“Tu hai sempre quella faccia, come se avessi commesso chissà quale delitto!” esclamò nervoso e spinse via con un calcio la macchinina del bambino

Un gesto egoista, una fiducia gravemente tradita.
Storie

portalo di qua e di là. Altro che riposo. Riccardo Sala ha bisogno di staccare davvero: si ammazza di lavoro, mantiene la famiglia. Gli serve una compagnia normale, non qualcuno che lo costringa a correre dietro a un moccioso sulla spiaggia.

Valentina Gentile spostò lentamente gli occhi dalla suocera al marito. Riccardo Sala se ne stava lì, con le spalle appena curve, ma con l’espressione di chi si sente coperto da un esercito alle proprie spalle.

— E quando pensavate di dirmelo?

Chiuse con calma la zip dello zainetto di suo figlio.

— Domani, direttamente in aeroporto? Davanti al banco del check-in? “Sorpresa, Valentina Gentile, partiamo senza nostro figlio. Chiama tua madre e falle venire a prendere Andrea Bianco di corsa”?

Sul volto di Riccardo Sala comparvero chiazze rosse. Detestava quando la moglie parlava in quel modo: a bassa voce, senza alzare i toni, ma con parole capaci di inchiodarlo al pavimento.

— Ma che importa quando! — sbottò, agitando una mano. — L’importante è che la questione sia chiusa. Mia madre viene con noi. Punto. Sono io l’uomo di casa e ho deciso. Non metterti a fare scenate.

— Non sto facendo nessuna scenata.

Valentina Gentile si infilò lo zaino su una spalla.

— Andrea Bianco, vestiti!

Dalla cameretta spuntò un bambino di sette anni, trascinandosi dietro un aeroplanino giocattolo appena comprato.

— Mamma, partiamo già?

— Sì, tesoro. Mettiti le scarpe da ginnastica.

Paola Bertolini fece schioccare la lingua, contrariata.

— Ma dove lo portate a quest’ora? Il volo è domattina. Lasciatelo dormire.

— Andiamo adesso — rispose Valentina Gentile, asciutta.

Riccardo Sala sbatté le palpebre, confuso. Tutta quella sua decisione virile sembrò evaporare in un istante.

— Vale, ma che ti è saltato in mente? Dove vuoi andare adesso? Perché?

— Da mia madre.

Valentina Gentile si mise il giubbotto con un gesto tranquillo.

— Visto che Andrea Bianco deve passare l’estate in campagna, lo accompagno subito. Domani partirò da lì e verrò direttamente in aeroporto. Ci vediamo al terminal.

Riccardo Sala tirò un sospiro di sollievo. Si era aspettato una lite furibonda, piatti rotti, urla, magari anche la parola “separazione” lanciata in mezzo alla stanza. Invece no: quella calma lo rassicurò. Sua moglie aveva protestato un po’ e poi, come sempre, si era piegata.

— Va bene, allora.

Provò perfino ad abbozzare un sorriso.

— Vedi, mamma? Te l’avevo detto che Valentina Gentile è una donna intelligente, capisce le cose. Vai pure, Vale. Guida piano. Domani alle otto davanti ai banchi del check-in.

— Certamente — rispose lei, richiudendosi la porta alle spalle.

La grande hall dell’aeroporto brulicava di voci e passi. Correnti d’aria scivolavano tra le file dei passeggeri, mentre trolley e valigie rotolavano in ogni direzione. Riccardo Sala lanciava occhiate sempre più nervose al tabellone elettronico.

Accanto a lui, appoggiata al manico di un borsone da viaggio nuovo di zecca, stava Paola Bertolini. Indossava una camicia di lino chiara e un cappello a tesa larga che la faceva somigliare a un grosso fungo porcino.

— Ma dove si è cacciata?

Riccardo Sala controllò il telefono per l’ennesima volta.

— Il check-in è già aperto. Finiremo in fondo alla fila.

— Oh, con lei è sempre la solita storia.

Amore o Soldi