La situazione stava prendendo una piega sempre più pericolosa, e Giulia Barbieri lo capì con una lucidità quasi dolorosa.
— Ascoltatemi bene — disse, sforzandosi di mantenere un tono fermo e ragionevole. — Io non so che cosa abbiate raccontato a Marco, né che cosa lui vi abbia risposto. Ma io e mio marito non abbiamo mai discusso del vostro trasferimento qui. E di certo non abbiamo intenzione di togliere a nostra figlia la sua stanza.
Aurora Caruso si raddrizzò di scatto, incrociando le braccia sul petto come se fosse stata appena offesa nel profondo.
— Ah, quindi siamo arrivate a questo? Per te quella bambina viene prima della madre di tuo marito? Classico comportamento da nuora. L’ho sempre detto a Marco Parisi che tu non eri adatta alla nostra famiglia.
— Martina non è “quella bambina”! — ribatté Giulia, sentendo la rabbia salirle alla gola. — È vostra nipote, ve lo ricordo.
Aurora emise una risata breve, sgradevole, piena di disprezzo.
— Nipote? Ma guardala bene. Non ha niente della nostra famiglia. Niente di Marco, niente di me. Mi chiedo proprio da dove tu l’abbia tirata fuori.
Giulia rimase immobile. Per un istante le parve che l’aria nella stanza fosse diventata gelida.
— Che cosa avete detto? — domandò piano, quasi senza voce.
— Hai capito benissimo — replicò la suocera, sollevando il mento con aria sprezzante. — Non sono cieca. Mio figlio magari non se ne accorge, perché è buono fino all’ingenuità, ma nella nostra famiglia siamo tutti scuri di capelli. E la tua Martina Ferrara invece è rossa. Gli occhi non sono i nostri, il carattere nemmeno. Sempre capricci, scenate, piagnistei…
— Mia nonna aveva i capelli rossi — scandì Giulia tra i denti. — E quanto al carattere, Martina è identica a suo padre da piccolo. Solo che voi non ve lo ricordate, perché probabilmente non avete mai dedicato abbastanza tempo a vostro figlio.
Il volto di Aurora Caruso sbiancò, contratto da una collera improvvisa.
— Come osi parlarmi così? Io Marco l’ho cresciuto per tutta la vita come meglio potevo! Tu invece… tu sei solo una cacciatrice di soldi. Hai incastrato mio figlio e gli hai rifilato una figlia non sua. Credi che io non sappia come guardi il tuo capo al lavoro? Siete tutte uguali, voi.
Giulia fece un passo indietro, incredula.
— Ma vi rendete conto di quello che state dicendo? Avete guardato troppe fiction? Il mio capo è una donna e ha sessant’anni.
— Non provare a mentirmi! — urlò Aurora, alzando la voce. — Io mi sono informata su di te. Marco è troppo gentile, troppo fiducioso. Ma io so bene come siete fatte, voi ragazze di città.
Proprio in quel momento, dalla porta d’ingresso arrivò il rumore secco della serratura. Poco dopo risuonò la voce di Marco Parisi:
— Sono a casa! Dove sono le mie donne prefer…
Si interruppe a metà frase.
Davanti a lui c’erano sua moglie, con il viso acceso dalla rabbia, e sua madre, rigida come una statua. Si fronteggiavano al centro della stanza come due avversarie pronte allo scontro.
— Che succede qui? — chiese Marco, spostando lo sguardo dall’una all’altra con crescente preoccupazione.
— Figlio mio! — esclamò subito Aurora, cambiando tono con una rapidità impressionante. Gli si precipitò incontro come una vittima in cerca di protezione. — Meno male che sei tornato! Tua moglie è fuori di sé. Mi caccia di casa, mi insulta, mi minaccia!
— Cosa? — Marco guardò Giulia, smarrito. — Giulia, di che sta parlando?
— Tua madre sostiene che tu le abbia dato il permesso di trasferirsi da noi per sempre — rispose lei, asciutta. — E non solo. Vorrebbe prendersi la stanza di Martina e mandare nostra figlia a dormire in soggiorno. Tutto questo dopo aver detto che Martina… — si bloccò, incapace di ripetere quelle parole davanti a lui senza tremare di rabbia.
Marco si voltò lentamente verso la madre.
— Mamma, è vero?
— Ma certo che no! — protestò Aurora, portandosi una mano al petto. — Ho solo proposto di fermarmi per un po’, per darvi una mano con la bambina. È stata lei a montare una scenata. Ha iniziato a gridare, a trattarmi come una criminale.
— Sta mentendo — disse Giulia con voce dura. — E ha anche detto che Martina non è tua figlia. Che io l’avrei avuta da qualcun altro.
Il sangue sembrò sparire dal volto di Marco. Per qualche secondo non disse nulla. Poi girò la testa verso Aurora con una lentezza innaturale.
— Mamma… hai davvero detto una cosa del genere?
— Tesoro, lei ti sta confondendo, ti manipola! — piagnucolò Aurora, allargando le mani. — Io ho soltanto osservato che la bambina non somiglia molto alla nostra famiglia. E lei, invece di ragionare, ha cominciato subito a urlare!
— Io non alzo mai la voce davanti a Martina — ribatté Giulia. — A differenza vostra, io penso a mia figlia.
Marco appariva completamente disorientato. Aprì la bocca, forse per dire qualcosa, forse per chiedere una spiegazione, ma in quell’istante dalla camera arrivò un pianto sommesso. Martina si era svegliata.
— Vado io da lei — disse Giulia, dirigendosi verso la porta della stanza.
Sulla soglia però si fermò. Si voltò verso il marito. Marco la guardava con un’espressione interrogativa, ancora sospeso tra incredulità e panico.
Giulia parlò lentamente, perché ogni parola gli arrivasse chiara.
— Se tua madre domani mattina sarà ancora in casa mia, caro Marco, allora tu e lei vi cercherete un altro posto dove vivere.
La frase rimase sospesa nell’aria come un oggetto pesante caduto all’improvviso tra loro. Marco fissò la schiena della moglie mentre spariva nella camera della bambina, la bocca socchiusa, incapace di credere davvero a ciò che aveva appena sentito.
Aurora Caruso non perse tempo. Gli si avvicinò di nuovo e gli afferrò il braccio, stringendolo con dita nervose.
— Vedi com’è? — sussurrò con voce rotta, ma abbastanza forte da farsi sentire. — Te l’ho sempre detto che non ti ama. Appena qualcosa non va come vuole lei, ti butta via. Io e te, invece, siamo sempre stati uniti. Sempre. Finché non è arrivata lei.
Marco abbassò lo sguardo sulla mano della madre. Poi, con un movimento lento ma deciso, si liberò dalla presa. Quando la guardò di nuovo, nei suoi occhi c’era una freddezza che Aurora non gli aveva mai visto.
— Mamma, adesso voglio la verità — disse. — Subito. Che cosa hai detto esattamente su Martina?
— Ma niente di così terribile… — mormorò lei, tentando di assumere un’aria offesa e innocente. — Ho soltanto fatto notare che la bambina non somiglia poi tanto a te.
