Paola rimase con le labbra socchiuse. In un istante, tutta la sua aria battagliera si dissolse.
— Tu… tu hai tolto i soldi dal conto comune?
— La mia parte, Paola Bertolini. Solo la mia. Guadagnata onestamente.
Valentina Gentile la fissò con uno sguardo così freddo che la donna, senza volerlo, fece un passo indietro.
— E noi, allora?
Sul viso di Riccardo Sala comparvero chiazze rosse. Si precipitò verso la moglie e tentò di strapparle di mano le ricevute, ma Valentina le infilò con calma nello zaino.
— Voi partite lo stesso. Proprio come avevate programmato.
La sua voce era piatta, priva di tremore.
— La camera è ottima, matrimoniale. Il mare sarà caldo. Le articolazioni potranno riposarsi. Mangerete gelati, granite, quello che volete. Nessuno vi starà tra i piedi. Nessuno da seguire, nessun cappellino da mettere in testa. La vacanza perfetta per un uomo adulto e sua madre.
— Valentina, torna qui subito!
Riccardo alzò la voce. Le persone in fila cominciarono a guardarli senza più fingere discrezione.
— Il pacchetto era per tre! Per te abbiamo pagato!
— Allora chiedi il rimborso al tour operator. Oppure vi godete in due una stanza pagata anche meglio. Con tutti i comfort.
Valentina si voltò verso il figlio.
— Andiamo, Andrea. Dobbiamo ancora passare i controlli.
— Ehi!
Riccardo si girò di scatto verso la madre. La rabbia gli deformava i lineamenti.
— Sei stata tu a rovinarmi mia moglie, mamma!
Agitò le braccia, fuori di sé.
— Te l’avevo detto che avrebbe fatto una scenata! Te l’avevo detto che non dovevamo cambiare tutto di nascosto! È stata una tua idea!
Paola Bertolini si irrigidì, offesa e furiosa.
— Ah, adesso sarebbe colpa mia?
Gli puntò un dito contro.
— Sei stato tu a dire che non se ne sarebbe accorta fino alla partenza! Tu hai detto: “La mettiamo davanti al fatto compiuto e non potrà più tirarsi indietro”. Sei un burattino, Riccardo, non un uomo. Tua moglie ti calpesta come uno zerbino!
Valentina non rimase ad ascoltare chi dei due avesse partorito quel piano geniale. Si limitò a prendere Andrea per mano e ad allontanarsi.
Alle sue spalle, per un bel po’, continuarono ad arrivare le urla soffocate di Paola e le giustificazioni di Riccardo. Litigavano accanto al banco del check-in, incuranti del brusio irritato della fila.
Due settimane dopo, Valentina era distesa su una sdraio di plastica e osservava Andrea costruire un enorme castello con la sabbia bagnata.
Il mare accarezzava piano i sassolini della riva. Il sole scendeva verso l’orizzonte, tingendo l’acqua di rosa.
Il telefono, posato sul tavolino, vibrò appena. Era arrivato un altro messaggio di Riccardo. Il quinto della giornata.
«Vale, siamo rientrati. Parliamone. Mia madre mi ha consumato il cervello, la vacanza è stata un disastro. Torna a casa, dobbiamo capire come andare avanti.»
Valentina eliminò la notifica senza nemmeno aprire la chat.
Prese il bicchiere freddo di succo, chiuse gli occhi e inspirò a fondo l’aria salmastra. Il castello di sabbia stava venendo benissimo. E lei, da discutere, non aveva proprio più niente.
