“Te lo ricordi o la tua memoria funziona come il menù di una trattoria scadente, dove scegli solo quello che ti conviene?” disse Giulia con sarcasmo, fissando Alessandro

Un atto intollerabile, egoista e profondamente ingiusto.
Storie

Gli zainetti li mise per ultimi, accanto alle buste già chiuse.

— Dove dobbiamo portare tutto? — domandò il caposquadra, fermandosi sulla soglia.

Giulia gli dettò l’indirizzo senza esitazione:

— Via dei Pini, quattordici, interno quarantuno. Lasciate i sacchi davanti alla porta. Se nessuno apre, metteteli nell’androne.

Il fabbro impiegò quaranta minuti a sostituire la serratura. Alla fine le consegnò tre chiavi nuove, lucide, ancora rigide tra le dita. Giulia pagò, richiuse la porta e si lasciò scivolare a terra, nel silenzio dell’ingresso.

Un’ora e mezza più tardi il telefono vibrò. Sullo schermo comparve il nome di Alessandro.

— Giulia! Ma che cosa hai combinato?! Mi ha chiamato Silvia, urla che le hanno scaricato dei sacchi davanti a casa!

— Esatto. Sono le tue cose. E quelle dei tuoi figli. Le ho mandate all’unico indirizzo in cui, a quanto pare, passi i sabati.

— Sei impazzita? Lei ha un marito! Francesco torna stasera, che cosa penserà?

— Francesco? Non preoccuparti per lui. Gli ho già scritto io. Gli ho mandato indirizzo, orario della tua visita e un breve riassunto della storia dei “rubinetti che perdevano”. È stato molto comprensivo. Mi ha risposto con una sola parola: “Grazie”.

— Tu… tu non puoi averlo fatto.

— Invece sì, Alessandro. E avrei dovuto farlo molto prima, se non avessi creduto per un anno a ogni tua parola. La cosa quasi comica è che eri così sicuro della mia ingenuità da non disturbarti più nemmeno a nasconderti. Mercoledì hai portato qui i bambini e poi sei andato da Silvia passando tranquillamente dall’ingresso principale. Neppure ti sei voltato, nel caso tua moglie fosse dietro l’angolo.

— Giulia, ascoltami…

— No. Adesso ascolti tu. I bambini sono da Margherita De Santis. Stanno bene, hanno mangiato e giocano con le costruzioni. La serratura è stata cambiata. Lunedì presenterò la domanda di separazione.

— Non puoi fare così! Noi avevamo…

— Noi avevamo cosa? Degli accordi? Certo. I bambini da Silvia. I fine settimana con noi. Fedeltà da entrambe le parti. Sei riuscito a infrangere tutti e tre i punti in un solo anno. Se fosse stato un contratto, ti avrebbero già chiesto una penale.

— Io non ti ho tradita!

— Hai aperto la porta dell’appartamento della tua ex moglie, sabato mattina, con le pantofole ai piedi. Possiamo anche chiamarla “riparazione del rubinetto”, se ti fa sentire meglio. Però, in quel caso, sei il peggior idraulico della città: il rubinetto non è stato riparato.

Dall’altra parte cadde il silenzio. Giulia sentì soltanto il suo respiro pesante.

— Come fai a sapere del rubinetto?

— Ti ho sentito ieri sera mentre provavi la scusa. Mormoravi in bagno, convinto che dormissi. “Il rubinetto perdeva, lei mi ha chiamato, sono passato soltanto un attimo.” Alessandro, non sai mentire nemmeno con un minimo di talento. Almeno inventati una tubatura esplosa: suona più credibile.

— Vengo lì. Parliamo con calma.

— Non venire. Le chiavi non aprono più. E la conversazione finisce qui. Voglio solo che ti resti bene in mente una cosa: ho accettato di sposarti sapendo che avevi dei figli. Li ho amati. Ogni fine settimana parco, disegni, libri, mentre tu dicevi di andare da un amico o da tua madre. A proposito, Margherita De Santis ha confermato tutto: negli ultimi quattro mesi non sei passato da lei nemmeno una volta.

— Te l’ha detto?

— Mi ha detto anche altro. “Giulia, ti sono grata perché sopporti mio figlio. Non se lo merita.” E sai una cosa? Ha ragione.

— Io non ho dove andare.

— Hai l’indirizzo di Silvia, dove ti muovi come fossi a casa tua. Hai l’indirizzo di Margherita De Santis, che aspetta spiegazioni. E, volendo, hai un intero pianeta a disposizione: lo spazio non manca. Il mio appartamento, però, non rientra più tra le opzioni.

Giulia chiuse la chiamata e bloccò il numero. Poi bloccò ogni altro canale possibile. Infine si sedette sullo sgabello del corridoio e rimase immobile per un minuto, dentro un silenzio quasi irreale.

Il telefono squillò di nuovo. Numero sconosciuto.

Rispose.

— Giulia? Sono Francesco Fontana. Il marito di Silvia. O, da oggi, probabilmente il suo ex marito.

— Francesco… mi dispiace che sia finita così.

— Non dispiacetevi. Avevo dei sospetti da tempo, mi mancava soltanto una prova concreta. Quella prova, in un certo senso, me l’avete consegnata voi.

Amore o Soldi