Il telefono cominciò a vibrare proprio mentre Francesca Sorrentino stava illustrando a una giovane coppia le condizioni di un finanziamento. Sul display comparve una sola parola: “Casa”. Lei si scusò con un cenno, si spostò verso la finestra e rispose.
— Ascoltami bene, — disse Andrea Sala con una voce che quasi non sembrava la sua. — Nonno Giovanni è morto. Mi ha lasciato l’eredità. Ho appena ereditato cinque milioni di euro. Prepara le tue cose. Entro stasera non voglio più trovarti nell’appartamento.
Francesca strinse il cellulare tra le dita.
— Ma che stai dicendo?
— Sto dicendo che per me non sei più mia moglie. Ho già depositato la richiesta di divorzio, due ore fa. Tu non sei adatta al mio nuovo livello. È chiaro?

— Andrea, dopo vent’anni insieme…
— Appunto. Per vent’anni mi hai trascinato verso il basso con la tua mania di fare sempre la cosa giusta. Adesso basta. Sono libero.
La chiamata si chiuse con il suono secco della linea interrotta. Francesca rimase immobile, gli occhi fissi sul cortile grigio sotto la finestra. Poi tornò dai clienti. Sorrise. Fece firmare i documenti. Le mani iniziarono a tremarle soltanto quando uscì dalla banca.
Andrea la aspettava in mezzo al soggiorno, con un cappotto nuovo addosso. Al polso gli brillava un orologio che quella mattina non aveva. Persino il modo in cui stava in piedi era diverso: spalle larghe, mento sollevato, l’aria di chi si sente già padrone del mondo.
— Che ci fai qui? Ti avevo detto di raccogliere le tue cose.
Francesca posò la borsa a terra.
— Da dove hai preso i soldi per comprarti tutto questo?
— La banca mi ha concesso un anticipo sull’eredità. Ora posso permettermi qualunque cosa.
Prese una cartellina e la buttò sul tavolo. I fogli scivolarono fuori, sparpagliandosi.
— Questa è la divisione dei beni. La firmi subito. A te resterà abbastanza per affittarti una stanza da qualche parte. Non morirai di fame.
Francesca sollevò il primo foglio. L’appartamento restava a lui. I risparmi venivano divisi, ma la sua parte era ridicola: meno di quanto lei avesse investito nell’ultimo negozio di Andrea, quello che aveva chiuso dopo appena un mese.
— Ti ho tirato fuori da ogni disastro in cui ti sei cacciato.
— Nessuno te l’ha chiesto. Eri tu a infilarti dappertutto con i tuoi consigli, i tuoi calcoli, le tue prediche. Sai cosa dicevano i miei amici? Che avevo sposato una contabile. Noiosa. Grigia.
— Io lavoravo perché potessimo andare avanti.
— Ed era proprio questo il problema. Andare avanti, sopravvivere. Ma bisognava vivere. Solo che tu non ne sei capace. Sai soltanto contare gli spiccioli e rovinare l’umore.
Andrea raggiunse la porta e la spalancò.
— Vattene. A me serve un’altra donna. Bella. Stimolante. Una che non mi faccia vergognare.
Francesca prese la valigia che, in fondo, aveva già preparato. Gli passò accanto senza sfiorarlo. Sulla soglia si voltò.
— E se quei soldi non arrivassero?
— Arriveranno. Cinque milioni di euro, stupida. Sono soldi per sempre.
Lei uscì. La porta si richiuse alle sue spalle con un colpo secco.
Alessia Sanna, sua sorella, aprì quasi subito. Vide la valigia e, senza fare domande, tirò Francesca dentro casa. La fece sedere sul divano e le mise in mano un bicchiere d’acqua.
— Ti ha cacciata?
— Sì. Dice di aver ereditato una fortuna dal nonno. Dice che ormai io non sono più alla sua altezza.
Alessia accese una sigaretta e soffiò il fumo verso la finestra socchiusa.
— E adesso?
— Non lo so.
Francesca si stese sul divano. Il soffitto era bianco, attraversato al centro da una crepa sottile. Rimase a fissarla a lungo, pensando che vent’anni erano finiti così, senza rumore. Come il latte nel cartone: lo apri convinta che ce ne sia ancora, e invece è vuoto.
Quella notte non chiuse occhio. Rimase sdraiata, gli occhi aperti nel buio. Al mattino si alzò, si lavò il viso e andò al lavoro. I colleghi la guardavano con una pietà mal nascosta: qualcuno sapeva già tutto. In una città piccola, le notizie corrono più veloci delle persone.
Durante la pausa pranzo si iscrisse a un corso per revisori contabili. Lo stesso che avrebbe voluto frequentare quattro anni prima. Allora Andrea aveva liquidato l’idea dicendo che il suo progetto era in piena emergenza.
