Sara allungò la mano e lo avvicinò.
Il monolocale costava quarantaduemila euro. Sotto, Luca aveva fatto i conti: anticipo, rata mensile, spese accessorie. Accanto alla voce “reddito documentato della coniuge” compariva un segno di spunta tracciato a penna.
Dalla camera arrivò il cigolio di una sedia. Poco dopo Luca si affacciò sulla soglia della cucina. Il telefono sparì subito nella tasca dei pantaloni.
— Sei già rientrata?
— A quanto pare sì.
— Perché non mi hai chiamato?
— Non ne ho avuto il tempo.
Lui abbassò gli occhi sulla scatola.
— Hai preso una torta?
Sara sollevò il coperchio. Il millefoglie al miele era coperto di granella di noci e attraversato da una sottile riga di cioccolato.
— Volevo festeggiare.
— Festeggiare cosa?
Lei estrasse il provvedimento dalla borsa e lo depose davanti a lui.
Luca lesse la prima riga. Il suo sguardo si fermò prima sul nome dell’incarico, poi scese alla data. Solo allora accennò un sorriso.
— Ottimo, Sara. Lo sapevo che avrebbero scelto te. Adesso si sbloccheranno parecchie cose.
— Che cosa dovrebbe sbloccarsi?
— Le nostre questioni.
— Quali questioni?
Luca spinse di lato il foglio con la nomina e si sedette di fronte a lei.
— La casa, per esempio. Ne parliamo da una vita.
— Ne parliamo?
— Non attaccarti alle parole. Volevo sistemare tutto e poi farti vedere una proposta già concreta.
Sara gli mise davanti il foglio della banca.
— Un monolocale da quarantaduemila euro?
Luca guardò i propri appunti.
— Hai frugato tra le mie carte?
— Era sul tavolo.
— È solo una simulazione. Stavo valutando diverse possibilità.
— Per chi lo stavi cercando, questo monolocale?
— Per noi.
— Al telefono lo stavi promettendo a Giada.
Lui rimase zitto per qualche secondo. Poi appoggiò i gomiti al tavolo.
— Hai sentito mezzo discorso e ti sei già fatta il film completo.
— Ho sentito parlare del mio certificato, dell’anticipo e della prenotazione. E ho sentito anche che non mi ami.
— L’ho detto solo per farla calmare.
— Lei chi?
— Una referente del costruttore.
— Le referenti dei costruttori chiedono se ami tua moglie?
Luca distolse lo sguardo verso la finestra.
— La conosco da tempo. Mi sta dando una mano a far procedere la pratica più in fretta.
— Per questo la chiami Giadina?
— Sara, non trasformare tutto in un interrogatorio. È un mese pesante, ho pochissimi ordini. Sto cercando una soluzione mentre tu vai in ufficio e pensi che ogni problema si risolva con due certificati.
In passato, davanti a frasi del genere, Sara avrebbe iniziato a giustificarsi. Gli avrebbe ricordato quanto pagava d’affitto, quanto lasciava per la spesa, perché non poteva caricarsi anche un altro turno. Questa volta, invece, tacque.
Luca scambiò quel silenzio per una resa.
— Volevo comprare una casa — riprese, con un tono più controllato. — Ho quarantatré anni e non possiedo nemmeno una stanza. Mia madre ogni volta mi chiede per quanto ancora resterò nell’appartamento di un’altra persona. Tu fai il bonifico alla proprietaria, e io mi sento un inquilino in casa di mia moglie.
— E quindi hai deciso di comprare un monolocale con Giada?
— Non con Giada. Lei ha solo trovato l’occasione.
— Allora fammi vedere i documenti.
— Quali documenti?
— La richiesta alla banca. La prenotazione.
Luca si passò una mano sul mento.
— Non c’è ancora niente da vedere.
— Domani volevi chiedermi il certificato. Quindi qualcosa da vedere c’è.
— Volevo prima capire quale cifra ci avrebbero approvato.
— Senza il mio consenso?
— A una consulenza non si firma nulla. Saresti venuta, avresti ascoltato il consulente e poi avresti deciso tu.
— A Giada hai detto che io non avrei fatto domande.
Luca scostò la sedia con uno strattone.
— Perché di solito ti fidi di me. Non mi sembra un reato.
— Porta il portatile.
— Per fare cosa?
— Voglio vedere dove avevi intenzione di inserire il mio reddito.
Luca uscì dalla cucina e tornò dopo qualche minuto. Sistemò il computer più vicino a sé che a lei. Quando lo accese, finse a lungo di cercare la mail, anche se Sara aveva già notato la scheda giusta aperta nella parte alta dello schermo.
— Ecco il calcolo — disse lui. — Una normale consulenza, tutto qui.
Sul sito della banca era stata compilata una bozza di richiesta. Luca figurava come richiedente principale; nella sezione dedicata allo stato civile aveva inserito i dati di Sara. I campi relativi alla sua carta d’identità e al suo luogo di lavoro erano ancora vuoti. Accanto, però, c’era una nota del consulente: “Portare all’incontro i documenti della coniuge. Valutare come cointestataria del finanziamento”.
— Hai già comunicato dove lavoro — disse Sara.
— Sono informazioni generiche.
