Si lasciò cadere a terra, al centro della stanza, come se le gambe avessero smesso di reggerlo. Il cellulare continuava a vibrare e a squillare. Prima il concessionario. Poi la boutique dove aveva comprato gli abiti. Poi, ancora una volta, il ristorante.
Tre giorni dopo arrivò la prima citazione in tribunale. Poco dopo ne seguì un’altra.
Gli amici, quelli che fino a poco prima ridevano con lui e brindavano alla sua “nuova vita”, sparirono uno dopo l’altro. Chi il giorno prima alzava il bicchiere in suo onore, ora lasciava squillare a vuoto. Uno gli mandò soltanto un messaggio secco: «Scusami, sono impegnato». Un altro lo bloccò senza nemmeno dargli una spiegazione.
Andrea vendette l’orologio. Poi anche il cappotto. Cercò di riportare i completi in negozio, ma non glieli ripresero: li aveva già indossati. L’appartamento fu venduto nel giro di due settimane. Francesca Sorrentino affidò la pratica a un’agenzia, firmò ogni documento, e tutto risultò perfettamente regolare.
A lui non restò che affittare una stanza in periferia. La carta da parati si staccava dagli angoli, dal rubinetto usciva acqua color ruggine, e ogni notte, dietro la parete sottile, i vicini litigavano fino a tardi.
Un pomeriggio incrociò per strada un conoscente, proprio quello che al banchetto aveva gridato i brindisi più rumorosi. L’uomo lo vide, esitò un istante, poi attraversò la strada e finse di non averlo riconosciuto.
Francesca aprì il centro un mese dopo. Era un locale piccolo, in una città sul mare, la stessa in cui viveva suo nonno Giovanni Sala. Cominciarono ad arrivare donne di ogni età: donne lasciate da un giorno all’altro, donne a cui qualcuno aveva detto “non sei abbastanza”, donne trattate come un peso morto da trascinarsi dietro.
Assunse un’avvocata e una psicologa. Lei, invece, teneva gli incontri pratici: spiegava come proteggere i propri risparmi, come riconoscere chi voleva approfittarsi, come smettere di avere paura dei contratti, delle cifre, delle leggi.
Giovanni Sala passava ogni giovedì. Si sedeva in fondo alla sala e ascoltava in silenzio. Un giorno, finita una consulenza, le si avvicinò.
— Non ti penti di non avergli concesso un’altra possibilità?
Francesca sistemò alcune cartelle sulla scrivania, poi rispose senza esitazione:
— Per vent’anni è stato lui a prendersi le mie possibilità. Adesso impari a darsene da solo.
Il vecchio annuì piano.
— Hai capito bene.
Andrea riuscì a rintracciarla quattro mesi più tardi. Si presentò apposta in quella città di mare e aspettò davanti all’ingresso del centro finché non la vide uscire.
— Francesca.
Lei si fermò. Davanti a sé aveva un uomo dimagrito, con una vecchia giacca addosso e la barba incolta. Rimase a tre passi da lui.
— Che cosa vuoi?
— Parlarti. Io devo…
— Soldi?
Andrea strinse le mani a pugno.
— Sono finito. Ho cause per debiti. Ho perso tutto.
— E io cosa dovrei farci?
— Aiutarmi. Tu mi hai sempre aiutato.
Francesca lo osservò a lungo. Un tempo avrebbe abbassato lo sguardo. Avrebbe fatto un passo indietro, avrebbe taciuto, forse si sarebbe persino sentita in colpa per la propria durezza.
Quella volta no.
— Sei stato tu a dire che ero un peso. Che ti trascinavo a fondo. Bene, Andrea, adesso sul fondo ci sei arrivato da solo. E non è un problema mio.
— Francesca, ti prego, capiscimi. Sono stato uno stupido…
— Sei stato? No. Lo sei ancora. La differenza è che prima avevi me accanto. Ora non hai più nessuno.
Lei fece per raggiungere la macchina, ma Andrea le afferrò il polso.
— Ti supplico. Anche poco. Non sono mica un estraneo.
Francesca si liberò con un movimento deciso e lo guardò negli occhi.
— Lo sei. Sei diventato un estraneo il giorno in cui mi hai detto che non ero adatta a te. Quando mi hai messa alla porta con una valigia. Quando eri seduto al ristorante e ti rallegravi perché, finalmente, ti sentivi libero. Te lo ricordi? Lo avevi scritto perfino sui social.
Andrea non rispose.
— Per vent’anni ti ho tirato fuori da ogni buco in cui cadevi. E tu non mi hai mai detto grazie. Mi chiamavi pesante. Noiosa. Dicevi che per colpa mia non potevi spiccare il volo. Poi, appena hai visto dei soldi — o meglio, appena ti sei convinto che quei soldi fossero già tuoi — la prima cosa che hai fatto è stata cancellarmi dalla tua vita.
— Ho sbagliato.
— No. Hai semplicemente mostrato chi sei. E Giovanni lo ha visto benissimo.
Francesca aprì la portiera e salì in macchina. Andrea rimase sul marciapiede, la mascella serrata.
— Quindi è finita davvero?
Lei lo guardò un’ultima volta.
— Sì. È finita nell’esatto momento in cui mi hai detto di raccogliere le mie cose.
