E impedirle di venire era fuori discussione: in fondo era pur sempre sua sorella, e i bambini non avevano colpe.
— Potremmo semplicemente smettere di rispondere — propose Giulia Gentile, con un tono più fermo del solito. — Prima o poi capirà che non può comportarsi così.
Alessandro Leone fece una smorfia.
— Sembrerà una ripicca da bambini.
— E quello che fa lei, allora? — ribatté Giulia. — Elena Bianco è una donna adulta, ma si comporta come una bambina viziata convinta che tutti le debbano qualcosa.
Alessandro non poté darle torto. Sua sorella si era abituata all’idea che i parenti fossero tenuti a nutrirla, intrattenerla, sopportare i suoi capricci e adattarsi ai suoi comodi. La cosa peggiore, però, era un’altra: Elena sembrava davvero incapace di rendersi conto di quanto fosse scorretto il suo modo di fare.
Una settimana più tardi, il telefono squillò di nuovo.
— Ale, ciao! Come state? — trillò Elena dall’altra parte. — Siamo stati benissimo lo scorso fine settimana! I bambini parlano ancora della grigliata. Che dici, sabato prossimo possiamo tornare?
Alessandro alzò gli occhi verso Giulia. Lei, senza esitazione, scosse la testa con decisione. Lui rimase immobile per un istante, poi interruppe la chiamata.
— Sta richiamando — disse subito dopo, guardando lo schermo illuminarsi di nuovo. Poi spense il telefono.
— Non rispondere — gli chiese Giulia. — Deve capire che questa volta non stiamo scherzando.
Elena insistette ancora per un po’. Prima chiamò più volte, poi passò ai messaggi: “Ale, che succede? Perché non mi rispondi?” Poco dopo ne arrivò un altro: “È Giulia che non vuole? Ma ci siamo divertiti così tanto!” Infine scrisse: “Vi siete offesi perché ho portato via gli avanzi? Ma sarebbero andati sprecati!”
Alessandro e Giulia non replicarono. Sapevano entrambi che provare a spiegare sarebbe servito a poco. Elena non riusciva proprio a comprendere che mettere a disagio i parenti, approfittare della loro ospitalità e uscirne perfino con qualcosa in più non fosse un comportamento accettabile.
Passò un mese. Elena non telefonò più. Ogni tanto Alessandro si chiedeva se non fossero stati troppo duri con lei. Poi, però, gli tornavano in mente tutti quegli anni: le visite continue, il frigorifero svuotato, i programmi saltati, i fine settimana trasformati in giornate di servizio per ospiti mai davvero invitati. E allora si convinceva che, certe volte, l’unico modo per fermare un comportamento sbagliato fosse impedirgli semplicemente di continuare.
Giulia non sobbalzava più al suono del campanello durante il weekend. Alessandro poteva lavorare tranquillo al computer senza temere che, da un momento all’altro, qualcuno comparisse sulla soglia pretendendo attenzioni, cibo e compagnia. La loro casa in campagna tornò a essere un rifugio per riposare, non una mensa gratuita a disposizione dei parenti.
A volte Alessandro pensava che forse avrebbero potuto trovare una soluzione meno drastica. Ma bastava ricordare l’ultima visita di Elena, il modo in cui aveva infilato nei sacchetti i resti di quel formaggio costoso, come se fosse la cosa più naturale del mondo, e ogni dubbio si attenuava. Alcune persone non si correggono, per quanto si provi a parlare con loro. A quel punto resta solo una possibilità: proteggere la propria vita e non permettere che qualcuno calpesti continuamente la tua serenità.
L’estate stava ormai finendo. Le sere sulla veranda diventavano più fresche, e loro se le godevano in silenzio, assaporando quella calma ritrovata. Nessuno li avrebbe interrotti chiedendo di essere sfamato, servito, intrattenuto. Ogni tanto, certo, una vena di tristezza affiorava: faceva male pensare che un rapporto familiare potesse ridursi a quel punto. Ma entrambi sapevano che il rispetto dei confini altrui è la base di qualunque legame sano. E se una persona non vuole o non sa capirlo, forse l’unica scelta ragionevole è prendere le distanze.
In autunno, mentre chiudevano la casa in campagna per l’inverno, Giulia trovò in un armadietto una scatola di biscotti costosi. Elena l’aveva portata molto tempo prima “come pensiero”, ma poi se n’era dimenticata lì.
— Guarda — disse Giulia, mostrandola ad Alessandro. — L’unica cosa che abbia lasciato in tutti questi anni.
Lui sorrise con un’ombra di malinconia.
— Probabilmente l’ha solo dimenticata. Se se ne fosse ricordata, se la sarebbe portata via di sicuro.
Risero entrambi, e quel riso rese tutto un po’ più leggero. I confini erano stati tracciati, la pace era tornata, e davanti a loro c’era un inverno tranquillo, senza visite inattese e senza nuove pretese sulla loro ospitalità.
