“Te lo ricordi o la tua memoria funziona come il menù di una trattoria scadente, dove scegli solo quello che ti conviene?” disse Giulia con sarcasmo, fissando Alessandro

Un atto intollerabile, egoista e profondamente ingiusto.
Storie

quando una persona non ha niente da tenere nascosto, non si mette a urlare. Passa il numero e continua a bere il suo succo come se nulla fosse. Tu, invece, in questo momento sembri un gatto sorpreso sul tavolo con il pesce tra i denti: l’ha già ingoiato, ma non riesce più a fare la faccia innocente.

Alessandro rimase senza parole. Giulia annuì appena, come se quella reazione le bastasse.

— Va bene. È tardi. I bambini sono sfiniti. Gli preparo il divano in soggiorno. Domani, però, riprendiamo il discorso.

La notte fu un tormento. Giulia restò sveglia con gli occhi spalancati, fissando il buio, mentre nella mente le tornavano le parole che Sara De Santis, la sua amica, le aveva detto un anno prima.

“Preparati a una sorpresa, e credimi, non ti piacerà. A mia sorella Beatrice Barbieri è successa la stessa cosa: separata, figlio con lei, ma appena può lo scarica all’ex marito. Non per un giorno: per settimane, perfino per mesi. Però gli alimenti li pretende puntuale. Alla fine il suo ex si è trasferito in un’altra città pur di non impazzire.”

Allora Giulia aveva liquidato tutto con un gesto della mano. Sara esagerava sempre, vedeva drammi ovunque. E invece, adesso, ogni singola frase le suonava come una profezia.

Al mattino Alessandro cominciò a prepararsi in fretta.

— Devo uscire. Ho delle cose da fare.

— Naturalmente. Tu hai sempre delle cose da fare. Soprattutto il sabato.

— Ricominci?

— Non ho ancora nemmeno cominciato. Vai pure. Ai bambini penso io. Come al solito.

Lui se ne andò. Giulia attese venti minuti, poi vestì i gemelli e li accompagnò da Margherita De Santis.

La suocera aprì la porta, vide i nipotini e capì tutto senza bisogno di spiegazioni.

— Entrate, tesori miei. La nonna vi prepara le crêpes.

I bambini corsero dentro. Margherita, invece, trattenne Giulia per un braccio.

— Giulia, perdonalo. Non so che cosa gli stia prendendo. Mente anche a me.

— Margherita, mi serve l’indirizzo preciso di Silvia Ferrara. Mi aveva detto la via, ma il numero civico e l’appartamento?

— Via dei Pini, quattordici, interno quarantuno. Giulia, ti prego, non fare nulla sull’onda della rabbia.

— Non sto agendo d’impulso. Sto incidendo con precisione. Come un chirurgo.

Giulia raggiunse quell’indirizzo. Portone, quarto piano, porta con il numero quarantuno. Suonò. Si sentirono passi. Poi lo scatto della serratura.

Ad aprire fu Alessandro.

Un secondo. Due. Tre. Il suo volto si allungò, la bocca gli restò socchiusa e gli occhi cominciarono a muoversi in ogni direzione, proprio come quelli di chi è stato colto nella bugia più evidente del mondo.

Giulia lo fissò in silenzio. Poi guardò oltre la sua spalla: un impermeabile da donna appeso all’ingresso, un paio di pantofole femminili. Infine tornò a posare gli occhi su di lui.

Non disse niente. Si voltò e scese le scale.

— Giulia! Aspetta! Non è come pensi… Le stavo solo dando una mano! Perdeva il rubinetto, mi ha chiamato e sono venuto!

La sua voce le correva dietro, rimbalzando contro le pareti del vano scale. Giulia non si girò. Uscì nel cortile, inspirò a fondo e tirò fuori il telefono.

La prima telefonata fu a un fabbro.

— Buongiorno. Devo sostituire la serratura della porta d’ingresso. Le detto l’indirizzo. Tra un’ora può essere qui? Perfetto.

La seconda chiamata fu a una ditta di traslochi.

— Salve. Mi servono due uomini per smontare e portare via alcune cose. Non è molto: un paio di sacchi di vestiti, una scrivania, una poltrona. L’indirizzo di consegna è diverso. Sì, si fa tutto in un unico viaggio.

Giulia camminava lungo il marciapiede a passo rapido. Ormai le era tutto chiaro. Silvia Ferrara aveva mollato i figli ad Alessandro, o meglio a Giulia, per liberare casa e incontrare l’ex marito indisturbata. Uno schema fin troppo banale: i bambini da una parte, l’amante dall’altra.

Solo che Silvia aveva un marito legittimo: Francesco Fontana. Margherita De Santis aveva fatto quel nome. E Giulia sapeva già quale sarebbe stata la prossima mossa.

Quando arrivò sotto casa, il fabbro era già davanti al portone con la valigetta degli attrezzi. I traslocatori si presentarono un quarto d’ora dopo. Giulia aprì l’appartamento e, con calma quasi chirurgica, senza agitarsi né perdere tempo, cominciò a raccogliere le cose di Alessandro.

Il giaccone invernale. Gli scarponi. Tre ripiani di libri. La scrivania dello studio, la poltrona letto, due sacchi di abiti. Le cose dei bambini, invece, le sistemò con cura in buste separate. I giocattoli.

Amore o Soldi