“Ancora? Ma è stata qui anche lo scorso fine settimana,” brontolò Alessandro, chiudendo il portatile e cercando di difendere la sua quiete

La quiete preziosa era rovinata dall'invadente allegria.
Storie

mise da parte i documenti che non era riuscito nemmeno a sfogliare e accompagnò il nipote verso il capanno degli attrezzi. Giulia Gentile, intanto, raccoglieva ciò che i bambini avevano lasciato in giro, facendo mentalmente il conto di quanto avessero mangiato e stupendosi, come ogni volta, della quantità di disordine che riuscivano a creare in poche ore.

La sera, quando Elena Bianco finalmente accennò a prepararsi per tornare a casa, Giulia non riuscì più a trattenersi.

— Elena, forse dovremmo metterci d’accordo prima delle visite, non credi? Noi veniamo qui anche per lavorare un po’ e riposarci, non per fare da animatori ogni fine settimana.

Il viso di Elena si irrigidì all’istante. Nei suoi occhi comparve quella tipica espressione ferita che usava quando voleva far sentire gli altri in colpa.

— Ah, quindi è così? Vi diamo fastidio? Io pensavo che, essendo famiglia, fossimo sempre i benvenuti. Alessandro, hai sentito che cosa dice tua moglie?

Alessandro Leone si ritrovò stretto tra le due, senza sapere da che parte guardare.

— Giulia, dai… Elena, certo che ci fa piacere vedervi. Però, magari, avvisare prima qualche volta non sarebbe male…

— Ma per favore! — sbottò Elena, scaldandosi subito. — Non veniamo mica a mani vuote! E poi i bambini sono educatissimi, non combinano disastri.

Giulia dovette fare uno sforzo per non riderle in faccia. Quei bambini “educatissimi” avevano già rotto una tazza, scarabocchiato il tavolo con un pennarello e trasformato il bagno in una piccola piscina.

— Il punto non sono i bambini — spiegò con tutta la calma che le restava. — Il punto è che anche noi abbiamo programmi, tempi, una vita nostra. E, sinceramente, mi piacerebbe che ogni tanto portassi qualcosa anche tu: dei biscotti per il tè, un po’ di frutta per i piccoli. Ogni volta prepariamo da mangiare per tutti e poi ci resta anche da rimettere a posto.

Elena gonfiò le guance, offesa come se le avessero fatto il torto più grave del mondo.

— Bene, scusaci tanto se siamo dei parassiti! Non sapevo che per vedere il proprio fratello bisognasse pagare il biglietto.

— Non esagerare — intervenne Alessandro, stanco. — Non si tratta di soldi. Si tratta solo di…

— Ho capito benissimo! — lo interruppe lei, secca. — Non vi disturberemo più.

Radunò Aurora Sala e Lorenzo Catalano in fretta e furia, poi salì in macchina e se ne andò sbattendo lo sportello con ostentazione. Ad Alessandro e Giulia non rimase che sistemare ciò che restava della visita: asciugamani fradici, giocattoli sparsi ovunque, piatti sporchi e briciole dappertutto.

— Secondo te ha capito? — domandò Alessandro, raccogliendo alcuni libretti per bambini dal pavimento.

— Ne dubito — sospirò Giulia. — Però magari avremo almeno due settimane di pace.

Ne passarono quasi tre prima che Elena si facesse viva. Telefonò ad Alessandro con una voce morbida, conciliante, ma attraversata da una punta di risentimento studiato.

— Ale, ciao. Come state? Tutto bene con la salute?

— Tutto normale — rispose lui con prudenza. — E voi?

— Bene, bene. Senti… pensavamo: possiamo venire nel fine settimana? I bambini sentono tantissimo la mancanza della casa in campagna. Continuano a chiedere quando torniamo dagli zii.

Alessandro guardò Giulia, che scosse la testa in modo fin troppo eloquente.

— Elena, veramente noi avevamo…

— Questa volta portiamo qualcosa, promesso! — si affrettò a dire lei. — Compro qualche cosa di buono, porto la frutta per i bambini. Te lo giuro, saremo bravissimi.

Giulia, sentendo quelle parole, esitò e poi fece un piccolo cenno di assenso. Forse sua cognata aveva davvero riflettuto. Forse, almeno per una volta, le cose sarebbero andate diversamente.

— Va bene — cedette Alessandro. — Venite sabato verso l’ora di pranzo.

— Grazie, tesoro! Siamo felicissimi. A sabato!

Il sabato Elena arrivò con una borsa capiente, dalla quale estrasse con aria solenne un pezzo di formaggio costoso, un sacchetto di pesche e alcune confezioni di succo per i bambini.

— Ecco qua, come promesso! — annunciò, fiera. — Il formaggio è quasi francese, in negozio me l’hanno decantato tantissimo. E guardate che meraviglia queste pesche!

Giulia rimase piacevolmente sorpresa. Il formaggio aveva davvero un aspetto invitante, le pesche profumavano d’estate e Aurora e Lorenzo accolsero i succhi con entusiasmo.

— Grazie, Elena — disse con sincerità. — È stato un pensiero molto carino.

— Ma figurati, siamo pur sempre una famiglia! — rispose Elena.

Amore o Soldi