ragazza non è adatta a te.

— Mamma, io la amo. L’ho sposata.

— Non ancora — lo corresse lei, secca. — Per adesso è tutto solo su carta. Domani ci sarà la cerimonia davanti a tutti. E io ti dico soltanto una cosa: pensaci bene finché sei in tempo.

Io ero ferma in cucina. Immobile. Mi sembrava persino di aver dimenticato come si respirasse.

Federico mi lanciò uno sguardo, poi tornò a fissare sua madre.

— Basta così. Non c’è niente da discutere.

Ornella sospirò, allargando appena le braccia.

— Va bene, va bene. Però poi non venire a dire che non ti avevo avvertito.

E se ne andò.

Quella notte non chiusi occhio. A un certo punto appoggiai la testa sulla spalla di Federico e sussurrai:

— E se avesse ragione?

— Non ce l’ha — rispose lui subito. — Giada, mia madre è fatta così… lo sai. Prima o poi si abituerà.

— Sono otto mesi che dovrebbe abituarsi a me — mormorai. — E da otto mesi continua a farmi capire che non sono abbastanza.

Federico mi strinse più forte.

— Perché è abituata ad avermi tutto per sé. Sono sempre stato il suo bambino. Ma adesso sono tuo marito. E domani lo vedranno tutti.

Lui si addormentò poco dopo.

Io rimasi sveglia.

Al mattino, mia madre mi aiutò a indossare l’abito. Era bianco, semplice, bellissimo. Quando mi guardai allo specchio, per un istante ebbi davvero l’impressione di essere uscita da una favola.

— Sei meravigliosa, Giada — disse mia madre, con gli occhi lucidi.

Io deglutii.

— Mamma, ho paura.

— Paura di cosa, tesoro?

— Che Ornella rovini tutto.

Mia madre scosse la testa con fermezza.

— Non glielo permetterà tuo padre. Questa è la nostra giornata. La tua giornata. E lui sa quanto vale.

Mio padre era il proprietario del ristorante “Alla Gansa Dorata”, il locale più rinomato della città. Lì si organizzavano matrimoni, compleanni, cene aziendali. Tutti lo conoscevano. Tutti lo rispettavano.

E quel giorno stava ospitando il matrimonio di sua figlia.

Arrivammo al ristorante. C’erano cento invitati. Fiori ovunque. Musica nell’aria. Tavoli apparecchiati in modo impeccabile, come nelle fotografie delle riviste.

Mio padre mi accompagnò verso l’altare. Io camminavo al suo fianco. Federico mi aspettava davanti a tutti e sorrideva.

La cerimonia si svolse senza intoppi. Ci promettemmo fedeltà. Ci baciammo. Gli ospiti applaudirono.

Poi ci sedemmo a tavola.

Poi arrivò il momento dei brindisi.

E poi Ornella Rossetti si alzò, prese il microfono e pronunciò quelle parole.

Ora mio padre era in piedi accanto all’impianto audio. Guardava Ornella, che sedeva al suo posto con un sorriso largo, quasi compiaciuto.

— Buonasera — disse lui, con una calma assoluta. — Mi chiamo Giorgio Marchetti. Sono il padre della sposa. E sono anche il proprietario di questo ristorante.

Ornella si irrigidì. Il sorriso le si spense lentamente sul volto.

— Signora Rossetti — proseguì mio padre — lei ha appena umiliato mia figlia. Nel giorno del suo matrimonio. Davanti a cento persone. Dentro il mio locale.

— Signor Marchetti, io ho soltanto detto la verità…

— Stia zitta — la interruppe mio padre.

Non lo disse urlando. Non alzò nemmeno la voce. Ma quelle due parole caddero nella sala con un peso tale che Ornella chiuse immediatamente la bocca.

— Questo ristorante è mio — continuò lui. — Sono io a decidere chi può restare qui e chi no. E lei, signora Rossetti, ha appena perso questo diritto.

— Che cosa vorrebbe dire? — Ornella si alzò di scatto.

— Vuol dire che le sto chiedendo di lasciare questa sala. Adesso.

I cento invitati ammutolirono. Nessuno mosse una sedia. Nessuno tossì. Sembrava che perfino l’aria si fosse fermata.

Ornella scoppiò in una risata nervosa, troppo acuta per sembrare davvero sicura.

— Ma sta parlando sul serio? Mio figlio si è appena sposato qui!

Amore o Soldi