Giulia Gentile era ferma sulla veranda della casa in campagna e seguiva con lo sguardo la sagoma familiare che avanzava dal cancelletto lungo il sentiero tortuoso. Elena Bianco arrivava, come al solito, carica di una borsa enorme da cui spuntavano giochi, asciugamani e perfino un salvagente gonfiabile. Dietro di lei trotterellavano Aurora Sala, otto anni, e Lorenzo Catalano, cinque, che non avevano ancora messo piede in casa e già discutevano ad alta voce su cosa avrebbero fatto quel giorno.
— Di nuovo, — sospirò Giulia, scostandosi dalla finestra. — Alessandro, è arrivata tua sorella.
Alessandro Leone sollevò gli occhi dal portatile. Da quasi tre ore stava chino su alcuni documenti di lavoro, cercando di approfittare del silenzio della campagna. Per lui quella casa non era tanto un luogo di vacanza, quanto un rifugio dove riuscire a concentrarsi lontano dal rumore della città. O almeno così avrebbe dovuto essere, se le visite di Elena non avessero interrotto regolarmente ogni parvenza di quiete.
— Ancora? Ma è stata qui anche lo scorso fine settimana, — brontolò, salvando il file e chiudendo il computer.
Un attimo dopo risuonò il solito bussare alla porta: due colpi brevi, uno lungo, poi ancora due brevi. Impossibile sbagliarsi, era la firma personale di Elena.

— Ciao, miei cari! — esclamò lei, irrompendo in casa come una raffica d’estate e riempiendo subito le stanze con la sua voce squillante. — Bambini, salutate lo zio e la zia!
Aurora e Lorenzo obbedirono, dando un bacio rapido sulle guance dei parenti, poi si lanciarono a perlustrare l’abitazione come se non l’avessero mai vista prima, benché ci fossero stati appena una settimana prima.
— Allora, come state? Il lavoro? Tutto bene? — Elena si guardava già intorno, valutando dove sistemare borse e cose. — In città si muore dal caldo, non si respira proprio! Qui invece è un paradiso: aria pulita, silenzio, spazio. Non vi disturbiamo a lungo, eh. Un bagnetto, qualcosa da mangiare e poi andiamo. I bambini insistevano così tanto per venire in campagna!
Giulia rimase in silenzio, osservando quella scena ormai fin troppo nota. Elena diceva sempre che si sarebbe fermata “solo un attimo”, ma alla fine restava fino a sera, se non addirittura per la notte. Ogni volta saltava fuori una scusa: i bambini erano stanchi, era troppo tardi per rimettersi in strada, oppure “ormai tanto valeva restare”.
— Elena, magari la prossima volta potresti telefonare prima? — azzardò Giulia con cautela. — Potremmo avere impegni, oppure decidere di uscire.
— Ma figurati, quali impegni! — rispose Elena con un gesto della mano, come se la questione non esistesse. — Siamo famiglia! Aurora, Lorenzo, non toccate le carte dello zio!
Ma i bambini si erano già installati in salotto. In pochi minuti il pavimento fu invaso da giocattoli. Lorenzo accese il televisore a volume altissimo, mentre Aurora cominciò ad aprire i cassetti del comò con curiosità disinvolta.
— Zia Giulia, avete qualcosa di buono? — domandò la bambina, dirigendosi senza esitazione verso il frigorifero.
— Certo, tesoro, — rispose Giulia.
Aprì il frigo e tirò fuori yogurt, frutta e succo. In fondo sapeva bene che i bambini non avevano colpa dell’invadenza della madre; eppure, visita dopo visita, l’irritazione le si accumulava dentro come polvere negli angoli.
Nel frattempo Elena si era già infilata il costume e si era accomodata su un lettino accanto alla piscina. Di tanto in tanto gridava qualcosa ai figli, che sguazzavano nell’acqua schizzando ovunque. Alessandro provò a rimettersi al lavoro, ma fu inutile: i bambini strillavano, Elena parlava al telefono a voce piena e raccontava alle amiche del suo “splendido relax in campagna”, come se fosse ospite in una villa prenotata per le vacanze.
A pranzo Giulia preparò un’insalata semplice e scaldò la zuppa del giorno prima. Elena mangiò con entusiasmo e non mancò di lodare tutto, ma subito dopo iniziò a spiegare come lei cucinasse lo stesso piatto “in tutt’altro modo, con un ingrediente segreto”. Aurora e Lorenzo divorarono la loro porzione con appetito, lasciando briciole, macchie e piatti sporchi senza nemmeno pensare di sparecchiare.
— Alessandro caro, per caso hai degli attrezzi? — chiese Elena, già pronta a inventare un’altra occupazione. — Lorenzo ha una voglia matta di riparare o costruire qualcosa. Sta crescendo proprio con le mani d’oro, il mio ometto!
Alessandro fece un lungo sospiro e capì che anche quel pomeriggio di lavoro era ormai compromesso.
