“E perché il pavimento in cucina è gelato?” tuona la donna, seduta nella vestaglia di Giada mentre Andrea sbianca e balbetta

Scioccante invadenza, offensiva e profondamente ingiusta.
Storie

— Significa che le persone si proteggono a vicenda, non che si sfruttano — disse Giada, scandendo ogni parola. — Voi siete entrati in casa mia, avete rovinato le mie cose, buttato via il mio cibo, vissuto sulle mie spalle. E adesso vi permettete perfino di fare progetti su come costringermi a vendere ciò che è mio, così da garantirvi una vecchiaia comoda in un bel trilocale nuovo.

— Tu hai capito male… — Andrea allungò una mano verso di lei, cercando di prenderle il polso.

Giada si ritrasse di scatto, con un gesto di disgusto.

— Ho capito benissimo. Sono stata sul balcone negli ultimi dieci minuti.

Sul volto di Vittoria Santoro comparvero chiazze rosse. In quell’istante comprese che non c’era più nulla da fingere, e allora smise di recitare la parte della povera madre offesa.

— Ma chi ti credi di essere per farci la morale? — sbottò. — Avida! Ti sei attaccata a mio figlio e basta! Lui ti ha regalato gli anni migliori della sua vita, costretto a stare in questo buco! Una moglie come si deve avrebbe già intestato tutto al marito, per farlo sentire il vero uomo di casa. Tu invece tremi solo per i tuoi soldi!

— Questo sarebbe un buco? — Giada si avvicinò al tavolo, fermandosi a un passo da loro. — Perfetto. Se è un buco, non avete più alcun motivo per restarci. Preparate le valigie. Tutti e due.

Andrea spalancò gli occhi.

— Cosa? Giada, ma che dici? Dove dovremmo andare a quest’ora? È notte!

— Non è un mio problema — rispose lei, con una calma quasi gelida. — Potete cercare un albergo. Potete andare alla stazione. Avete un’ora. Se allo scadere dei sessanta minuti sarete ancora qui, chiamerò la polizia e dirò che nel mio appartamento ci sono estranei che rifiutano di andarsene.

— Non puoi farlo! — strillò la suocera. — Andrea è tuo marito, per legge ha diritto di stare qui! E poi il mutuo l’avete pagato insieme!

— Il mutuo è intestato a me ed è stato acceso prima del matrimonio. Tutte le rate versate dopo le nozze sono partite dal mio conto personale, quello su cui arrivano gli incassi della mia partita IVA. Ho gli estratti conto, uno per uno. — Giada li guardò senza abbassare lo sguardo. — Tu, Andrea, in questa casa non hai investito nemmeno un centesimo. E dimostrarlo sarà facilissimo. Domani mattina presenterò la richiesta di separazione.

— Sei impazzita! — urlò lui, balzando in piedi. — Vuoi distruggere una famiglia per un appartamento?

— Non c’è mai stata una famiglia, Andrea. C’era solo una finanziatrice comoda, ed ero io. Il tempo è già iniziato.

L’ora successiva fu probabilmente la più caotica che quelle pareti avessero mai conosciuto. Vittoria Santoro correva da una stanza all’altra, ficcando abiti e oggetti nelle valigie alla rinfusa, maledicendo Giada, i suoi genitori, le sue piante e perfino tutta Torino. Andrea oscillava tra minacce scomposte e suppliche lamentose: prima prometteva conseguenze, poi giurava che avrebbe rimesso tutto a posto, che avrebbe mandato sua madre via, che era stato solo un malinteso.

Giada rimase seduta in poltrona, le braccia incrociate sul petto, osservando in silenzio quella scena scomposta. Dentro di sé, con sua stessa sorpresa, non sentiva paura. Nemmeno rabbia. Solo una quiete profonda, come se qualcosa che la opprimeva da anni avesse finalmente smesso di pesarle sul petto.

Quando la porta si chiuse alle loro spalle con un colpo secco, la prima cosa che fece fu andare alla finestra. La spalancò, lasciando entrare l’aria fresca della notte. L’odore del pesce fritto e delle ambizioni altrui doveva uscire da lì il prima possibile.

Qualche mese più tardi, la vita di Giada aveva già preso una direzione completamente diversa.

La separazione si concluse con una rapidità che lei stessa non si aspettava. Quando Andrea capì che non avrebbe ottenuto una quota dell’appartamento, tentò un’altra strada: chiese che Giada contribuisse per metà al rimborso del prestito contratto da lui, sostenendo che quei soldi fossero serviti per “necessità familiari”. Ma non aveva ricevute, non aveva prove, e le testimonianze degli operai che avevano lavorato alla casa di campagna di Vittoria Santoro chiarirono subito la faccenda. Quel debito rimase interamente sulle spalle di Andrea.

Il giorno dopo la loro uscita di scena, Giada fece cambiare tutte le serrature. Poi spostò i mobili, comprò un plaid nuovo per il divano, ancora più morbido del precedente, e una padella per le crespelle migliore di quella che le era stata rovinata. Anche il suo lavoro con i fiori cominciò a crescere. Liberata dalla tensione continua e dal dovere di sostenere i capricci economici di suo marito, prese in affitto il locale accanto e avviò corsi di composizione floreale.

Andrea provò più volte a ricomparire. Le inviava messaggi lunghissimi, pieni di pentimento, diceva di essersi sbagliato, di sentire la sua mancanza. Poi si lamentava: vivere con la madre nel suo minuscolo appartamento era diventato insopportabile, perché Vittoria lo rimproverava per ogni euro speso e pretendeva che consegnasse l’intero stipendio per coprire le rate del prestito.

Giada non arrivava nemmeno in fondo a quei messaggi. Li archiviava e basta.

Ora, quando rientrava a casa dopo una giornata faticosa, apriva la porta e respirava con piacere il profumo dell’eucalipto e del caffè appena preparato. Nel suo appartamento regnava una pace perfetta. E nessuno, mai più, avrebbe osato dirle dove mettere il lavandino o quali tende appendere alle finestre.

Amore o Soldi