— Da Giada. Avete quello studio in via del Fiume.
— Non dire sciocchezze. Lì dentro non c’è ancora niente.
— Allora da tua madre.
Luca tornò a sedersi al tavolo, come se quel gesto potesse riportare tutto a un tono normale.
— Sara, calmati. Domattina ne parliamo con lucidità. Adesso sei furiosa e stai prendendo decisioni di cui poi ti pentirai.
— Domattina vado al lavoro.
— E dopo?
— Dopo il lavoro passerò a prendere il resto delle mie cose. Tu, entro la fine del mese, troverai un altro posto.
— Io abito qui ufficialmente.
— No. La tua residenza è ancora da tua madre.
Per qualche secondo lui non rispose. Poi indicò con il mento il documento che lei aveva appena riposto.
— Hai ottenuto un incarico nuovo e pensi già di poter dare ordini a tutti?
Sara infilò la nomina nella borsa.
— Il mio incarico non c’entra nulla.
— Certo. Semplicemente la moglie comoda ha deciso di tirare fuori il carattere.
— Sei stato tu a spiegarmi a cosa ti servivo.
Luca serrò le labbra e distolse lo sguardo.
Sara aprì l’armadio e prese una borsa da viaggio. Ci mise dentro il passaporto, la cartellina del lavoro, due tailleur, un maglione e il caricabatterie. Dal bagno recuperò la spazzola e una piccola trousse.
Lui la seguiva da una stanza all’altra.
— Vuoi davvero andare in albergo in piena notte?
— Sì.
— Per una sola conversazione?
— Per la richiesta di mutuo, per la prenotazione, per Giada e per il tuo calcolo.
— Non mi hai nemmeno lasciato spiegare.
Sara chiuse la cerniera della borsa.
— Hai spiegato fin troppo. L’appartamento sarebbe stato intestato a lei, il prestito sarebbe stato valutato anche sul mio stipendio e tu volevi portarmi in banca senza dirmi i dettagli.
— Te l’avrei detto lì.
— Dopo che l’impiegato mi avesse messo i documenti davanti?
Luca non trovò nulla da ribattere.
Sara tornò in cucina a prendere il telefono. Sul tavolo c’era ancora la torta al miele, chiusa nella sua confezione. Lei spinse la scatola verso il marito.
— Domani portala da tua madre. Qui andrà a male.
— Lasci anche la torta?
— L’avevo comprata per un’altra serata.
Nell’ingresso indossò il cappotto e chiamò un taxi. L’applicazione indicò quattro minuti d’attesa.
Luca rimase fermo accanto alla porta della cucina.
— Dimmi almeno in quale albergo andrai.
— No.
— Sono tuo marito.
— Oggi non te ne sei ricordato.
L’ascensore era già al piano terra. Sara entrò, appoggiò la borsa vicino ai piedi e premette il pulsante. Prima che le porte si richiudessero, Luca fece un passo fuori dall’appartamento.
— Sara, domattina possiamo ricominciare da capo.
Lei schiacciò il tasto di chiusura.
Fuori cadeva una pioggia sottile. Il taxi aspettava davanti al portone accanto. L’autista scese, aprì il bagagliaio e la aiutò a sistemare la borsa.
Il telefono iniziò a squillare prima ancora che l’auto lasciasse il cortile. Sara tolse l’audio. Un minuto dopo arrivò un messaggio di sua sorella: “Sei ancora sveglia?”
Lei digitò: “Posso fermarmi da te stanotte?”
La chiamata arrivò subito.
— Certo. Che è successo?
— Te lo racconto a casa.
— Metto su l’acqua per il tè. Ti preparo il letto in camera o apro il divano in cucina?
Sara guardò la borsa da lavoro posata accanto a lei.
— In camera. Domattina devo alzarmi presto.
Mezz’ora più tardi, sua sorella le aprì in vestaglia e, senza fare domande, le tolse il cappotto dalle mani. Sul tavolo c’erano già due tazze e un piatto con dei panini.
— Vuoi mangiare qualcosa?
— Dopo.
— Allora vai a lavarti. L’asciugamano è sull’appendino, il letto è pronto.
Sara posò la nomina sul comò e, per la prima volta in tutta la sera, si sfilò l’orologio. Luca continuava a chiamare, ma lei non rispose.
La sveglia suonò alle sei e mezza. Sua sorella dormiva ancora. Sara si vestì in silenzio, rimise il documento nella cartellina e uscì cercando di non fare rumore.
Al Centro servizi al cittadino la accolse la direttrice.
— Sara Santoro, è arrivata presto. Pensavo che oggi si sarebbe concessa almeno di presentarsi all’apertura.
— Volevo sistemare l’ufficio prima dell’arrivo degli utenti.
La direttrice le porse una chiave.
— La targhetta la monteranno dopo pranzo. Per ora si accomodi.
Nel nuovo ufficio c’erano due scrivanie, un armadio con gli scaffali vuoti e un computer ancora coperto da una custodia protettiva. Sara sollevò le veneziane, accese la luce e appese il cappotto.
Sul telefono comparve un’altra chiamata persa di Luca. Subito dopo arrivò un messaggio: “Giada ha cancellato la prenotazione. Sei contenta adesso?”
Sara lo lesse, bloccò il numero e ripose il telefono nel cassetto.
Poi accese il computer, sistemò la nomina nella cartellina in cima alla pila e aprì il registro degli appuntamenti. Dal corridoio arrivavano già le voci dei primi utenti.
